lunedì 12 luglio 2021

elogio della curiosità


La curiosità è un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa.

Se è  vero che tutti i bambini sono naturalmente curiosi, perché poi alcuni adulti perdono ogni curiosità?

La curiosità tiene vivi, fino al momento della morte: Camilleri, qualche giorno prima di morire, disse che non aveva paura di morire perché era curioso di scoprire cosa ci sarebbe stato dopo.

Quando siamo stanchi, depressi, senza energie, proviamo a rientrare in contatto con la nostra curiosità, anche quella apparentemente sciocca, inutile, adolescenziale o disdicevole, perchè è  sempre meglio del nulla assoluto.

Come diceva Einstein: "Non smettiamo mai di osservare come bambini curiosi il grande mistero in cui siamo nati".

mercoledì 7 luglio 2021

ancora sull'ascoltarsi


 Una mia paziente, qualche anno fa, mi disse che le era successa una cosa importante. Lei era abituata a fare jogging per rilassarsi e, quando usciva di casa, si metteva a correre fino a quando, stanca, decideva di rientrare. Nell'ultima uscita, invece, a un certo punto, improvvisamente, aveva sentito che il suo corpo le chiedeva di smettere di correre e di iniziare a camminare, poi, dopo qualche minuto, le chiedeva di correre di nuovo, poi di camminare, poi di fermarsi, e così via. Per tutto il tempo della sua passeggiata lei aveva semplicemente esaudito alla lettera ciò che le chiedeva il corpo.

Mi disse che avere ascoltato e assecondato le richieste del suo corpo era stata per lei un'esperienza nuova e appagante, che le aveva dato un senso di pienezza e di benessere totale. La testa non si doveva più porre domande su cosa fosse meglio fare, nè su cosa desiderasse davvero: il corpo. inequivocabilmente, le suggeriva qual era la cosa giusta da fare in ogni momento. Aveva sperimentato il proprio corpo come una parte di sè che sapeva con chiarezza cosa desiderava e la sua testa aveva semplicemente recepito ed eseguito le richieste che venivano dal corpo.


Le ferie possono essere un'occasione ideale per ascoltarci, per stare con noi stessi, liberati dalle esigenze del lavoro e dei ritmi spesso frenetici che viviamo abitualmente.
Approfittiamone, per chiederci cosa vogliamo veramente e cos'è davvero importante per noi, per ascoltare la nostra psiche e il nostro corpo, che sono ciò che ci costituisce, sono la nostra essenza, e spesso ci chiedono le stesse cose, con modalità e strumenti espressivi diversi.
Cerchiamo di volere bene e di nutrire bene la nostra psiche e il nostro corpo: in cambio avremo quella serenità e quella sicurezza che ogni rapporto d'amore regala a chi lo vive in modo appassionato. 

martedì 29 giugno 2021

fare la pace con noi stessi

 

La nostra vita scorre tra due sentimenti opposti: l'impotenza e l'onnipotenza.
A volte uno dei due ci possiede e ci ritroviamo a pensare che non riusciamo a fare nulla di buono oppure che possiamo compiere imprese impossibili.
Spesso questi due opposti stati d'animo si manifestano uno dopo l'altro, per cui ci sentiamo onnipotenti e ci avventuriamo in progetti che poi non riusciamo a portare a compimento, dopodichè il nostro umore vira verso il nero della depressione, della svalorizzazione di sè, della perdita di autostima.
La cosa veramente importante è, momento per momento, conoscere abbastanza bene le nostre forze e le nostre capacità, per percorrere quei sentieri della vita che sono alla nostra portata, così come in montagna sarebbe assurdo che un escursionista non troppo esperto si avventurasse in ferrate o arrampicate difficili e pericolose.
La domanda è: perchè non ci accettiamo così come siamo, coi nostri pregi e difetti? Perchè non ci amiamo per ciò che siamo veramente? Perchè dobbiamo sempre dimostrarci di essere migliori di ciò che siamo per volerci bene?
La risposta spesso è che non siamo stati apprezzati a sufficienza da un genitore o da tutti e due e, senza rendercene conto, passiamo la vita a cercare di essere sempre migliori per cercare di ottenere dagli altri quell'approvazione, quell'apprezzamento che ci è mancato quando eravamo più piccoli e del quale soffriamo ancora la mancanza.
E' una specie di condanna che ci portiamo dentro e che non ha mai fine se non la stoppiamo.
Fare la pace con noi stessi, accettarci per ciò che siamo veramente, è il frutto di una presa di posizione interiore affettiva ed emotiva, di un cambiamento di rotta, che ci porta a riconoscere che nessuno, nemmeno i nostri genitori, ha il diritto di dirci come dobbiamo diventare per essere degni di essere amati, oppure di farci sentire in colpa se non facciamo quello che loro ritengono giusto.
Il chè significa rivendicare a noi stessi il diritto ad esistere in base a ciò che sentiamo e crediamo vero: un'assunzione di responsabilità verso noi stessi che costituisce la differenza tra il bambino dipendente dai genitori e l'adulto libero e autonomo.  

venerdì 11 giugno 2021

perdere l'orientamento


Viviamo immersi in una società che ci inonda di stimoli visivi e uditivi. Nella vita quotidiana ciascuno di noi vive in mezzo a vetrine di negozi, manifesti pubblicitari, insegne luminose, musica di sottofondo spesso ad alto volume, mezzi pubblici affollati con passeggeri che parlano ad alta voce, supermercati chiassosi in cui passiamo ore in mezzo all'affollamento e al rumore. Ci abbiamo fatto talmente l'abitudine che lo diamo per scontato e non ci passa per la testa che questo modo di vivere può avere una grande influenza su di noi. Nei piccoli paesini immersi nella natura si ha ancora la possibilità di trovare facilmente situazioni di pace e silenzio nonchè di contatto con la natura, che permettono di non avere così tanti richiami che ci distraggono dal contatto con noi stessi. 
Queste considerazioni mi sembrano importanti rispetto alla grande difficoltà che le persone spesso hanno nell'essere consapevoli di che cosa vogliono o desiderano davvero, di che cosa è davvero buono e nutriente per loro.
Quando chiedo a qualcuno cosa senta o desideri davvero, spesso mi capita di sentirmi rispondere "non lo so". Il fatto è che per sapere cosa si vuole veramente è necessario passare un po' di tempo ad ascoltarsi, a cercare di riconoscere la propria identità, ma come si fa se ci si trascura e si incanala la propria vita solo in base agli stimoli che vengono dall'esterno? Questo si chiama condizionamento e se è abituale diventa perdita del contatto con se stessi. Si diventa disabituati ad ascoltarsi e si può arrivare a non sapere più chi si è veramente. Si perde il contatto col proprio sentire, con quelli che sono i propri valori, il proprio bene, si perde la consapevolezza di cosa è davvero importante per noi.
Ovviamente non si può non vivere nel mondo, ma obbligarsi a passare un po' di tempo con noi stessi, come ci si obbliga ad andare in palestra o in piscina o a correre, questo dovremmo cercare di farlo, perchè il rischio è quello di perdere la bussola, di non avere più una stella polare che ci indichi il cammino, il nostro modo autentico di vivere.
 

domenica 6 giugno 2021

un film che, secondo me, merita di essere visto (1 e 2)

Ho pensato di segnalarvi, d'ora in poi, i film che ho visto e che mi sento di suggerire agli amici.

Ovviamente è un mio giudizio personale, quindi come tale deve essere preso.

Vi segnalerò film che mi hanno in qualche modo arricchito (che mi hanno divertito, che mi hanno fatto pensare, che mi hanno stupito, che sono ironici, che hanno un pizzico di stranezza, che hanno una certa grazia che mi è rimasta dentro).

Non mi piacciono i film horror o splatter (tranne Tarantino), non mi piacciono quelli catastrofici o di azione fine a se stessa (tranne poche eccezioni), non mi piacciono film banali, dove dopo venti minuti si sa già come andrà a finire la storia, non mi piacciono film fatti male, svogliatamente interpretati o diretti.

Mi piacciono i film particolari, che raccontano qualcosa che non è mai stato raccontato o lo narrano in un modo nuovo. Mi piacciono i film dove si vede che l'insieme degli attori e il regista sono stati una squadra e magari ti fanno pensare che si sono anche divertiti a lavorare insieme. Mi piacciono i film realizzati con scarsi mezzi e con un amore grande per la storia che raccontano.

Bene, precisato tutto questo, inizio segnalandovi due film che ho visto la scorsa settimana.

Il primo è LACCI, regia di Daniele Luchetti, con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando e Giovanna Mezzogiorno.


 

Il secondo è NEL BAGNO DELLE DONNE, regia di Marco Castaldi, con Luca Vecchi, Daphne Scoccia, Stella Egitto, Francesca Reggiani.




Buona visione!



 

mercoledì 2 giugno 2021

l'importanza delle immagini e dei simboli nella psiche, nella pubblicità e in politica

 

J.W.Waterhouse: Psiche (1903)

La psiche si manifesta attraverso le immagini dei sogni, che a volte sono precise perfino nei dettagli, altre volte sono confuse e poco chiare.

Al risveglio dopo un sogno, le domande che si possono fare sono: perchè proprio queste immagini? Perché questi dettagli? Perché questa particolare combinazione di elementi e non una diversa? Perchè lo spazio e il tempo spesso non sono rispettati? Il dialogo con le immagini dei sogni comincia necessariamente dal ricordo preciso delle immagini sognate per poi lasciarle risuonare emotivamente dentro di noi.
Mentre Freud tendeva ad interpretare l'inconscio quasi esclusivamente in chiave sessuale, Jung, introducendo il concetto di realtà della psiche, ci ha insegnato ad ascoltare le immagini e a lasciare che esse agiscano su di noi emotivamente, facendoci venire in mente associazioni e collegamenti nuovi: chiamò questo metodo di lavoro amplificazione. Egli diede la massima importanza alla risonanza emotiva che le immagini hanno su di noi. Elaborò la teoria dei complessi (nome che divenne poi di moda), che egli definì complessi a tonalità affettiva, rimarcando l'importanza del sentire nell'accostarsi alla nostra interiorità.
Le immagini che lo colpivano di più erano quelle che mettevano insieme due o più elementi, che nella realtà diurna non stavano o non potevano stare insieme: pensò che se la psiche creava una immagine particolare, ci doveva essere un motivo, una spiegazione speciale. Il valore poetico della psiche nasce dal suo linguaggio immaginale e simbolico.
Un simbolo è per Jung l'immagine più idonea che l'inconscio riesce a trovare per comunicarci qualcosa di importante.
Faccio un esempio.
Tantissimi anni fa ricordai un sogno importante. Avevo allora una relazione che si protraeva un po' stancamente e mi interrogavo sulla bontà di quel rapporto. Una notte sognai che a terra, sulla strada che conduceva alla casa dove abitavo insieme alla mia compagna, c'era un documento abbandonato. Mi chinai, lo raccolsi e vidi, con mio grande stupore, che era il mio libretto della pensione, con tanto di foto (allora avevo circa 25 anni). Quando mi svegliai mi venne spontaneo associare quella relazione che procedeva stancamente all'immagine del libretto della pensione, come se il sogno mi avesse voluto dire che con quella donna, in quella casa, stavo facendo una vita da pensionato, nonostante avessi 25 anni. Un po' lo sapevo già che quella relazione era un po' spenta, ma il poter vedere concretamente in sogno il libretto della pensione fu decisivo: mi diede il coraggio per affrontare la situazione. Compresi che il libretto della pensione era un simbolo che alludeva al rapporto.
Per i greci sunbolon era il nome di una tavoletta che veniva spezzata in due parti quando una persona doveva intraprendere un lungo viaggio: una parte la teneva chi partiva e l'altra parte la conservava chi restava, così nel periodo di lontananza, ciascuno dei due, guardando la propria parte di tavoletta, pensava all'altro che aveva la parte mancante. Simbolo quindi è una immagine concreta che allude, rimanda, fa venire in mente qualcosa di importante e collegato.
Le immagini hanno una forza emotiva molto superiore a quella delle parole e bene lo sanno i pubblicitari e gli uomini pubblici, che di immagini vivono e che curano meticolosamente sia la propria immagine pubblica sia quella dei prodotti che desiderano vendere.
Le immagini sono potentissime perchè entrano dentro di noi e arrivano a toccare la sfera dei nostri sentimenti; non è un caso se ancora ci ricordiamo quella volta in cui Berlusconi, seduto davanti a una scrivania vicino a Bruno Vespa,  firmò il patto con gli italiani nel 2001: una scena destinata a rimanere a lungo nella nostra memoria, sicuramente un escamotage pubblicitario e simbolico di fortissimo impatto, che è entrata nella psiche degli italiani proprio come la famiglia del Mulino Bianco o l'uomo che non deve chiedere mai, coi loro richiami emotivi e affettivi.
Le forze politiche che non riescono a offrire simboli e immagini simboliche significative e profonde agli elettori hanno scarse possibilità di avere successo, proprio come i prodotti che non possono fare pubblicità. 




domenica 23 maggio 2021

genitori e figli

Quando si nasce non si ha quasi niente nel cuore, soltanto quello che si è sentito mentre si stava nella pancia della mamma.

Ma è dopo, quando si viene al mondo, che il cuore comincia a riempirsi di stimoli: belli, caldi e rassicuranti, oppure brutti, freddi e dolorosi.

La sicurezza e l'insicurezza nascono dalle relazioni affettive, dal benessere o dal malessere che esse creano.

Nessuno nasce buono o cattivo. E' l'affetto, la comprensione, l'accoglienza, il riconoscimento e il rispetto della identità dei figli ciò che fa la differenza.

Si dice che il mestiere di genitore è difficile, ma non è vero. E' faticoso perchè richiede pazienza, tempo e dedizione, Ma se si sa e si riesce ad amare, la relazione coi figli si sviluppa in modo naturale e dura per tutta la vita.

Se un genitore sta bene e ama suo figlio, anche il figlio starà bene e amerà il genitore.

E siccome nessuno è perfetto, non dobbiamo pretendere di essere dei genitori perfetti nè di avere dei figli perfetti: se accetteremo le loro imperfezioni, anche loro accetteranno le nostre. 

Se coi figli facciamo tutto quello che riusciamo a fare senza colpevolizzarci, anche i nostri figli impareranno a fare tutto il possibile senza sentirsi in colpa. 

Se non li imbrogliamo, anche loro saranno sinceri con noi.

Se non vorremo che loro siano diversi da quello che sono, loro non vorranno che noi siamo diversi da ciò che siamo, ci ameranno come noi li abbiamo amati e saremo per loro dei punti di riferimento proprio come loro lo saranno per noi.


domenica 9 maggio 2021

come viandanti nel tempo

 Il tempo che viviamo è importante perchè è limitato: è proprio il limite a dargli senso.

Se vivessimo un tempo infinito, esso avrebbe poco significato.
Lo dice anche la nostra esperienza: quando eravamo giovani sapevamo di avere ancora tanti anni davanti a noi e non avvertivamo troppo lo scorrere del tempo, mentre a una certa età ci si rende conto che non sono più tantissimi gli anni che si hanno ancora a disposizione e questa consapevolezza conferisce al tempo un valore maggiore.
Ricordare la finitezza della vita può essere il migliore stimolo a darsi da fare, a non sciupare le giornate nell'indifferenza o nella semplice speranza in un domani migliore.
D'altra parte, non bisogna nemmeno essere troppo ansiosi, non bisogna volere a tutti i costi trovare scorciatoie che ci permettano di realizzare troppo in fretta ciò che desideriamo.
Non è un caso che le più diffuse psicopatologie, l'ansia e la depressione, ruotino intorno al tempo, ma con segno opposto: da una parte il volere le cose in fretta e certe (ansia) e dall'altra il temere di non realizzare mai nulla (depressione).
Dobbiamo trovare un accordo con il Tempo, sincronizzare i nostri orologi interiori sulle diverse età della vita, a dispetto di chirurgie estetiche e pretese di eterna giovinezza, sforzandoci di percorrere il nostro cammino seguendo ritmi naturali.
Forse bisogna cercare di realizzare i progetti che ci stanno a cuore, quelli che coltiviamo con più sentimento dentro di noi, con la consapevolezza dei nostri limiti ma anche con la forza della nostra determinazione, della volontà, chiamando a raccolta tutte le nostre capacità per fare del nostro meglio, che è il massimo che possiamo fare.
Ricordandoci che ci sentiamo vivi quando ce la stiamo mettendo tutta, quando non abbiamo rinunciato a cercare, quando siamo come i viandanti che semplicemente amano camminare, quando non abbiamo troppa paura di quella parte di noi che è aperta al nuovo e al futuro, quando lottiamo per qualcosa in cui crediamo senza lasciarci distrarre troppo dai risultati.
Rammentandoci anche che qualche volta, sanamente, dobbiamo concederci di fermarci da qualche parte e riposare per tutto il tempo necessario a riprenderci e fare il pieno di nuove energie.

mercoledì 28 aprile 2021

la fatica di scegliere tra troppe cose diverse


Può sembrare paradossale, ma se nella nostra vita quotidiana dobbiamo scegliere tra poche alternative facciamo molta meno fatica che se dobbiamo scegliere tra tante opzioni diverse e, secondo alcune ricerche, spesso siamo più felici.

La questione non è banale, perchè illumina un aspetto quasi sempre dimenticato del nostro vivere quotidiano. Siamo abituati a pensare che più possibilità abbiamo di scegliere e più possiamo essere felici, ma non pensiamo mai che se scegliere tra tante opzioni diventa un'abitudine, rischiamo di essere perennemente affaticati perchè fare sempre la scelta davvero migliore tra tanti oggetti diversi diventa snervante e quasi impossibile.

Lo sforzo di scegliere la cosa migliore tra tante ci porta via tanto tempo e tante energie fisiche e psichiche. Pensiamo ai lunghissimi scaffali degli ipermercati, alla stanchezza che ci coglie dopo aver stivato un carrello di oggetti accuratamente confrontati con tanti altri per caratteristiche, aspetto, ingredienti, peso e prezzo: quasi sempre usciamo dai grandi supermercati con la testa affaticata e col desiderio di andare a riposarci per riprendere energie (non è un caso che vicino alle casse ci siano generi che danno ristoro e godimento come caramelle, gelati e snack dolci).

Allo stesso modo, quando leggiamo o ascoltiamo tante opinioni diverse su un singolo argomento, rischiamo di esaurire le nostre capacità di valutazione e confronto, finendo per rinunciare a farci un idea personale oppure a dare giudizi negativi, superficiali e frettolosi perchè non riusciamo a valutare e comparare tutte le opinioni approfonditamente e ci stanchiamo.

Anche la velocità, la fretta con cui dobbiamo effettuare una scelta contribuisce a rendere più stressante la necessità di decidere. 

Sono stati fatti degli esperimenti che hanno rivelato che scegliere tra poche opzioni fa percepire buono il prodotto scelto molto di più che nel caso della scelta tra molti prodotti diversi, quindi c'è una certa correlazione tra benessere e scelta tra un numero non eccessivo di alternative.

Alla fine della giornata, quanta della nostra fatica quotidiana dipende dall'alto numero di scelte, anche per cose di pochissima rilevanza, che abbiamo dovuto fare durante la giornata? Se ci pensiamo bene, quando siamo in ferie, la necessità di scegliere tante volte tra molte cose diverse si riduce drasticamente e forse anche questo contribuisce a sentirci più rilassati.

Non voglio dire che sia meglio avere poche scelte in generale, ma forse dovremmo diventare più consapevoli che effettuare troppe scelte tra molte cose diverse rischia di affaticarci parecchio senza che ce ne rendiamo conto.   


  

domenica 11 aprile 2021

ricetta base per il benessere psichico


Oggi vorrei darvi una ricetta semplice per ottenere un sufficiente benessere psichico. Ovviamente non è la soluzione a tutti i problemi, prendete queste indicazioni come una base su cui costruire il vostro benessere psichico secondo le vostre caratteristiche personali.

Gli ingredienti sono quattro: la fiducia in sè, la benevolenza verso di sè, il riconoscimento dei propri sentimenti e la ragionevolezza.

Prendete i vostri sentimenti e amalgamateli con cura alla vostra ragionevolezza in dosi uguali. Questa prima operazione è fondamentale per evitare che il composto sia poco equilibrato perchè chi mette solo sentimenti rischia di ottenere comportamenti in qualche modo eccessivi mentre chi mette solo ragionevolezza rischia una vita troppo piatta e grigia. Si parte sempre dai propri veri sentimenti e poi si chiede alla ragione cosa ne pensa, qual'è il modo giusto di viverli valutando l'intensità e il momento per esprimerli al meglio.

Una volta che avete ottenuto questo composto aggiungete la fiducia in voi stessi (se non ne avete cercate qualcuno che abbia fiducia in voi e prendete da loro il vostro ingrediente).

Infine aggiungete la benevolenza verso voi stessi, soprattutto verso i vostri limiti, che devono essere tenuti in considerazione attentamente per permettervi di calibrare correttamente i vostri comportamenti.

Se vi manca del tutto qualcuno di questi ingredienti, cercateli dentro di voi, perchè è certo che da qualche parte ci sono, solo che li avete persi di vista o dimenticati.

A piacere si può insaporire il tutto con un pizzico di follia o con qualche altro ingrediente in base ai gusti personali.

 

sabato 3 aprile 2021

la ghianda di Sinner e gli auguri di Pasqua

Chi è Sinner? E' un ragazzo 19enne altoatesino che domani sera giocherà la finale del torneo di tennis di Miami. Se vincerà sarà n° 14 del mondo, se perderà sarà n° 22, ma non è questo che mi interessa; non sono un fanatico della competitività e non credo sia importante diventare il numero uno di qualcosa.

Mi interessa invece parlare del fatto che pare che a questo ragazzo piaccia giocare a tennis e che gli riesca davvero bene. Per usare la metafora usata da James Hillman nel libro Il codice dell'anima, sembra che la ghianda di Sinner contenga anche il gioco del tennis. Hillman. rifacendosi al concetto del Sè di Jung, sostiene che ciascuno di noi ha dentro di sè una ghianda che contiene l'essenza della propria personalità e che se riusciamo a riconoscerla e poi a cercare di realizzarla, vivremo una vita equilibrata e felice. In sostanza, se nella nostra vita ci sarà un dialogo continuo tra il nostro Io (ciò che sappiamo di noi) e il nostro Sè (la nostra essenza) potremo sentirci complessivamente bene.

Il mio augurio di Pasqua (e di Resurrezione da questi tempi di pandemia) a tutti voi è di rimanere sempre in contatto con la vostra ghianda per realizzarne e goderne i frutti per tutta la vita.  

   

sabato 27 marzo 2021

del piacere e della necessità di covare

 


Opera di Giampaolo Tomassetti

Stamattina, appena sveglio, mi stavo godendo il calore del letto sotto al piumone, mentre la mia mente seguiva un immagine, un pensiero che mi portava lontano, ad altre immagini e ad altri pensieri.
E mi è apparso chiaro quanto sia importante covare al caldo i propri pensieri, i propri sentimenti.
Voglio dire che come le uova degli uccelli o di altri animali hanno bisogno di qualcuno che ci stia accovacciato sopra a lungo per proteggerle e dare loro calore, così anche ciò che comincia a circolare in modo spontaneo e un po' confuso nella nostra mente e nel nostro cuore ha bisogno di tempo, cura e calore per maturare, ha necessità insomma di essere covato per acquistare una forma e una sostanza più precise e più concrete.
Covare significa stare amorevolmente attorno al nostro uovo-idea o uovo-sentimento, stando attenti a non schiacciarlo col peso di conclusioni affrettate, creare cioè le condizioni ideali affinchè possa avvenire un processo naturale  di trasformazione.
Opera di Giampaolo Tomassetti
E dobbiamo covare con cura, con costanza e con piacere finché ci appare necessario: guai ad abbandonare il nido prima!
Ma stare lì a covare non è semplice.
Penso a quanti stimoli ci bombardano continuamente e ci distolgono dallo stimolo precedente, come se un uccello cambiasse l'uovo da covare ogni cinque minuti: sicuramente non nascerebbe niente e il calore della cova verrebbe disperso inutilmente.
Credo quindi che dovremmo cercare di selezionare con cura gli stimoli per covare solo quelli che sono per noi essenziali, senza volerci impegnare in troppe cose od occuparci di tutto.
Le magie riescono solo ai maghi e molto spesso sono illusioni.
E anche se all'inizio l'idea o il sentimento nascono in un lampo, da un'intuizione o un colpo di fulmine, con la stessa velocità dello spermatozoo che feconda l'uovo, dopo, per far nascere qualcosa di vitale, dobbiamo covarlo con assiduità, senza stancarci e senza abbandonare troppo presto il nostro progetto.

lunedì 22 marzo 2021

Stasera sono felice, oggi ho fatto il vaccino AstraZeneca

Mi  sento leggero, molto meno preoccupato, oggi ho fatto la prima dose del vaccino AstraZeneca. So che nel giro di un paio di settimane sarò al riparo dagli effetti più gravi del Covid, vedo il mio futuro più roseo. Mi sento liberato da un peso. Auguro a tutti voi di sentirvi presto così. È una sensazione di leggerezza quasi impensabile prima. Un altro mondo.

mercoledì 17 marzo 2021

decalogo per non andare mai in crisi

   1) ATTRIBUIRE SEMPRE LA COLPA DI CIO’ CHE CI ACCADE A QUALCUN ALTRO.


  2) NON CAMBIARE MAI IDEA SU QUALCOSA O SU QUALCUNO.

  3) NON IMPEGNARSI MAI A FONDO IN NESSUNA RELAZIONE AFFETTIVA.

  4) TRASCORRERE IL PROPRIO TEMPO FACENDO SEMPRE LE STESSE COSE, MEGLIO SE PRIVE DI SENSO.

  5) ESSERE MOLTO RIGIDI NELLE QUESTIONI MORALI OPPURE NON AVERE MORALE.

  6) FILOSOFARE O PONTIFICARE SULLA VITA SENZA VIVERLA IN PRIMA PERSONA.

  7) ESERCITARE RIGIDAMENTE IL POTERE CHE SI HA.

  8) NON AVERE ALCUNO SCRUPOLO NEL CERCARE DI ARRIVARE IN TUTTI I MODI POSSIBILI NELLE POSIZIONI DI COMANDO.

  9) CONSIDERARE LE PERSONE COME SE FOSSERO COSE.

10) RASSEGNARSI AL GRIGIORE DELLA VITA E SMETTERE DI SOGNARE.


lunedì 8 marzo 2021

lo stalking: l'altro è una parte di me una mia proprietà


Lo stalking è il comportamento di chi è attratto da una persona e la perseguita ossessivamente con telefonate, sms, appostamenti sotto casa, inseguimenti in auto, ecc. Spesso è oggetto di stalking un ex fidanzata/o o un coniuge che ha deciso di troncare la relazione.

La motivazione di questi comportamenti persecutori è quasi sempre il fatto che chi è stato lasciato non riesce a staccarsi dall'ex-partner, non accetta che egli sia ritornato ad essere una persona libera. Rimane fortissima in lui la speranza di un ripensamento dell'altro, che è oggetto di continue sollecitazioni che possono sfociare in minacce e violenza: lo stalker non accetta che l'altro non lo ami più e che possa amare un'altra persona.
Il nucleo patologico profondo dello stalker è il sentimento di possesso che egli ha nei confronti dell'ex-partner, come se egli fosse una parte del proprio corpo e della propria anima che, quindi, non ha il diritto di abbandonarlo e dimenticarlo.
Questo sentimento di possesso può esistere anche se non c'è stata tra i due una relazione, perché a volte lo stalker identifica una persona come il proprio partner ideale e non accetta che qualcuno gliela porti via: deve rimanere libera da vincoli, a sua  disposizione.
Per cercare di riconoscere un possibile stalker bisogna rivendicare, fin dall'inizio di una relazione, spazi naturali di libertà personale e vedere come l'altro reagisce. Se ci si rende conto che per l'altro il bisogno di controllarci e averci sempre al suo fianco è eccessivo, bisogna valutare attentamente la situazione.
Nel caso in cui siano già cominciate le molestie, occorrerà mantenere un atteggiamento di distacco assoluto, di chiusura totale delle comunicazioni, perché qualsiasi attenzione, qualsiasi frase, qualsiasi dialogo con lo stalker può venire da lui interpretato come il segnale di un cedimento alle sue aspettative, un incoraggiamento alla speranza di recuperare la relazione affettiva.
La maggior parte degli stalker sono maschi, ma esistono esempi anche al femminile. Purtroppo per molti maschi è quasi impossibile rendersi conto di avere dentro di sè una parte femminile con cui relazionarsi creativamente, per cui, per loro, è indispensabile avere a disposizione una donna che supplisca a questa mancanza.
Quando si pensa di iniziare una relazione con qualcuno bisognerebbe cercare di verificare se l'altro sia in grado di stare bene anche da solo o se noi siamo indispensabili per la sua esistenza. Coloro che non si sono evoluti, che non sono diventati autonomi affettivamente, dipendono dall'altro come i bambini piccoli dipendono dalla mamma e se la mamma si allontana da loro si sentono perduti e abbandonati, piangono, si arrabbiano e buttano tutto per aria. 
Solo una persona autonoma e indipendente affettivamente è una persona che sa rispettare la libertà dell'altro e quindi sa amarlo. Solo chi riesce a vivere anche da solo può desiderare la libertà dell'altro, perchè sa e accetta che l'altro è sempre un altro, non una parte di sè o una sua proprietà. Solo chi, seppur con dolore, riesce a vivere senza l'altro, non ci farà mai del male, perché ci ama davvero!


venerdì 26 febbraio 2021

tradimenti

 Ci tradisce chi ci ama o è nostro amico solo se noi corrispondiamo alle sue aspettative.


Ci tradisce chi non desidera che noi diventiamo ciò che siamo veramente.

Ci tradiscono i gruppi che valutano negativamente o guardano con sospetto le caratteristiche individuali dei propri membri, invece di accoglierle come possibilità di arricchimento e stimolo per la crescita della collettività.

Ci tradiamo noi stessi quando abbiamo delle intuizioni, delle percezioni chiare che ci vengono da dentro, ma le abbandoniamo per strada, dimenticandoci che sono esistite.

Ci tradiamo anche quando, per essere accettati o amati, ci adeguiamo troppo ai desideri degli altri, rinunciando ad esprimere ciò che siamo e che sentiamo vero.

mercoledì 17 febbraio 2021

17 febbraio: giornata del gatto


Dico solo una cosa: non vorrei mai che i gatti fossero diversi da quello che sono! L'esperienza mi dice che se uno ama i gatti ama essere una persona che cerca  la possibilità di essere autentico, autonomo e indipendente e apprezza le persone che desiderano esserlo. Quasi sempre è  anche una persona che ama entrare in relazione con le persone che, come lui, rispettano la diversità degli altri. T
utti gli animali, come tutte le persone, noi compresi, se ci rispettano, vanno rispettati!

Buona giornata del gatto al gatto che è dentro di noi! 

venerdì 12 febbraio 2021

la storia di Aldo

Caro Aldo,

quanti anni abbiamo passato insieme! Sei entrato nel mio studio per la prima volta più di trent'anni fa e ci sei tornato tutte le settimane, fino a poco tempo fa, quando te ne sei andato per sempre.

Ti ricordi quando venivi da me le prime volte, qualche anno prima di andare in pensione? Venivi a raccontarmi i tuoi pensieri, perchè non avevi nessun amico, nessun familiare, nessuna persona con cui parlare.
E tutta la tua vita era stata così, perchè non avevi mai avuto la capacità e il coraggio di entrare in una relazione affettiva con un altro essere umano. Tu avevi paura degli altri e dicevi che non te ne importava proprio niente di loro.
Vivevi da solo, eri autonomo, autosufficiente e ti dava fastidio perfino se qualcuno ti regalava qualcosa, perchè ti sentivi obbligato in qualche modo a contraccambiare.
Ricordo che parlai di te a una collega più anziana che mi disse: fai del training autogeno con lui, che almeno si rilassi un po', non può mica fare della psicoterapia!
Eppure, caro Aldo, io e te siamo andati avanti per una strada che poteva sembrare senza sbocco, ma che abbiamo percorso insieme passo dopo passo.
Quando ti ho conosciuto tu non frequentavi nessuno, vivevi nel mondo delle tue fantasie, non andavi nemmeno al bar: le tue uniche compagnie le trovavi, di tanto in tanto, quando andavi al cinema a luci rosse a vedere qualche film pornografico.
Eppure eri anche colto, ti interessavi di letteratura, di arte, di musica, ma avevi un giudizio così tanto negativo di te stesso, da precluderti qualsiasi relazione reale.
Avevi paura di soffrire nelle relazioni e le donne per te erano tutte delle persone che ti volevano incastrare, portare via la libertà e anche i soldi.
Ma a me non hai mai smesso di raccontare i tuoi pensieri. Ricordo quando un giorno ti dissi che tutti abbiamo un Io e tu, serio, mi guardasti e mi dicesti: no, io non ce l'ho l'Io!
Non davi importanza neppure ai sogni. Giocavi in borsa, lì mettevi tutta la tua libido, volevi vincere, guadagnare, avere, possedere, ammucchiare, come Paperon de' Paperoni. Non sapevi fare altro, non sapevi amare, nè gli altri, nè te stesso.
Se vogliamo fare un riassunto breve dei tuoi cambiamenti di questi anni, possiamo dire che hai cominciato ad andare a giocare a carte al bar, poi a qualche corso per anziani, poi alle vacanze estive organizzate per gli anziani dal Comune.
E al ritorno da una di queste vacanze, lo ricorderò fin che campo, mi hai detto: al mare ho conosciuto una donna che mi ha colpito molto perchè è una donna buona.
Hai detto proprio così, ti ricordi? Hai detto che era una donna buona. E con quella donna hai iniziato una storia d'amore fatta di tenere carezze, mele cotte, marmellate fatte in casa e televisione guardata insieme. Per tua fortuna, lei era molto portata per certe cose e ti ha fatto vivere in cinque anni tutte le fantasie erotiche che, fin da giovane, avevi  sempre immaginato e sognato ma mai realizzato insieme a una donna. Che esperienza meravigliosa è stata per te vivere il sesso unito al sentimento! Una cosa vissuta per la prima volta a settant'anni con l'ingenuità e lo stupore di un adolescente!
L'affetto per quella donna ti aveva fatto cambiare. Ora avevi il cuore che sorrideva e anche gli occhi ridevano e non eri più triste e solo, eri quasi sempre sereno, a volte felice. Purtroppo però la tua felicità è durata solo cinque anni, poi la vita ti ha giocato un brutto scherzo. La tua donna, la tua amata compagna alla quale avevi anche scritto alcune poesie, da un giorno all'altro ha perso conoscenza e non è stata più lei: qualcosa dentro la sua testa si è rotto e non ricordava quasi più nulla, non riusciva più a parlare, è velocemente peggiorata e dopo pochi mesi è morta. 
E per la prima volta nella vita hai vissuto il dolore profondo della perdita di una persona amata, tu che per tutta la vita ti eri difeso dai sentimenti con grande tenacia per evitare di soffrire. La andavi a trovare tutti i giorni all'ospedale, le portavi i fiori che piacevano a lei e le parlavi per ore, anche se lei non ti riconosceva, sperando inutilmente che tutto questo sarebbe servito a farla guarire, ma non è stato così.
 
Com'è la vita, eh, Aldo? 
Chi l'avrebbe detto, a suo tempo, che ce l'avremmo fatta a rompere il muro che ti separava dagli altri esseri umani?
Chi l'avrebbe detto che saresti arrivato a sentirti bello e desiderabile e ad interessarti dell'anima delle altre persone?
Che saresti riuscito ad essere felice, umano, a stare bene con te stesso e a rapportarti con gli altri con consapevolezza, senza le vecchie paure?
Chi l'avrebbe detto che avresti sperimentato il dolore e il lutto per la morte di una persona cara?
E chissà come sarà stata la tua morte, quella morte che ti ha sempre spaventato tanto e alla quale negli ultimi tempi non davi più così tanta importanza. Nella mia immaginazione ti vedo andare incontro alla morte con grande serenità.

 

domenica 7 febbraio 2021

malinconia creativa

 

Joan Mirò - Canto dell'usignolo di mezzanotte e pioggia del mattino (1940)

Oggi vorrei parlarvi di uno stato d'animo, tipico dell'adolescenza, che però quasi tutti prima o poi provano nella vita nei momenti di trasformazione: la malinconia creativa. Cos'è? E' uno stato d'animo tipico delle età di passaggio, caratterizzato dall' incertezza su ciò che siamo, su come sarà il nostro futuro, su come cambierà la nostra vita dopo la trasformazione che è in atto. 

E' come essere a metà dell'attraversamento di un ponte e constatare che, da un lato, abbiamo lasciato una sponda che conoscevamo bene e, dall'altro, che non siamo ancora arrivati dall'altra parte; che siamo in una terra di mezzo, con la consapevolezza che dovremo andare avanti verso un territorio sconosciuto e che non è possibile rimanere dove siamo per sempre e nemmeno tornare indietro. 

Siamo obbligati ad andare avanti (proviamo un certo desiderio di farlo, insieme alla speranza che alla fine ci sarà qualcosa di positivo) ma non sappiamo con sicurezza dove arriveremo, il futuro sconosciuto ci fa provare timore. Paura e speranza coesistono in noi, ma questa miscela di sentimenti contrapposti contiene una certa dose di vitalità.

La malinconia creativa genera una tensione vitale che permette di fluttuare in tutte le direzioni, tra la ricerca della consapevolezza di chi si è davvero e il mistero su ciò che si diventerà. Si sperimenta così quella mancanza di certezze che a volte diventa forza vitale, per poi ritornare ad essere dubbio, incertezza, timore: un periodo caratterizzato da tempi vuoti, creatività, noia, riflessione, a volte da grandi paure o momenti di esaltazione: in una parola, un multiforme periodo di formazione ed elaborazione del nostro futuro. 

Un periodo che è simile a un tuffo nel mare profondo, con un misto di paura e di speranza, perchè non sai mai se alla fine il mare ti inghiottirà o ti regalerà la freschezza per rigenerarti e farti ripartire più forte e sicuro di prima.

Guardando questo video ho provato le emozioni tipiche della malinconia creativa, nelle immagini, nella musica e anche nelle parole ed è per questo che ve lo propongo.

                     Corey Kilgannon - Soften, Continue (2016)
 

P.S.: Grazie a Maria Cardamone (www.treccenere.blogspot.com) che mi ha fatto trovare il video.