sabato 5 marzo 2022

nei momenti difficili ci vuole coraggio e fiducia nei propri ideali

 Prima la crisi economica, poi la pandemia, adesso la guerra in Ucraina: non eravamo abituati ad essere toccati personalmente e tanto a lungo da problematiche così radicali, per cui rischiamo di perdere la progettualità, la creatività e la speranza nel futuro. L'incertezza rischia di dominarci e deprimerci.

In questo scenario, cosa si può fare per non perdere l'equilibrio? A cosa ci si può attaccare per non cadere preda dell'angoscia e del panico?

Ci spaventano soprattutto le cose che non abbiamo la possibilità di risolvere personalmente. Sui problemi che riguardano tutta l'umanità non abbiamo possibilità di un intervento personale risolutivo immediato, per cui è possibile che ci possa cogliere un senso di impotenza e frustrazione. La soluzione non sta certo nel disinteressarci del sociale e del politico, ma nel rimanere  consapevoli che il nostro contributo personale diretto alle vicende collettive è limitato e non immediatamente determinante. Se non teniamo bene in conto ciò, rischiamo di deprimerci, di fare entrare tutto il male del mondo dentro di noi per poi sentirci perduti. Invece il mondo ha bisogno che ciascuno di noi continui a credere nei valori che riteniamo essenziali e che cerchi di difenderli con forza, altrimenti non serviamo a nulla e non contribuiamo a migliorare le cose.

Per relazionarci sanamente con il mondo, anche coi suoi aspetti più problematici, dobbiamo rimanere integri, non farci distruggere dalle cattive notizie. I carri armati di Putin che scorrazzano in Ucraina non devono distruggerci moralmente: dobbiamo rimanere saldi nei nostri principi, come saldi sono i cittadini ucraini che lottano contro chi li sta invadendo. Abbiamo la fortuna di non essere sotto tiro fisicamente, cerchiamo di mantenere intatta la nostra forza morale e di non farci abbattere dalla paura.

La vita non è un gioco di bimbi, il mondo reale non è quello del Mulino Bianco, vediamo di non spaventarci troppo se oltre ai genitori che ci amano e ci coccolano scopriamo che esiste anche il lupo cattivo che vorrebbe mangiarci e, come insegna una famosa fiaba, diamoci da fare per costruirci una casa fatta di mattoni e non di paglia o fango. 

Se ce ne eravamo dimenticati, ricordiamoci che i lupi cattivi sono sempre esistiti e sempre esisteranno.

Abbiamo una grande responsabilità individuale che richiede massima fermezza e intatta fiducia nei nostri ideali. Superiamo le paure, i piagnistei e le mollezze. La vita è anche dura e richiede coraggio. Cerchiamo di prenderci cura innanzitutto di noi stessi: dobbiamo rimanere efficienti per contrastare al meglio il male. Non è egoismo o egocentrismo, è prendersi cura di sé per poter essere meglio in grado di aiutare gli altri e il mondo intero ad andare meglio.

La lotta per la vittoria del bene si è sempre combattuta innanzitutto così: mantenendosi efficienti fisicamente e psicologicamente. 

Il male si combatte facendo il bene, dicono gli antichi libri sapienziali. 

Mentre un esercito fiacco e demotivato verrà spazzato via facilmente e in poco tempo, l'indignazione e la forza morale di opporsi a ciò che riteniamo profondamente ingiusto potranno guidare il nostro agire e ci daranno energia, innalzando la barriera più alta che potremo erigere personalmente per difendere il nostro desiderio di avere una vita libera e felice insieme agli altri.

 

sabato 15 gennaio 2022

la psicoterapia con gli adolescenti

 


Lavorare con gli adolescenti è molto coinvolgente e delicato.

L'adolescenza è uno dei momenti più importanti della vita, quello in cui il bruco si trasforma gradualmente in farfalla.
Poter essere d'aiuto in questo momento cruciale di transizione è molto appagante. E' un periodo della vita in cui l'esistenza deve prendere una qualche forma e direzione e le conseguenze delle scelte fatte in quel periodo incideranno fortemente sugli anni successivi.
Molte volte noi adulti scopriamo tardivamente che non abbiamo vissuto compiutamente la fase adolescenziale e dobbiamo ricordarci di come eravamo allora, per attingere energie che poi abbiamo perduto per strada, o per coccolare e amare quell'adolescente che siamo stati, che tanto ha sofferto per mille ragioni e che è ancora vivo dentro di noi.

Chi non ha, almeno una volta, da adolescente, pensato alla possibilità di farla finita con la vita? Non sono tanti coloro che possono dire di avere avuto una adolescenza felice e serena.
Da adolescenti ci sono tante cose che non si sanno, che non si sono mai vissute e che è necessario sperimentare, passarci in mezzo, per crescere. A volte gli adolescenti si mettono la maschera della spavalderia e della sfrontatezza, ma spesso è semplicemente per dissimulare paure e timori.
A volte la timidezza li blocca e impedisce loro di andare oltre.

Il problema fondamentale degli adolescenti è diventare consapevoli della propria identità e avere il coraggio di viverla nei rapporti con gli altri. Poiché ciò spesso non è per niente facile, assumono identità collettive: seguono mode e diventano parte di gruppi, di bande, di compagnie, al cui interno si sentono rassicurati e accomunati da valori condivisi.
Nel tempo ho realizzato che i fattori che favoriscono un buon lavoro con gli adolescenti sono:
- il prenderli sul serio in tutto e per tutto senza avere con loro comportamenti paternalistici;
- far loro sentire che ti prendi davvero a cuore la loro situazione, che sei davvero coinvolto emotivamente con loro e che ti interessa davvero sapere cosa pensano e cosa sentono;
- ascoltarli davvero e non cercare di dare risposte o ricette affrettate;
- avere un rapporto rispettoso ed empatico e non assumere l'atteggiamento del terapeuta tecnico e distaccato.

Se un ragazzo chiede di andare da uno psicologo, secondo me bisognerebbe cercare di assecondarlo, perché è probabile che qualche problema ce l'abbia davvero. Se invece siamo noi genitori a pensare che dovrebbe andarci, ma lui non vuole assolutamente, la situazione è delicata.
A me è capitato di vedere ragazzi trascinati lì a forza dai genitori, che mi hanno semplicemente detto che erano i genitori ad avere dei problemi e, attraverso i loro racconti, spesso mi hanno convinto che avevano ragione!

Se si riesce a stabilire una buona relazione terapeutica con un adolescente, si diventa partecipi di un mondo affascinante, pieno di emozioni e sentimenti purissimi e a volte contrastanti, oltre che di paure e timori che spesso vengono vissuti come sovrastanti e quasi impossibili da affrontare. E' come andare  sulle montagne russe o fare un viaggio in terre primordiali come l'Islanda, piena di geyser che spruzzano acqua bollente vicino a grandi e freddi ghiacciai: il fascino della vita e delle sue contraddizioni allo stato nascente.  

domenica 2 gennaio 2022

buon anno!


Ho cercato un immagine che rappresentasse i miei auguri di buon 2022 per voi tutti e ho scelto questa.

A me parla di una parte bambina, che dobbiamo salvare ad ogni costo dentro di noi, collegata al tema del nuovo, del cambiamento e della trasformazione. 

Nell'immagine, il bambino e la bambina camminano gioiosamente insieme sotto un ombrello protettivo di colore rosso vivo (che contrasta con il bianco della fredda neve e ricorda la passione, il piacere di vivere e stare insieme) e guardano stupiti la mamma cerbiatta col suo piccolo appena nato. Insomma, mi verrebbe da dire che anche se l'ambiente che ci circonda è freddo, possiamo trovare riparo nei sentimenti e nelle buone relazioni con gli altri.   

Ovviamente è bene che questa parte bambina dentro di noi coesista con la nostra parte ragionevole, adulta e matura. Sono certo che queste due parti non sono incompatibili, anzi, credo che, se hanno una buona relazione tra loro, possono favorire il nostro benessere quotidiano.

Buon 2022!


   

domenica 26 dicembre 2021

il sonno della ragione genera mostri

Il sonno della ragione genera mostri - Francisco Goya - 1797

La cosa che mi preoccupa di più per il 2022 e per gli anni successivi non è la pandemia, che pure è un problema molto grande. A mio avviso esiste un problema psichico che è sempre più diffuso e che è potenzialmente in grado di minare alla radice il nostro modo di vivere le relazioni con gli altri.
Questo problema si chiama paranoia
La paranoia è una spinta interiore che ci obbliga a vivere chi è diverso da noi come un nemico da eliminare, da togliere di mezzo ad ogni costo. La paranoia è il motivo per cui nascono le guerre più atroci, gli sterminii sistematici di persone, di un'etnia o di una religione diversa, ma anche l'odio assoluto per il vicino di casa o per chi ci taglia la strada in automobile. 
Il nemico di turno viene vissuto come il colpevole dei mali che ci affliggono. Col paranoico il dialogo è impossibile perchè la sua certezza nella bontà delle proprie ragioni è blindata, inaccattabile, inscalfibile, anche se gli citiamo dati reali, verità concrete.
Tutti abbiamo dentro di noi un certo livello di paranoia, ma per fortuna la maggior parte di noi riesce a tenerlo sotto controllo.
Questa patologia individuale può diventare collettiva e questo è un gravissimo problema. Il sonno della ragione genera mostri disse Francisco Goya, che così intitolò una sua famosissima opera. Si potrebbe riferire alla paranoia una famosa frase di Marx: Uno spettro si aggira per l'Europa, estendendo il concetto a tutto il nostro mondo.
Credo che sia importante per tutti conoscere cosa è la paranoia perchè conoscere le cose è il modo migliore per difendersene; per questo vi metto qui sotto il link ad un articolo scritto da un mio amico e collega che in dieci pagine, con parole comprensibili a tutti descrive le cose più importanti che è necessario sapere sull'argomento. Provate a dargli un'occhiata.
Credo che se ci sforzeremo di tenere sufficientemente sotto controllo gli aspetti paranoici potenzialmente presenti in ciascuno di noi e a riconoscerli negli altri al fine di depotenziarli, contribuiremo a garantire a noi tutti la possibilità di continuare a vivere in un  mondo caratterizzato prevalentemente dal dialogo e dal rispetto dell'altro. Nel caso in cui gli aspetti paranoici dovessero disgraziatamente prendere il sopravvento, ci troveremmo nella difficoltà non solo di sconfiggere un virus, ma di vivere in un mondo in cui sia possibile godere felicemente di relazioni umane nutrienti e creative.







venerdì 17 dicembre 2021

lunedì 13 dicembre 2021

giustizia esistenziale

La scorsa settimana stavo parlando con una collega dell'atteggiamento emotivo che ho in generale con tutti i miei pazienti. Le dicevo del mio profondo dispiacere perchè molti di loro, soprattutto i più giovani, soffrono tanto per cause indipendenti dalla loro volontà, che non permettono loro di conoscere e vivere tutte le belle doti e caratteristiche che fanno parte della loro personalità.

La mia collega mi ha detto che spesso ha sentito in me come una sete di giustizia esistenziale. 

E' vero, mi sembra una definizione parecchio azzeccata. In realtà mi dispiace tantissimo che una persona non sia consapevole e non riesca a vivere tutto il bello che ha dentro di sè. Mi sembra una cosa davvero contro natura, un'ingiustizia, uno spreco, un po' come quando ci sono dei bambini che vengono maltrattati.

In certi momenti vorrei aggiustare le cose, far diventare la situazione più equa, vorrei essere il vendicatore buono che si butta dalla parte dei deboli per aiutarli a non subire più ingiuste prevaricazioni.

Non riesco a concepire il mio lavoro senza questa partecipazione emotiva.



mercoledì 8 dicembre 2021

il tema di italiano è terapeutico

 


Concordo totalmente con questo articolo scritto da Paola Mastrocola pubblicato sul quotidiano La Stampa, che ho trovato sul bellissimo blog di Andrea Sacchini Il blog di Andrea. C'è una profonda verità in queste parole che mi hanno fatto venire in mente tanti miei pazienti ventenni che conoscono poco o niente di chi sono veramente, di cosa c'è nella loro interiorità. Forse se avessero avuto la possibilità di scrivere più temi avrebbero potuto conoscere qualcosa di più della loro essenza.

Da almeno vent’anni quella particolare prova scolastica che si chiama tema viene criticata e osteggiata, anche da illustri intellettuali, nonché stravolta e snaturata da riforme, teorie e sperimentazioni varie. Ultimamente, prima dell’emergenza Covid, alla prova di italiano dell’esame di Stato si sottoponevano al candidato circa 8-10 pagine fotocopiate fitte: il testo di un autore, cui seguivano una serie di domande cui rispondere. Poi, con il Covid, il nulla. E ora gli studenti chiedono l’abolizione delle prove scritte. Il ministro, dice, riflette e ci farà sapere.

Chiaro che il tema è stato ucciso. Scrivere un tema non è leggere pagine di altri, più o meno riassumerle e incollarle, e rispondere a una batteria di domande: scrivere un tema è scrivere. Da soli e liberi. Senza griglie, schemi, istruzioni per l’uso e riassuntini premasticati. Fare un tema è quella particolarissima, e unica, attività che consiste nell’esprimere idee proprie, pensieri propri, sentimenti propri, in uno stile proprio. Esprimere. Bellissimo verbo, che viene dal latino ex-premere, premere fuori, premere per far uscire, estrarre. La capacità di espressione è semplicemente questo: saper usare le parole in modo che estraggano, il più esattamente possibile, quel che abbiamo dentro.

Possedere la capacità di esprimere pensieri e sentimenti mi pare importantissimo, per una semplice ragione: pensieri e sentimenti stanno normalmente nascosti in noi, come in uno scrigno chiuso; se non siamo capaci di tirarli fuori, nessuno li vedrà (nemmeno noi), e a quel punto diventerà persino inutile pensare e sentire. E credo che nessuno voglia un’umanità che vive tenendosi chiusi in sé i pensieri e i sentimenti. Saremmo scrigni ambulanti, il cui tesoro rimane per sempre sconosciuto. Fare un tema, per un ragazzo, è mostrare quanto ha studiato, quanto ha letto, meditato, capito del mondo intorno a lui; ma è anche, soprattutto, rivelarsi. Svelarsi, aprirsi (aprire lo scrigno), avere la preziosa possibilità di dire qualcosa di sé fuori dagli schemi. Esattamente quel che fa uno scrittore. Non è poco… (E mi dispiace che gli studenti che ora chiedono di abolire le prove scritte non vedano la bellezza di questa opportunità). Nessun’altra verifica, di nessun’altra disciplina, può fare altrettanto. Infatti il tema non è una verifica come le altre. Non userei mai la parola verifica, per un tema, tantomeno “verifica delle competenze” (se smettessimo di usare queste parole così piatte e deprimenti…!). Il tema mi è sempre parso una felice anomalia, un regalo extra che la scuola fa agli studenti, come dire va bene, ora fai pure le verifiche tecniche sacrosante, di matematica, latino e greco, informatica, chimica; ma prima di tutto fai un tema! Cioè, semplicemente, scrivi! Prenditi questa pausa dalla scuola, questo momento tutto tuo per dire quel che vuoi, quel che sei. Dovremmo chiamarla Scrittura, la prova di italiano, e neanche Prova di scrittura ma “Momento di scrittura”.

Credo che una scuola che abolisca il tema, e non lo preveda come prova finale alla maturità, sia una scuola che nega la libertà, che toglie ai ragazzi l’opportunità di esprimere i loro liberi pensieri.

Ma il tema prima di tutto dev’essere libero. Dobbiamo rimettere il tema nella scuola, e liberarlo. Che sia il più possibile privo di costrizioni. Niente griglie, niente schemi preconfezionati, niente risposte a domandine o test. Solo una breve e chiara indicazione dell’argomento: una riga, dieci righe, non di più, quel che una volta si chiamava il titolo. E poi il foglio bianco. Lo so che fa paura a tutti. È un po’ come quando affittiamo casa e la dobbiamo ammobiliare. Ci prende lo sconforto, non sappiamo quali mobili mettere e come disporli. Proviamo, riproviamo. Ma alla fine ci riusciamo, e quella è casa nostra. Il foglio bianco è fondamentale. Scrivere è avere sempre, di continuo, un foglio bianco davanti. È proprio questa la sfida: riempirlo. Se non è bianco, quel foglio, noi siamo inutili, pleonastici: cosa ci stiamo a fare davanti a un foglio che è già pieno?

Scrivere è la cosa migliore che possiamo augurare a un nostro allievo per il suo futuro: non perché diventi scrittore, ma perché, qualunque lavoro deciderà di fare, sia capace di scrivere, possa farlo ogni volta che lo vorrà.

Non è facile imparare a scrivere. Ci vuole tempo (più che corsi di scrittura creativa). Alle elementari non saremo tanto capaci di farlo, e forse nemmeno tanto alle medie. Ma alle superiori forse sì, e da adulti ancor di più. L’uso della parola cresce con noi. È come una pianta. Ma bisogna coltivarla. Bisogna che quell’uso diventi esercizio quasi quotidiano, negli anni, fin dalla più tenera età. È importante che la scuola faccia questo lavoro, che ci creda. Soprattutto oggi, che viviamo tutti irretiti dai social e pensiamo che mandare una battuta su Instagram sia scrivere. La scrittura ha bisogno di distendersi: in frasi, periodi e pagine, dove tutto sia collegato da un filo che si chiama ragionamento. Noi abbiamo spezzato i fili del ragionamento. La scuola deve aiutarci a riprenderli, invece di tagliare quei pochi fili che ci sono rimasti, per esempio abolendo le prove scritte.

Paola Mastrocola - La Stampa 8/12/2021

domenica 5 dicembre 2021

piacere e dovere


Quando ero bambino e non avevo voglia di studiare, mia madre spesso mi ripeteva un imperativo allora molto popolare: prima il dovere e poi il piacere! intendendo che prima avrei dovuto studiare e poi avrei potuto andare a giocare. Oggi non credo che questo modo di dire sia così diffuso.

In realtà, il rapporto tra dovere e piacere è una questione di fondo che interroga radicalmente la nostra esistenza. Mentre fino a cinquant'anni fa nella nostra società prevaleva il principio del dovere, ora domina quello del piacere: oggi si tende a pensare che si deve godere al massimo ogni istante della nostra vita presente e futura, spesso anche a costo di trascurare i bisogni degli altri. Credo però che l'idea di dover godere il più possibile per essere sempre felici non faccia vivere davvero meglio, perchè, in fondo, si tratta sempre di obbedire a un dovere assoluto.

Se il dovere o il piacere vengono considerati, disgiuntamente, come assoluti, cioè come "il modo unico" per essere felici, facilmente ci possono portare fuori strada. Ho visto molte persone che hanno rischiato di perdersi sia sotto il peso di un senso del dovere troppo forte che di una ricerca del piacere eccessiva e unilaterale. 

Da questo punto di vista, mi pare eccessivo sia  l'atteggiamento dei genitori che spingono i figli a dover sempre raggiungere il massimo dei voti, sia quello di chi non si pone seriamente il problema di far capire ai figli che non possono stare al mondo solo per divertirsi ma che a volte è necessario anche fare fatica.

Secondo me fare fatica, fare il proprio dovere, deve avere un senso compiuto per chi lo fa, altrimenti diventa solo una sterile imposizione-costrizione, come l'obbligo di andare a Messa solo per adempiere a un'abitudine, a una formalità. 

In generale, il dovere ha senso solo se nella nostra vita c'è uno spazio legittimo e adeguato anche per il piacere. Se il dovere è imposto come obbligo assoluto non ha senso; solo se viene relativizzato e accettato consapevolmente ha un senso e contribuisce al benessere e alla crescita umana e psicologica di una persona.

Anche il piacere di apparire e di godere, se non è scelto all'interno di un orizzonte di senso individuale ma è cercato in modo assoluto come un obbligo sociale, come proposto ossessivamente dalla pubblicità e dai mass-media, può generare una grande infelicità perchè capita a tutti, prima o poi, qualche problema, qualche momento di dubbio o di crisi. Idolatrando il piacere, si può diventare così refrattari alle frustrazioni, che un piccolo problema ci può deprimere pesantemente oppure un problema molto grande come, ad esempio, la proliferazione di un virus sconosciuto, può portare al terrore panico oppure alla negazione assoluta del problema.

Penso che il piacere e il dovere siano entrambi necessari e aiutino a vivere meglio, a patto che, almeno dall'età della ragione in poi, siano presi in considerazione entrambi con ragionevole consapevolezza. In particolare, credo che dovremmo cercare la nostra risposta individuale alla domanda di senso che il piacere e il dovere ci pongono, spesso congiuntamente, in ogni momento della nostra vita.

Relativizzare piacere e dovere può significare, ad esempio, amare il prossimo come noi stessi, cioè prendersi cura di sè (piacere) ma nello stesso tempo tenere presente anche il bene degli altri, cercando di tenere dei comportamenti che non li danneggino (dovere), con la consapevolezza che se tutti facessimo così, vivremmo sicuramente in un mondo con meno conflitti interpersonali e sociali e con più solidarietà. 

    


  

lunedì 15 novembre 2021

il valore umano degli insegnanti


Cosa sentiamo dentro quando veniamo a sapere, dopo tanti anni dalla fine della scuola, che un nostro insegnante delle scuole elementari, medie o superiori è morto? Cosa ricordiamo del tempo passato con lui a scuola? Ci viene in mente per prima cosa ciò che ci ha insegnato della sua materia o come era lui come persona e come professore?

Il valore più profondo di un insegnante, a mio parere, consiste, aldilà di ciò che insegna, nell'esperienza che abbiamo fatto di lui come persona. 

Credo che i giovani imparino a conoscere come sono gli adulti fuori dalla famiglia soprattutto attraverso l'esperienza del rapporto con i docenti. Osservando i professori, i ragazzi possono conoscere vizi e virtù degli adulti: i professori che incontri possono deprimerti terribilmente o farti sperare in un mondo bellissimo.

Mi sembra che il valore umano degli insegnanti sia, in generale, poco valorizzato.

Tutti i giorni i ragazzi sono lì, davanti agli insegnanti e hanno modo di studiarli, di valutarne il senso di giustizia, il narcisismo, la paura di perdere il controllo della classe, l'ingenuità, la sensibilità, l'amorevolezza, il menefreghismo, la capacità di dialogo, la passione per l'insegnamento e altro ancora. 

Come i ragazzi si immaginano il mondo degli adulti dipende moltissimo dalla personalità dei docenti che incontrano.

Credo che oggi l'attenzione sia troppo concentrata sull'acquisizione delle competenze e si trascuri l'importanza della formazione umana dei ragazzi. Non sto dicendo che sia facile e neppure che si possa fare sempre, ci sono situazioni terribili, qualche ragazzo è perduto già prima di entrare in classe, quindi non accuso e non giudico nessuno. Voglio solo sottolineare l'importanza di ciò che si trasmette ai ragazzi col proprio comportamento, coi sentimenti che esprimiamo, col modo nel quale noi adulti ci mettiamo in relazione con loro.

Se dovessi dire che cosa, secondo me, caratterizza di più un bravo insegnante dal punto di vista umano, direi che è la sua consapevolezza che, oltre ad avere tanto da insegnare, può imparare davvero tanto da ogni ragazzo che ha di fronte.     

lunedì 8 novembre 2021

la fiaba preferita


La fiaba che preferivo da bambino era I tre porcellini. Non mi stancavo mai di ascoltarla. Era la storia di tre porcellini, fratelli tra loro, che erano inseguiti da un lupo che voleva mangiarli: il primo si costruiva una casa di paglia e fango, ma il lupo la buttava giù, il secondo se la costruiva di legno, un po' più robusta, ma il lupo distruggeva anche quella e finalmente il terzo, lavorando più degli altri, costruiva una solida casa fatta di mattoni dove ospitava e salvava gli altri due fratelli in fuga perchè quella casa il lupo non riusciva a distruggerla e se ne andava via scornato.

Cosa possono essere in concreto questi mattoni che ci difendono dai lupi di cui parla la fiaba? In quanti modi diversi ci possiamo difendere da chi non ci vuole lasciare vivere la nostra vita?
Per chi dice sempre sì, ad esempio, qualcuno di quei mattoni può simboleggiare dei no che ci salvano da coloro che vogliono farci vivere la nostra vita a modo loro.
E i lupi, chi possono essere e in quanti modi simbolicamente ci possono mangiare, come racconta anche la fiaba di Cappuccetto Rosso? Il lupo può essere, ad esempio, chi cerca di farci venire sensi di colpa ingiustificati se cerchiamo di vivere tranquillamente la nostra vita?
Credo che ciascuno di noi abbia il diritto naturale di costruirsi la sua casa psichica fatta come vuole, coi mattoni che vuole e di abitarla in santa pace, lasciando entrare chi desidera e lasciando fuori chi ha intenzioni cattive.


martedì 2 novembre 2021

Eros, tempo vuoto e paura


Veliero farfalla di Vladimir Kush

L'eros, inteso come slancio vitale, come apertura alla vita, è difficilmente separabile dalla paura.

Paura di perdere il quotidiano, con tutte le sue tranquille certezze, paura della trasformazione, paura di andare verso nuove e sconosciute esperienze.
A me pare che, in questo senso, la nostra società sia in generale poco erotica: predomina la difesa, la conservazione dell'esistente e l'eros viene vissuto o nella sua dimensione fisica, spesso strumentalizzata e terreno di lotte per la conquista del potere, o nella sua dimensione spirituale. Ma l'eros non è nè l'una nè l'altra cosa, è l'una e l'altra insieme; Eros è il dio che scaglia le frecce nella carne, ma ha in sè anche il divino.
Ciò che favorisce più di ogni altra cosa l'incontro con il proprio eros è la relazione con persone che vivano la vita in modo passionale oppure l'ascolto di quella forza vitale interiore che ci spinge ad andare là dove abbiamo paura di andare, dove non siamo mai stati, fuori dalla strada che conosciamo bene.
Come diceva Oscar Wilde: il vantaggio delle emozioni è che ci portano fuori strada. 
Concerto di Caravaggio
Chi vuole avere il controllo sugli individui fa di tutto per evitare di lasciare loro del tempo vuoto, perchè proprio lì potrebbero incontrare il proprio personale eros, sotto forma di fantasie, di inquietudine, di immaginazione e creatività: meglio vendere, per il loro tempo libero, le immagini di un eros preconfezionato, mercificato, sterilizzato, catalogato, banalizzato, privato del suo potere trasformativo.
Come dice un personaggio de "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, che parla di come mantenere il potere sul popolo: "Sì, noi li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro daremo alla loro vita un assetto come di giuoco infantile, con canzoni da bambini, cori e danze innocenti".

lunedì 1 novembre 2021

ritorno al cinema

La scorsa settimana sono tornato al cinema in presenza, dopo circa un anno e mezzo di assenza causa Covid. E' stata una sensazione commovente, come se mi fossi riappropriato di un pezzo della mia vita normale. Ho visto ben tre film.

Il più bello dei tre, da non perdere, è sicuramente L'Arminuta del regista Giuseppe Bonito. E' la storia ambientata negli anni '70 di una ragazzina che a 6 mesi è stata adottata e cresciuta dagli zii agiati piccolo-borghesi e a 13 anni viene improvvisamente riportata nella famiglia dei genitori naturali, poverissimi e culturalmente arretrati. E' un'esperienza traumatica ma anche utile e rivoluzionaria per la crescita umana della ragazzina, interpretata da una bellissima e bravissima ragazza di 14 anni alla sua prima esperienza di attrice.

Altro film di cui suggerisco la visione è Marylin ha gli occhi neri con Stefano Accorsi e Miriam Leone, storia di due mattocchi che si incontrano a un gruppo di psicoterapia e creano un rapporto speciale tra loro. Non amo Accorsi ma qui è bravo e lo è anche la Leone. Film godibile e divertente ma che fa anche pensare.

  

venerdì 22 ottobre 2021

aforismi

C'è una forma di pazzia che consiste nella perdita di tutto, fuorché della ragione.

Augusto Frassineti

martedì 19 ottobre 2021

se questa è una schizofrenica

 




E se una signora di 70 anni con diagnosi di schizofrenia vi raccontasse che da ragazzina, mentre le altre bimbe giocavano con le bambole, lei si incantava a guardare la statua di "Amore e Psiche", il capolavoro del Canova?

Se poi la stessa signora aggiungesse al racconto che lei percepiva in quella statua qualcosa di elevato, che non  aveva a che fare solo e semplicemente con la sessualità?
E se, ancora lei, la signora di prima, vi mostrasse una tavoletta in ceramica, appesa al muro di casa sua, con su scritto "La misura giusta dell'amore è amare senza misura", confidandovi che per lei è importantissima, anche se magari nessuno le ha mai detto che si tratta di una frase di Sant'Agostino, voi che idea vi fareste di lei?
Che è schizofrenica?

lunedì 11 ottobre 2021

uomo spirituale e uomo pratico

 Mi è capitato di leggere un pensiero del filosofo greco Origene, che dice che l'uomo spirituale è un uomo pratico, perchè lo Spirito si acquisisce con l'azione e si manifesta nel proprio fare.

Secondo Origene, nell'uomo spirituale si uniscono teoria e pratica, cura del prossimo e carisma spirituale per il bene del prossimo, ed è molto importante la capacità di discernere la varietà di spiriti.

Non so a voi, ma a me, questa idea che l'uomo spirituale deve essere anche un uomo pratico, espressa così semplicemente, è entrata dentro come una saetta, perchè spesso si pensa alla spiritualità come a una dimensione immateriale, distaccata dalla realtà quotidiana, mentre io credo che ciò non sia assolutamente vero.


venerdì 8 ottobre 2021

salute mentale e pazzia

 

Una mia paziente schizofrenica  mi ha detto che quando è nata sua figlia, le ha messo anche delle tutine azzurre, perché era un colore che le piaceva e secondo lei le stava bene, aggiungendo: ma perché i maschi non possono portare vestiti rosa? Il rosa può stare bene anche a un maschio.


Si può imparare molto da chi ha sofferto tanto nella vita al punto da diventare strano o folle, si può essere aiutati ad andare aldilà dei modelli abituali di comportamento, a recuperare spazi di libertà di pensiero; e questo può sembrare un mistero per chi è abituato a dividere, a separare nettamente il bene dal male con troppa facilità, a rimanere fedele a quella nitidezza che permette di guardare solo la superficie delle cose.

E anche la salute mentale e la pazzia, forse, sono due opposti che dobbiamo cercare di integrare tra loro per vivere meglio la nostra vita






 


domenica 26 settembre 2021

morte e rinascita

 

Paul Gauguin: Autoritratto col Cristo giallo

L'immagine di Gesù crocifisso ci presenta un essere umano appeso a una croce. Non può muoversi, non può fare nulla, può solo soffrire. Viene abbandonato anche dal Padre, che non risponde al suo grido di dolore. Credo che molti di noi si siano sentiti qualche volta nella vita in una situazione simile a questa: non si può fare niente, si è bloccati, inchiodati alla propria sofferenza. Si può solo morire, ma dopo, si può rinascere?

Io credo che molte volte la risposta possa essere sì, a patto che si comprenda che quella morte non è la fine definitiva di sè stessi, ma di quel modo di essere che ci ha portato in quella situazione senza via d'uscita. Se si riesce a relativizzare la morte, allora può essere possibile immaginare che, se riusciremo a cambiare qualcosa del nostro essere o agire che ci ha portato in quel vicolo cieco, la rinascita sarà possibile, anche se faticosa e lenta.
Mi ha sempre colpito constatare che spesso chi ha paura della morte ha anche paura della vita, mentre chi vive la vita senza troppa paura di affrontare dei cambiamenti, anche importanti, è talmente impegnato nel cercare di superare le piccole morti quotidiane modificando il proprio modo di stare al mondo, che alla morte definitiva e ultima non ha nemmeno tempo nè voglia di pensare, come se fosse una perdita di tempo e di energie inutile.

Spesso sono gli altri che ci mettono in croce, ma non è mai un problema così grave come quando in croce ci mettiamo noi stessi e questo può accadere quando ci dimentichiamo completamente di ciò che siamo veramente, quando smettiamo di pensare che ciò che siamo nella nostra totalità è comunque un valore e ha senso in sè e per sè.
Noi siamo il nostro corpo, la nostra mente, il nostro spirito, i nostri valori, ciò che immaginiamo o fantastichiamo, le cose in cui crediamo profondamente, il nostro modo di vedere la vita, e in quanto tali abbiamo senso e diritto di esistere, anche se gli altri non ce lo riconoscono.
La nostra morte comincia quando rinunciamo a ciò che sentiamo di essere, o quando rinneghiamo i dubbi, le insicurezze, le incertezze e gli errori eventualmente commessi.
La rinascita incomincia quando accogliamo e diamo valore alle nostre verità (e anche avere un'insicurezza o un dubbio può essere una verità) e ci proponiamo di esserne sempre più consapevoli, sentendo la nostra unicità come un valore, la nostra vita come una serie continua di nuove conoscenze ed esperienze, di piccole morti e successive rinascite, cioè di trasformazioni.
Non per vincere, per arrivare primi o per essere i più bravi e i più belli, ma per essere solamente e sempre ciò che autenticamente siamo. 

lunedì 13 settembre 2021

tutto scorre



Bisognerebbe sentirla scorrere, la vita,
non opporvisi e non ignorarla,
seguire il suo flusso, essere con lei,
esserle amica,
anche quando ci ferisce con le sue asperità improvvise.

Bisognerebbe ascoltare la sua musica,
lasciarsi cullare dai suoi suoni,
abbandonarsi alle sue melodie
e alle sue dissonanze.

Tutto scorre, in ogni momento,
il nuovo diventa vecchio
e sempre qualcosa di diverso ci si presenta davanti.
Come in un film, come in un sogno,
le immagini scorrono, ma noi dove siamo?

Spesso, come salmoni,
 vorremmo tornare verso la sorgente,
percorrendo un senso vietato,
andando contromano.
Tutto inutile, si può solo andare avanti
cercando la nostra strada,
senza perdere mai la fiducia.
Pensiamo pure al passato e al futuro,
al dolce e all'amaro,
ma rimaniamo fortemente ancorati al presente
che ogni giorno è diverso,
senza farci travolgere dalla corrente
o risucchiare dal vortice della nostalgia.