domenica 9 maggio 2021

come viandanti nel tempo

 Il tempo che viviamo è importante perchè è limitato: è proprio il limite a dargli senso.

Se vivessimo un tempo infinito, esso avrebbe poco significato.
Lo dice anche la nostra esperienza: quando eravamo giovani sapevamo di avere ancora tanti anni davanti a noi e non avvertivamo troppo lo scorrere del tempo, mentre a una certa età ci si rende conto che non sono più tantissimi gli anni che si hanno ancora a disposizione e questa consapevolezza conferisce al tempo un valore maggiore.
Ricordare la finitezza della vita può essere il migliore stimolo a darsi da fare, a non sciupare le giornate nell'indifferenza o nella semplice speranza in un domani migliore.
D'altra parte, non bisogna nemmeno essere troppo ansiosi, non bisogna volere a tutti i costi trovare scorciatoie che ci permettano di realizzare troppo in fretta ciò che desideriamo.
Non è un caso che le più diffuse psicopatologie, l'ansia e la depressione, ruotino intorno al tempo, ma con segno opposto: da una parte il volere le cose in fretta e certe (ansia) e dall'altra il temere di non realizzare mai nulla (depressione).
Dobbiamo trovare un accordo con il Tempo, sincronizzare i nostri orologi interiori sulle diverse età della vita, a dispetto di chirurgie estetiche e pretese di eterna giovinezza, sforzandoci di percorrere il nostro cammino seguendo ritmi naturali.
Forse bisogna cercare di realizzare i progetti che ci stanno a cuore, quelli che coltiviamo con più sentimento dentro di noi, con la consapevolezza dei nostri limiti ma anche con la forza della nostra determinazione, della volontà, chiamando a raccolta tutte le nostre capacità per fare del nostro meglio, che è il massimo che possiamo fare.
Ricordandoci che ci sentiamo vivi quando ce la stiamo mettendo tutta, quando non abbiamo rinunciato a cercare, quando siamo come i viandanti che semplicemente amano camminare, quando non abbiamo troppa paura di quella parte di noi che è aperta al nuovo e al futuro, quando lottiamo per qualcosa in cui crediamo senza lasciarci distrarre troppo dai risultati.
Rammentandoci anche che qualche volta, sanamente, dobbiamo concederci di fermarci da qualche parte e riposare per tutto il tempo necessario a riprenderci e fare il pieno di nuove energie.

mercoledì 28 aprile 2021

la fatica di scegliere tra troppe cose diverse


Può sembrare paradossale, ma se nella nostra vita quotidiana dobbiamo scegliere tra poche alternative facciamo molta meno fatica che se dobbiamo scegliere tra tante opzioni diverse e, secondo alcune ricerche, spesso siamo più felici.

La questione non è banale, perchè illumina un aspetto quasi sempre dimenticato del nostro vivere quotidiano. Siamo abituati a pensare che più possibilità abbiamo di scegliere e più possiamo essere felici, ma non pensiamo mai che se scegliere tra tante opzioni diventa un'abitudine, rischiamo di essere perennemente affaticati perchè fare sempre la scelta davvero migliore tra tanti oggetti diversi diventa snervante e quasi impossibile.

Lo sforzo di scegliere la cosa migliore tra tante ci porta via tanto tempo e tante energie fisiche e psichiche. Pensiamo ai lunghissimi scaffali degli ipermercati, alla stanchezza che ci coglie dopo aver stivato un carrello di oggetti accuratamente confrontati con tanti altri per caratteristiche, aspetto, ingredienti, peso e prezzo: quasi sempre usciamo dai grandi supermercati con la testa affaticata e col desiderio di andare a riposarci per riprendere energie (non è un caso che vicino alle casse ci siano generi che danno ristoro e godimento come caramelle, gelati e snack dolci).

Allo stesso modo, quando leggiamo o ascoltiamo tante opinioni diverse su un singolo argomento, rischiamo di esaurire le nostre capacità di valutazione e confronto, finendo per rinunciare a farci un idea personale oppure a dare giudizi negativi, superficiali e frettolosi perchè non riusciamo a valutare e comparare tutte le opinioni approfonditamente e ci stanchiamo.

Anche la velocità, la fretta con cui dobbiamo effettuare una scelta contribuisce a rendere più stressante la necessità di decidere. 

Sono stati fatti degli esperimenti che hanno rivelato che scegliere tra poche opzioni fa percepire buono il prodotto scelto molto di più che nel caso della scelta tra molti prodotti diversi, quindi c'è una certa correlazione tra benessere e scelta tra un numero non eccessivo di alternative.

Alla fine della giornata, quanta della nostra fatica quotidiana dipende dall'alto numero di scelte, anche per cose di pochissima rilevanza, che abbiamo dovuto fare durante la giornata? Se ci pensiamo bene, quando siamo in ferie, la necessità di scegliere tante volte tra molte cose diverse si riduce drasticamente e forse anche questo contribuisce a sentirci più rilassati.

Non voglio dire che sia meglio avere poche scelte in generale, ma forse dovremmo diventare più consapevoli che effettuare troppe scelte tra molte cose diverse rischia di affaticarci parecchio senza che ce ne rendiamo conto.   


  

domenica 11 aprile 2021

ricetta base per il benessere psichico


Oggi vorrei darvi una ricetta semplice per ottenere un sufficiente benessere psichico. Ovviamente non è la soluzione a tutti i problemi, prendete queste indicazioni come una base su cui costruire il vostro benessere psichico secondo le vostre caratteristiche personali.

Gli ingredienti sono quattro: la fiducia in sè, la benevolenza verso di sè, il riconoscimento dei propri sentimenti e la ragionevolezza.

Prendete i vostri sentimenti e amalgamateli con cura alla vostra ragionevolezza in dosi uguali. Questa prima operazione è fondamentale per evitare che il composto sia poco equilibrato perchè chi mette solo sentimenti rischia di ottenere comportamenti in qualche modo eccessivi mentre chi mette solo ragionevolezza rischia una vita troppo piatta e grigia. Si parte sempre dai propri veri sentimenti e poi si chiede alla ragione cosa ne pensa, qual'è il modo giusto di viverli valutando l'intensità e il momento per esprimerli al meglio.

Una volta che avete ottenuto questo composto aggiungete la fiducia in voi stessi (se non ne avete cercate qualcuno che abbia fiducia in voi e prendete da loro il vostro ingrediente).

Infine aggiungete la benevolenza verso voi stessi, soprattutto verso i vostri limiti, che devono essere tenuti in considerazione attentamente per permettervi di calibrare correttamente i vostri comportamenti.

Se vi manca del tutto qualcuno di questi ingredienti, cercateli dentro di voi, perchè è certo che da qualche parte ci sono, solo che li avete persi di vista o dimenticati.

A piacere si può insaporire il tutto con un pizzico di follia o con qualche altro ingrediente in base ai gusti personali.

 

sabato 3 aprile 2021

la ghianda di Sinner e gli auguri di Pasqua

Chi è Sinner? E' un ragazzo 19enne altoatesino che domani sera giocherà la finale del torneo di tennis di Miami. Se vincerà sarà n° 14 del mondo, se perderà sarà n° 22, ma non è questo che mi interessa; non sono un fanatico della competitività e non credo sia importante diventare il numero uno di qualcosa.

Mi interessa invece parlare del fatto che pare che a questo ragazzo piaccia giocare a tennis e che gli riesca davvero bene. Per usare la metafora usata da James Hillman nel libro Il codice dell'anima, sembra che la ghianda di Sinner contenga anche il gioco del tennis. Hillman. rifacendosi al concetto del Sè di Jung, sostiene che ciascuno di noi ha dentro di sè una ghianda che contiene l'essenza della propria personalità e che se riusciamo a riconoscerla e poi a cercare di realizzarla, vivremo una vita equilibrata e felice. In sostanza, se nella nostra vita ci sarà un dialogo continuo tra il nostro Io (ciò che sappiamo di noi) e il nostro Sè (la nostra essenza) potremo sentirci complessivamente bene.

Il mio augurio di Pasqua (e di Resurrezione da questi tempi di pandemia) a tutti voi è di rimanere sempre in contatto con la vostra ghianda per realizzarne e goderne i frutti per tutta la vita.  

   

sabato 27 marzo 2021

del piacere e della necessità di covare

 


Opera di Giampaolo Tomassetti

Stamattina, appena sveglio, mi stavo godendo il calore del letto sotto al piumone, mentre la mia mente seguiva un immagine, un pensiero che mi portava lontano, ad altre immagini e ad altri pensieri.
E mi è apparso chiaro quanto sia importante covare al caldo i propri pensieri, i propri sentimenti.
Voglio dire che come le uova degli uccelli o di altri animali hanno bisogno di qualcuno che ci stia accovacciato sopra a lungo per proteggerle e dare loro calore, così anche ciò che comincia a circolare in modo spontaneo e un po' confuso nella nostra mente e nel nostro cuore ha bisogno di tempo, cura e calore per maturare, ha necessità insomma di essere covato per acquistare una forma e una sostanza più precise e più concrete.
Covare significa stare amorevolmente attorno al nostro uovo-idea o uovo-sentimento, stando attenti a non schiacciarlo col peso di conclusioni affrettate, creare cioè le condizioni ideali affinchè possa avvenire un processo naturale  di trasformazione.
Opera di Giampaolo Tomassetti
E dobbiamo covare con cura, con costanza e con piacere finché ci appare necessario: guai ad abbandonare il nido prima!
Ma stare lì a covare non è semplice.
Penso a quanti stimoli ci bombardano continuamente e ci distolgono dallo stimolo precedente, come se un uccello cambiasse l'uovo da covare ogni cinque minuti: sicuramente non nascerebbe niente e il calore della cova verrebbe disperso inutilmente.
Credo quindi che dovremmo cercare di selezionare con cura gli stimoli per covare solo quelli che sono per noi essenziali, senza volerci impegnare in troppe cose od occuparci di tutto.
Le magie riescono solo ai maghi e molto spesso sono illusioni.
E anche se all'inizio l'idea o il sentimento nascono in un lampo, da un'intuizione o un colpo di fulmine, con la stessa velocità dello spermatozoo che feconda l'uovo, dopo, per far nascere qualcosa di vitale, dobbiamo covarlo con assiduità, senza stancarci e senza abbandonare troppo presto il nostro progetto.

lunedì 22 marzo 2021

Stasera sono felice, oggi ho fatto il vaccino AstraZeneca

Mi  sento leggero, molto meno preoccupato, oggi ho fatto la prima dose del vaccino AstraZeneca. So che nel giro di un paio di settimane sarò al riparo dagli effetti più gravi del Covid, vedo il mio futuro più roseo. Mi sento liberato da un peso. Auguro a tutti voi di sentirvi presto così. È una sensazione di leggerezza quasi impensabile prima. Un altro mondo.

mercoledì 17 marzo 2021

decalogo per non andare mai in crisi

   1) ATTRIBUIRE SEMPRE LA COLPA DI CIO’ CHE CI ACCADE A QUALCUN ALTRO.


  2) NON CAMBIARE MAI IDEA SU QUALCOSA O SU QUALCUNO.

  3) NON IMPEGNARSI MAI A FONDO IN NESSUNA RELAZIONE AFFETTIVA.

  4) TRASCORRERE IL PROPRIO TEMPO FACENDO SEMPRE LE STESSE COSE, MEGLIO SE PRIVE DI SENSO.

  5) ESSERE MOLTO RIGIDI NELLE QUESTIONI MORALI OPPURE NON AVERE MORALE.

  6) FILOSOFARE O PONTIFICARE SULLA VITA SENZA VIVERLA IN PRIMA PERSONA.

  7) ESERCITARE RIGIDAMENTE IL POTERE CHE SI HA.

  8) NON AVERE ALCUNO SCRUPOLO NEL CERCARE DI ARRIVARE IN TUTTI I MODI POSSIBILI NELLE POSIZIONI DI COMANDO.

  9) CONSIDERARE LE PERSONE COME SE FOSSERO COSE.

10) RASSEGNARSI AL GRIGIORE DELLA VITA E SMETTERE DI SOGNARE.


lunedì 8 marzo 2021

lo stalking: l'altro è una parte di me una mia proprietà


Lo stalking è il comportamento di chi è attratto da una persona e la perseguita ossessivamente con telefonate, sms, appostamenti sotto casa, inseguimenti in auto, ecc. Spesso è oggetto di stalking un ex fidanzata/o o un coniuge che ha deciso di troncare la relazione.

La motivazione di questi comportamenti persecutori è quasi sempre il fatto che chi è stato lasciato non riesce a staccarsi dall'ex-partner, non accetta che egli sia ritornato ad essere una persona libera. Rimane fortissima in lui la speranza di un ripensamento dell'altro, che è oggetto di continue sollecitazioni che possono sfociare in minacce e violenza: lo stalker non accetta che l'altro non lo ami più e che possa amare un'altra persona.
Il nucleo patologico profondo dello stalker è il sentimento di possesso che egli ha nei confronti dell'ex-partner, come se egli fosse una parte del proprio corpo e della propria anima che, quindi, non ha il diritto di abbandonarlo e dimenticarlo.
Questo sentimento di possesso può esistere anche se non c'è stata tra i due una relazione, perché a volte lo stalker identifica una persona come il proprio partner ideale e non accetta che qualcuno gliela porti via: deve rimanere libera da vincoli, a sua  disposizione.
Per cercare di riconoscere un possibile stalker bisogna rivendicare, fin dall'inizio di una relazione, spazi naturali di libertà personale e vedere come l'altro reagisce. Se ci si rende conto che per l'altro il bisogno di controllarci e averci sempre al suo fianco è eccessivo, bisogna valutare attentamente la situazione.
Nel caso in cui siano già cominciate le molestie, occorrerà mantenere un atteggiamento di distacco assoluto, di chiusura totale delle comunicazioni, perché qualsiasi attenzione, qualsiasi frase, qualsiasi dialogo con lo stalker può venire da lui interpretato come il segnale di un cedimento alle sue aspettative, un incoraggiamento alla speranza di recuperare la relazione affettiva.
La maggior parte degli stalker sono maschi, ma esistono esempi anche al femminile. Purtroppo per molti maschi è quasi impossibile rendersi conto di avere dentro di sè una parte femminile con cui relazionarsi creativamente, per cui, per loro, è indispensabile avere a disposizione una donna che supplisca a questa mancanza.
Quando si pensa di iniziare una relazione con qualcuno bisognerebbe cercare di verificare se l'altro sia in grado di stare bene anche da solo o se noi siamo indispensabili per la sua esistenza. Coloro che non si sono evoluti, che non sono diventati autonomi affettivamente, dipendono dall'altro come i bambini piccoli dipendono dalla mamma e se la mamma si allontana da loro si sentono perduti e abbandonati, piangono, si arrabbiano e buttano tutto per aria. 
Solo una persona autonoma e indipendente affettivamente è una persona che sa rispettare la libertà dell'altro e quindi sa amarlo. Solo chi riesce a vivere anche da solo può desiderare la libertà dell'altro, perchè sa e accetta che l'altro è sempre un altro, non una parte di sè o una sua proprietà. Solo chi, seppur con dolore, riesce a vivere senza l'altro, non ci farà mai del male, perché ci ama davvero!


venerdì 26 febbraio 2021

tradimenti

 Ci tradisce chi ci ama o è nostro amico solo se noi corrispondiamo alle sue aspettative.


Ci tradisce chi non desidera che noi diventiamo ciò che siamo veramente.

Ci tradiscono i gruppi che valutano negativamente o guardano con sospetto le caratteristiche individuali dei propri membri, invece di accoglierle come possibilità di arricchimento e stimolo per la crescita della collettività.

Ci tradiamo noi stessi quando abbiamo delle intuizioni, delle percezioni chiare che ci vengono da dentro, ma le abbandoniamo per strada, dimenticandoci che sono esistite.

Ci tradiamo anche quando, per essere accettati o amati, ci adeguiamo troppo ai desideri degli altri, rinunciando ad esprimere ciò che siamo e che sentiamo vero.

mercoledì 17 febbraio 2021

17 febbraio: giornata del gatto


Dico solo una cosa: non vorrei mai che i gatti fossero diversi da quello che sono! L'esperienza mi dice che se uno ama i gatti ama essere una persona che cerca  la possibilità di essere autentico, autonomo e indipendente e apprezza le persone che desiderano esserlo. Quasi sempre è  anche una persona che ama entrare in relazione con le persone che, come lui, rispettano la diversità degli altri. T
utti gli animali, come tutte le persone, noi compresi, se ci rispettano, vanno rispettati!

Buona giornata del gatto al gatto che è dentro di noi! 

venerdì 12 febbraio 2021

la storia di Aldo

Caro Aldo,

quanti anni abbiamo passato insieme! Sei entrato nel mio studio per la prima volta più di trent'anni fa e ci sei tornato tutte le settimane, fino a poco tempo fa, quando te ne sei andato per sempre.

Ti ricordi quando venivi da me le prime volte, qualche anno prima di andare in pensione? Venivi a raccontarmi i tuoi pensieri, perchè non avevi nessun amico, nessun familiare, nessuna persona con cui parlare.
E tutta la tua vita era stata così, perchè non avevi mai avuto la capacità e il coraggio di entrare in una relazione affettiva con un altro essere umano. Tu avevi paura degli altri e dicevi che non te ne importava proprio niente di loro.
Vivevi da solo, eri autonomo, autosufficiente e ti dava fastidio perfino se qualcuno ti regalava qualcosa, perchè ti sentivi obbligato in qualche modo a contraccambiare.
Ricordo che parlai di te a una collega più anziana che mi disse: fai del training autogeno con lui, che almeno si rilassi un po', non può mica fare della psicoterapia!
Eppure, caro Aldo, io e te siamo andati avanti per una strada che poteva sembrare senza sbocco, ma che abbiamo percorso insieme passo dopo passo.
Quando ti ho conosciuto tu non frequentavi nessuno, vivevi nel mondo delle tue fantasie, non andavi nemmeno al bar: le tue uniche compagnie le trovavi, di tanto in tanto, quando andavi al cinema a luci rosse a vedere qualche film pornografico.
Eppure eri anche colto, ti interessavi di letteratura, di arte, di musica, ma avevi un giudizio così tanto negativo di te stesso, da precluderti qualsiasi relazione reale.
Avevi paura di soffrire nelle relazioni e le donne per te erano tutte delle persone che ti volevano incastrare, portare via la libertà e anche i soldi.
Ma a me non hai mai smesso di raccontare i tuoi pensieri. Ricordo quando un giorno ti dissi che tutti abbiamo un Io e tu, serio, mi guardasti e mi dicesti: no, io non ce l'ho l'Io!
Non davi importanza neppure ai sogni. Giocavi in borsa, lì mettevi tutta la tua libido, volevi vincere, guadagnare, avere, possedere, ammucchiare, come Paperon de' Paperoni. Non sapevi fare altro, non sapevi amare, nè gli altri, nè te stesso.
Se vogliamo fare un riassunto breve dei tuoi cambiamenti di questi anni, possiamo dire che hai cominciato ad andare a giocare a carte al bar, poi a qualche corso per anziani, poi alle vacanze estive organizzate per gli anziani dal Comune.
E al ritorno da una di queste vacanze, lo ricorderò fin che campo, mi hai detto: al mare ho conosciuto una donna che mi ha colpito molto perchè è una donna buona.
Hai detto proprio così, ti ricordi? Hai detto che era una donna buona. E con quella donna hai iniziato una storia d'amore fatta di tenere carezze, mele cotte, marmellate fatte in casa e televisione guardata insieme. Per tua fortuna, lei era molto portata per certe cose e ti ha fatto vivere in cinque anni tutte le fantasie erotiche che, fin da giovane, avevi  sempre immaginato e sognato ma mai realizzato insieme a una donna. Che esperienza meravigliosa è stata per te vivere il sesso unito al sentimento! Una cosa vissuta per la prima volta a settant'anni con l'ingenuità e lo stupore di un adolescente!
L'affetto per quella donna ti aveva fatto cambiare. Ora avevi il cuore che sorrideva e anche gli occhi ridevano e non eri più triste e solo, eri quasi sempre sereno, a volte felice. Purtroppo però la tua felicità è durata solo cinque anni, poi la vita ti ha giocato un brutto scherzo. La tua donna, la tua amata compagna alla quale avevi anche scritto alcune poesie, da un giorno all'altro ha perso conoscenza e non è stata più lei: qualcosa dentro la sua testa si è rotto e non ricordava quasi più nulla, non riusciva più a parlare, è velocemente peggiorata e dopo pochi mesi è morta. 
E per la prima volta nella vita hai vissuto il dolore profondo della perdita di una persona amata, tu che per tutta la vita ti eri difeso dai sentimenti con grande tenacia per evitare di soffrire. La andavi a trovare tutti i giorni all'ospedale, le portavi i fiori che piacevano a lei e le parlavi per ore, anche se lei non ti riconosceva, sperando inutilmente che tutto questo sarebbe servito a farla guarire, ma non è stato così.
 
Com'è la vita, eh, Aldo? 
Chi l'avrebbe detto, a suo tempo, che ce l'avremmo fatta a rompere il muro che ti separava dagli altri esseri umani?
Chi l'avrebbe detto che saresti arrivato a sentirti bello e desiderabile e ad interessarti dell'anima delle altre persone?
Che saresti riuscito ad essere felice, umano, a stare bene con te stesso e a rapportarti con gli altri con consapevolezza, senza le vecchie paure?
Chi l'avrebbe detto che avresti sperimentato il dolore e il lutto per la morte di una persona cara?
E chissà come sarà stata la tua morte, quella morte che ti ha sempre spaventato tanto e alla quale negli ultimi tempi non davi più così tanta importanza. Nella mia immaginazione ti vedo andare incontro alla morte con grande serenità.

 

domenica 7 febbraio 2021

malinconia creativa

 

Joan Mirò - Canto dell'usignolo di mezzanotte e pioggia del mattino (1940)

Oggi vorrei parlarvi di uno stato d'animo, tipico dell'adolescenza, che però quasi tutti prima o poi provano nella vita nei momenti di trasformazione: la malinconia creativa. Cos'è? E' uno stato d'animo tipico delle età di passaggio, caratterizzato dall' incertezza su ciò che siamo, su come sarà il nostro futuro, su come cambierà la nostra vita dopo la trasformazione che è in atto. 

E' come essere a metà dell'attraversamento di un ponte e constatare che, da un lato, abbiamo lasciato una sponda che conoscevamo bene e, dall'altro, che non siamo ancora arrivati dall'altra parte; che siamo in una terra di mezzo, con la consapevolezza che dovremo andare avanti verso un territorio sconosciuto e che non è possibile rimanere dove siamo per sempre e nemmeno tornare indietro. 

Siamo obbligati ad andare avanti (proviamo un certo desiderio di farlo, insieme alla speranza che alla fine ci sarà qualcosa di positivo) ma non sappiamo con sicurezza dove arriveremo, il futuro sconosciuto ci fa provare timore. Paura e speranza coesistono in noi, ma questa miscela di sentimenti contrapposti contiene una certa dose di vitalità.

La malinconia creativa genera una tensione vitale che permette di fluttuare in tutte le direzioni, tra la ricerca della consapevolezza di chi si è davvero e il mistero su ciò che si diventerà. Si sperimenta così quella mancanza di certezze che a volte diventa forza vitale, per poi ritornare ad essere dubbio, incertezza, timore: un periodo caratterizzato da tempi vuoti, creatività, noia, riflessione, a volte da grandi paure o momenti di esaltazione: in una parola, un multiforme periodo di formazione ed elaborazione del nostro futuro. 

Un periodo che è simile a un tuffo nel mare profondo, con un misto di paura e di speranza, perchè non sai mai se alla fine il mare ti inghiottirà o ti regalerà la freschezza per rigenerarti e farti ripartire più forte e sicuro di prima.

Guardando questo video ho provato le emozioni tipiche della malinconia creativa, nelle immagini, nella musica e anche nelle parole ed è per questo che ve lo propongo.

                     Corey Kilgannon - Soften, Continue (2016)
 

P.S.: Grazie a Maria Cardamone (www.treccenere.blogspot.com) che mi ha fatto trovare il video. 

giovedì 4 febbraio 2021

conchiglie

Sandro Botticelli - Nascita di Venere  (1485)

 

Dal punto di vista simbolico la conchiglia rimanda al mondo femminile.
 
Nell'antica iconografia indiana, il dio Vishnu porta una conchiglia, simbolo dell'Oceano e del primo alito vitale.

Negli affreschi di Pompei e nei dipinti di Botticelli e di Tiziano, la nascita di Venere dalla schiuma del mare viene rappresentata con la dea che esce dalle valve di una conchiglia.

Come creatura acquatica, la conchiglia collega il simbolismo sessuale al concetto di procreazione e fertilità, divenendo l'attributo della dea dell'amore.

In Cina la conchiglia è uno dei simboli della fortuna e della prosperità.

Presso gli Aztechi, Tecsiztecatl (letteralmente "quello della conchiglia") è il dio della Luna: la conchiglia rappresenta la matrice femminile, la Luna presiede alle nascite della vegetazione e della vita in generale.

La conchiglia è in grado di generare la Perla, il Sè più profondo e perfetto.

Il simbolo della conchiglia ha anche valenze spirituali: infatti spesso, nelle chiese, le acquasantiere di pietra hanno la forma di una conchiglia.

Quindi, se un giorno con amore una donna regalerà a un uomo delle conchiglie scelte e raccolte da lei, quell'uomo dovrà ritenersi molto fortunato, perchè ella gli avrà fatto dono della sua essenza femminile più profonda, autentica e vera.

martedì 26 gennaio 2021

morte e rinascita

Paul Gauguin: Autoritratto col Cristo giallo

 L'immagine di Gesù crocifisso ci presenta un essere umano appeso a una croce. Non può muoversi, non può fare nulla, può solo soffrire. Viene abbandonato anche dal Padre, che non risponde al suo grido di dolore. Credo che molti di noi si siano sentiti qualche volta nella vita in una situazione simile a questa: non si può fare niente, si è bloccati, inchiodati alla propria sofferenza. Si può solo morire, ma dopo, si può rinascere?

Io credo che molte volte la risposta possa essere sì, a patto che si comprenda che quella morte non è la fine definitiva di sè stessi, ma di quel modo di essere che ci ha portato in quella situazione senza via d'uscita. Se si riesce a relativizzare la morte, allora può essere possibile immaginare che, se riusciremo a cambiare qualcosa del nostro essere o agire che ci ha portato in quel vicolo cieco, la rinascita sarà possibile, anche se faticosa e lenta.
Mi ha sempre colpito constatare che spesso chi ha paura della morte ha anche paura della vita, mentre chi vive la vita senza troppa paura di affrontare dei cambiamenti, anche importanti, è talmente impegnato nel cercare di superare le piccole morti quotidiane modificando il proprio modo di stare al mondo, che alla morte definitiva e ultima non ha nemmeno tempo nè voglia di pensare, come se fosse una perdita di tempo e di energie inutile.
Spesso sono gli altri che ci mettono in croce, ma non è mai un problema così grave come quando in croce ci mettiamo noi stessi e questo può accadere quando ci dimentichiamo completamente di ciò che siamo veramente, quando smettiamo di pensare che ciò che siamo nella nostra totalità è comunque un valore e ha senso in sè e per sè.

Noi siamo il nostro corpo, la nostra mente, il nostro spirito, i nostri valori, ciò che immaginiamo o fantastichiamo, le cose in cui crediamo profondamente, il nostro modo di vedere la vita, e in quanto tali abbiamo senso e diritto di esistere, anche se gli altri non ce lo riconoscono.
La nostra morte comincia quando rinunciamo a ciò che sentiamo di essere, o quando rinneghiamo i dubbi, le insicurezze, le incertezze e gli errori eventualmente commessi.
La rinascita incomincia quando accogliamo e diamo valore alle nostre verità (e anche avere un'insicurezza o un dubbio può essere una verità) e ci proponiamo di esserne sempre più consapevoli, sentendo la nostra unicità come un valore, la nostra vita come una serie continua di nuove conoscenze ed esperienze, di piccole morti e successive rinascite, cioè di trasformazioni.
Non per vincere, per arrivare primi o per essere i più bravi e i più belli, ma per essere solamente e sempre ciò che autenticamente siamo. 


giovedì 21 gennaio 2021

una vita da artigiano

Le cose che si costruiscono oggi sono mediamente più fragili e hanno minor durata di quelle costruite nel passato. I prodotti sono sempre più standardizzati e la loro bellezza è spesso un fattore esteriore che nasconde una qualità intrinseca del prodotto media o addirittura scadente. 

Gli artigiani tendono a scomparire: sia quelli che costruiscono e vendono cose particolari, sia quelli che sanno aggiustare le cose, sia quelli che vendono i ricambi e gli strumenti per fare manutenzione. 

Il loro posto è preso dalle grandi catene commerciali che hanno commessi spesso un po' inesperti, le cui competenze si limitano a indicarti su quale scaffale sono esposte le cose che cerchi. Comprando su internet, addirittura, non parli con nessuno e non vedi nemmeno le cose fisicamente: un paio di scarpe, ad esempio, non le puoi nemmeno provare, al massimo, se non ti vanno bene, puoi restituirle.

Mancano anche i giovani che vogliono fare gavetta presso gli artigiani imparando le basi di cui è composta la professione, per appropriarsi piano piano dei segreti del mestiere. La formazione dei giovani è oggi spesso standardizzata, appaltata ad esperti che raramente hanno sperimentato personalmente le tecniche che vanno ad insegnare.

Mi è capitato di recente di essere invitato da una coppia di conoscenti a vedere l'appartamento bellissimo da loro comprato qualche mese fa, completamente ristrutturato e con un arredamento tutto nuovo. Sono rimasto basito: tutti gli ambienti erano arredati con colori grigi, dal grigio chiaro al grigio scuro, più poche cose nere o bianche; un appartamento in bianco e nero, con mobili dalle linee sagomate, drittissime e freddissime. Qualcuno mi ha detto che adesso è di moda così: ti affidi a un geometra o a un architetto, che arreda tutti gli appartamenti in questo modo, perchè adesso sono di moda così. Niente di particolare, niente di colorato, di allegro, niente di stravagante, di eccentrico: tutto troppo anonimo, almeno per i miei gusti.

Anche la pubblicità, non potendo decantare qualità particolari dei prodotti, perchè tutti sono relativamente simili, perlopiù ci invita a comprare oggetti vendendoci sentimenti o narcisismi vari, facendoci così perdere l'abitudine a rapportarci con gli oggetti (e con noi stessi) in modo davvero personale (cosa voglio davvero? mi piace davvero quella cosa? ne ho bisogno davvero?).

La domanda è: vivendo in un mondo pieno di cose standardizzate, non si rischia di arrivare anche a perdere il contatto con l'idea che sia possibile vivere la propria vita in modo diverso da ciò che fanno tutti, perdendo di vista il valore dell'unicità del proprio essere?  

Io credo che questa generale standardizzazione dei prodotti contribuisca a far sì che, anche nel rapporto con noi stessi, piano piano, ci dimentichiamo che possiamo costruire la nostra vita in modo personale e artigianale, imparando gradualmente, un pezzettino oggi e uno domani, giorno dopo giorno, l'arte del vivere e mettendola in pratica secondo il nostro modo autentico di sentire e di pensare. 

Le nostre diversità spesso vengono classificate malattie perché misurate in base ai canoni e alle abitudini della maggioranza delle persone. 

E' anche da qui che nascono molte ansie, molti attacchi di panico e molte depressioni: dal fatto di non essere standardizzati, di non aderire pienamente ai modelli e ai risultati che ci vengono proposti e richiesti dalla società. Non solo gli oggetti, ma anche il nostro tempo e la nostra testa rischiano di diventare standardizzati: il pensare in modo personale diventa estremamente difficile da praticare e spesso viene guardato con sospetto o addirittura contrastato. 

Così, mi viene da pensare che, quando varcano la soglia del mio studio per la prima volta, i miei pazienti che stanno male perchè si sentono disorientati o sbagliati, entrino nella bottega di un artigiano della psiche, dove il lavoro consiste fondamentalmente nel rimettersi in contatto col proprio modo di pensare e sentire, con i propri valori, con ciò che dà senso alla propria vita, per dare valore a quei pensieri,  sentimenti, comportamenti e relazioni che sono il frutto di ciò che è autentico e unico dentro di sè, per poi cercare di viverli senza sentirsi sbagliati.

Vivere la vita in modo artigianale anzichè standardizzato favorisce molto la salute mentale perché fa crescere la consapevolezza delle differenze individuali e del fatto che abbiamo tutti diritto di essere quello che siamo, anche se ciascuno di noi è diverso da tutti gli altri, esattamente come gli artigiani o gli artisti producono i propri prodotti in base a ciò che sentono autentico dentro di sè e non misurano il proprio valore in base a ciò che fanno gli altri, rispettando così la propria e l'altrui diversità.     

domenica 17 gennaio 2021

il bandolo della matassa

 

Quando siamo a terra,

quando ci sentiamo estranei a noi stessi,

quando non sappiamo che pesci pigliare

e in quale direzione andare,

 

ricordiamoci che

il bandolo della matassa

è dentro di noi,

esattamente al centro di noi.

 

Cerchiamo di entrare in contatto

con le poche o tante

cose sicure di noi

che conosciamo.

 

Il bandolo è proprio lì,

sta accanto a ciò che ci appartiene,

ai nostri pensieri più veri,

alle nostre emozioni sincere,

 

al nostro modo di essere

che sentiamo davvero nostro,

anche se pochi o nessuno

lo riconosce e lo apprezza.

 

Il bandolo può essere nascosto

sotto le paure e la disistima di sé

che qualcuno ci può avere

appiccicato addosso.

E spesso bisogna scegliere:

vivere nella verità

o nell'apparenza,

essere se stessi

o piacere agli altri.

 

Una sola cosa è certa:

che il bandolo è sempre dentro di noi,

nel luogo più vero che abbiamo,

proprio lì,

dove continuamente nasciamo.

martedì 12 gennaio 2021

un mondo d'amore

I bambini hanno una grandissima capacità di percepire i sentimenti autentici che i genitori provano perché non hanno ancora tutte quelle sovrastrutture razionali che noi adulti ci siamo costruiti nel tempo.

Essi appartengono più di noi adulti al mondo della natura e, come gli animali, hanno delle antenne potentissime che permettono loro di percepire le emozioni e gli stati d’animo di chi hanno intorno.

Se noi siamo tristi e angosciati, i bambini lo sentono, a meno che non siamo così bravi da interrompere il flusso interno di questi sentimenti quando siamo con loro; è però sufficiente che ne rimanga qualche traccia percepibile perché loro la avvertano.

E non serve a nulla dire: "sto benissimo" quando coi gesti, col tono della voce, con gli sguardi e col nostro umore triste stiamo comunicando loro il nostro malessere.

Un bambino sa perfettamente quando un genitore è felice o quando è preoccupato; se in quest'ultimo caso noi facciamo finta di stare bene, il bambino percepisce che lo stiamo imbrogliando e non potrà avere con noi un rapporto sincero riguardo a questo imbroglio che, dolorosamente, si terrà dentro sentendosi terribilmente solo e senza fiducia, chiedendosi perchè mai il genitore abbia mentito. 

Riceverà due messaggi contemporanei e opposti (a parole "sto bene", nei fatti "sto male") e quindi non ci capirà più nulla, si sentirà confuso e ciò lo farà sentire abbandonato a se stesso, solo e triste.

martedì 5 gennaio 2021

ho dimenticato qualcosa?

Cerchiamo di non esagerare, la vita normalmente consiste solo di questo: nascereessere figlio, diventare adolescente poi adulto, conoscersi, misurarsi col coraggio e la paura, divertirsi, soffrire,  innamorarsi, riuscire ad amare qualcuno, avere buoni rapporti con gli animali e la natura, saper stare da soli, avere degli amici, delle passioni, un lavoro e una casa, a volte vivere in coppia e diventare genitore, raggiungere il massimo delle energie fisiche, iniziare a declinare in modo naturale, sopravvivere alle separazioni e ai lutti e, per ultimo, preparare il commiato affrontando il mistero della morte.

Ho dimenticato qualcosa?

venerdì 1 gennaio 2021

pandemia: mi dà pena/mi dà pane

Ogni tanto gioco con le parole, le anagrammo per vedere quali altre parole o frasi si possono creare modificando la posizione delle lettere. Non è un gioco solo di testa, ma anche di cuore, comunque di curiosità, è un gioco. Ieri ho fatto questo gioco con la parola pandemia e ho fatto una scoperta interessante.  Non vi sembra strano che la parola pandemia contenga al suo interno due frasi dal significato opposto: mi dà pena e mi dà pane

La pena ricorda un tormento, una perdita, un lutto, mentre il pane ricorda il cibo fondamentale, il nutrimento che ha sfamato l'umanità fin dalle sue origini. Il pane è nutrimento, la pena è sofferenza. Cosa vi fa pensare il fatto che entrambi questi concetti sono dentro a questa parola?

Anche la parola crisi, etimologicamente, ha due significati opposti, che sono: pericolo e opportunità. Questo dualismo, nel mio lavoro, lo sperimento ogni giorno. Quando arriva un paziente nuovo, è sempre in crisi e perciò si sente in pericolo, ma da questa crisi, se andrà bene, potrà uscirne trasformato in positivo, potrà superare i suoi problemi esistenziali e rinascere a nuova vita, scoprendo una possibilità di stare al mondo più autentica e benefica. La crisi è sempre un momento di svolta, in peggio oppure in meglio.

Non è quindi così strano che la parola pandemia, che definisce una situazione assai critica, contenga al suo interno sia la frase mi dà pena che l'opposta mi dà pane.  Ma in che senso la pandemia può essere pane? Di che tipo di nutrimento si tratta? Qui ciascuno può dire la sua. Per me, che la pandemia possa diventare pane, alimento che lievita, può  avvenire soprattutto se riusciamo a fare pace con la nostra umanità, sentendoci davvero simili agli altri nella nostra invalicabile finitezza, abbandonando l'arroganza di crederci onnipotenti o immortali (cosa che, per inciso, ci riempie di inquietudine, perchè porta con sè la costante paura della morte).

Non c'è niente di altrettanto rasserenante dell'accettare da un lato la realtà della condizione umana, il fatto che non possiamo controllare tutto, mentre dall'altro cerchiamo di fare comunque del nostro meglio per vivere l'unica vita che abbiamo nel modo più sensato e concreto, dentro ai confini del possibile, cercando di migliorarci, ma senza fantasie di onnipotenza. Una vita dove possano coesistere bene e male, gioia e dolore, allegria e tristezza, perchè è sempre stato così ed è normale che sia così, perchè queste sono le regole del gioco.

Ecco, per il 2021 vi auguro di non diventare troppo unilaterali, di essere sempre più capaci di vivere integrando creativamente gli opposti, perché la dinamicità  creativa della vita si manifesta proprio quando non siamo prigionieri dell'unilateralità, che porta al fanatismo, alla radicalizzazione, all'assolutismo, all'isolamento, all'immobilismo e alla paura.