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sabato 6 ottobre 2012

fare la pace con noi stessi

La nostra vita scorre tra due sentimenti opposti: l'impotenza e l'onnipotenza.
A volte uno dei due ci possiede e ci ritroviamo a pensare o che non riusciamo a fare nulla di buono o che possiamo compiere imprese impossibili.
Spesso questi due opposti stati d'animo si susseguono a breve distanza di tempo: ci sentiamo onnipotenti e quindi ci avventuriamo in progetti che poi non riusciamo a portare a compimento, dopodichè il nostro umore vira verso il nero della depressione, della svalorizzazione di sè, della perdita totale di autostima.
Ovviamente nessuno è davvero nè impotente, nè onnipotente.
Si tratta semplicemente di conoscere sufficientemente bene le nostre forze e le nostre capacità, per percorrere quei sentieri della vita che sono alla nostra portata: sarebbe assurdo che in montagna un escursionista non troppo esperto si avventurasse in ferrate e arrampicate difficili e pericolose.
La domanda è: perchè non ci andiamo bene così come siamo? Perchè non ci amiamo per ciò che siamo veramente? Per ciò che sentiamo, con le paure che abbiamo, con i limiti che abbiamo? Perchè dobbiamo sempre dimostrarci di essere migliori di ciò che siamo?
La risposta spesso è che non siamo stati apprezzati a sufficienza da un genitore o da tutti e due e, senza rendercene conto, passiamo la vita a cercare di essere sempre più bravi per cercare di ottenere dai genitori o dagli altri quell'approvazione, quell'apprezzamento che ci è mancato quando eravamo più piccoli e del quale soffriamo ancora la mancanza.
E' una specie di condanna che ci portiamo dentro e che non ha mai fine.
Fare la pace con noi stessi, accettarci per ciò che siamo veramente, è il frutto di una presa di posizione interiore affettiva ed emotiva, di un cambiamento di rotta, del riconoscimento che nessuno, nemmeno i nostri genitori, ha il diritto di dirci come dobbiamo essere nè di stare male e farci sentire in colpa se non siamo o non facciamo quello che loro ritengono giusto e buono per noi.
Il chè significa rivendicare a noi stessi il nostro diritto ad esistere in base a ciò che sentiamo e crediamo vero: un'assunzione di responsabilità verso noi stessi che fa la differenza tra il bambino dipendente dai genitori e l'adulto libero e autonomo.  

mercoledì 3 ottobre 2012

il mare che abbiamo dentro

"Miranda-The Tempest" - J.W.Waterhouse (1916)
In un giorno d'agosto guardavo il mare da un altura e riflettevo sulla più basilare differenza tra mare e montagne: sempre orizzontale il primo e sempre verticali le seconde; le montagne che puntano al cielo e il mare che ricopre come una pianura la superficie terrestre.
C'è chi ama solo il mare e chi ama solo le montagne; io amo entrambi i paesaggi, amo le loro caratteristiche naturali così diverse.
Quel giorno ero davanti al mare e questo smisurato mare che avevo davanti, mi ha fatto pensare a quante volte il mare, con i suoi simboli, è comparso nei miei sogni e in quelli dei miei pazienti: il mare che abbiamo dentro.
Viandante davanti al mare di nebbia - D.F.Caspar (1818)
Il mare nei sogni può essere calmo o tempestoso, l'acqua può essere chiara e trasparente oppure scura e torbida. Nel mare si possono nascondere preziosi tesori o terribili pericoli. Il mare può inghiottire e uccidere oppure può essere strumento di gioco e divertimento.
Dove l'acqua è alta bisogna saper nuotare per stare a galla, oppure trovare un appiglio che ci sostenga e ci salvi. Ci sono tratti di mare sicuri e altri pericolosi.
Poi c'è la riva del mare, la zona di confine tra il mare e la terra, uno spazio in cui spesso ci si ritrova e in cui accadono peripezie di ogni tipo: il mare che improvvisamente si ingrossa e ricopre la terra, la ricerca di un punto riparato e sicuro da cui osservare il paesaggio...
Il mare tempestoso e pericoloso può rappresentare bene tutte quelle forze negative che vorrebbero inghiottirci, togliere di mezzo la nostra vera personalità, annullarci e farci scomparire, mentre il mare calmo e senza pericoli può simboleggiare la nostra capacità di lasciarci andare con gioia, di non stare sempre coi piedi piantati sulla terra, di tuffarci in territori sconosciuti e profondi della nostra anima con la capacità di esplorarli e riemergere più ricchi di conoscenza e consapevolezza.
Ricordo ancora con chiarezza la prima volta che, tanti anni fa, mi misi la maschera e guardai sotto la superficie del mare: rimasi senza fiato. Sotto di me un fondale profondo con piante, pesci piccoli sotto la superficie e pesci sempre più grandi man mano che il mare si faceva più profondo. Pensai con meraviglia e stupore che sotto la superficie del mare c'era tutto un mondo, una parte della vita che io non conoscevo.
E' bello nuotare e giocare nell'acqua, così come è bello andare a passeggiare lungo i sentieri di montagna, a patto che non ci si vada a cacciare nei guai, che non si sopravvalutino le proprie forze e che si porti rispetto e un sano naturale timore per le forze della natura, uniti a una sana consapevolezza delle proprie energie e capacità.

lunedì 30 luglio 2012

l'importanza di ascoltarsi

Una mia paziente, qualche anno fa, mi disse che le era successa una cosa importante. Lei era abituata a fare jogging per rilassarsi e, quando usciva di casa, si metteva a correre fino a quando, stanca, decideva di rientrare. Nell'ultima uscita, invece, a un certo punto, improvvisamente, aveva sentito che il suo corpo le chiedeva di smettere di correre e di iniziare a camminare, poi, dopo qualche minuto, di correre di nuovo, poi di camminare, poi di fermarsi, e così via. Per tutto il tempo della sua passeggiata lei aveva semplicemente esaudito alla lettera ciò che le chiedeva il corpo.
Mi disse che avere ascoltato e assecondato le richieste del suo corpo era stata per lei un'esperienza nuova e appagante, che le aveva dato un senso di pienezza e di benessere totale. La testa non si doveva più porre domande su cosa fosse meglio fare, nè su cosa desiderasse davvero: il corpo. inequivocabilmente, le suggeriva qual'era la cosa giusta da fare in ogni momento.
Aveva sperimentato il proprio corpo come una parte di sè che sapeva con chiarezza cosa desiderava e la sua testa aveva semplicemente recepito ed eseguito le richieste che venivano dal corpo.

Credo che molti momenti difficili nella nostra vita nascano dalla mancanza di ascolto delle richieste che giungono dalla nostra psiche e dal nostro corpo. A volte non si può realizzare subito ciò che il nostro corpo e la nostra anima ci chiedono, però il sapere cosa si sente davvero, cosa si vuole davvero, è fondamentale per non sentirsi confusi. Se, per motivi contingenti, non si può fare ciò che si vorrebbe, non ha importanza: lo si farà appena si potrà, ci si darà da fare per cercare di realizzare le condizioni che ce lo permetteranno in futuro. Saremo delle persone che sanno ciò che desiderano veramente e che cercano di realizzarlo, e questo stato d'animo conferirà senso alla nostra vita.
E' la mancanza di ascolto di noi stessi, la confusione su ciò che effettivamente è vero ed ha senso per noi, che ci mette in difficoltà.
Le ferie possono essere un'occasione ideale per ascoltarci, per stare con noi stessi, liberati dalle esigenze del lavoro e dei ritmi spesso frenetici che viviamo abitualmente.
Approfittiamone, per chiederci cosa vogliamo veramente e cos'è davvero importante per noi, per ascoltare la nostra psiche e il nostro corpo, che sono ciò che ci costituisce, sono la nostra essenza, e spesso ci chiedono le stesse cose, con modalità e strumenti espressivi diversi.
Cerchiamo di volere bene e di nutrire bene la nostra psiche e il nostro corpo: in cambio avremo quella serenità e quella sicurezza che ogni rapporto d'amore regala a chi lo vive in modo appassionato. 

giovedì 12 luglio 2012

genitori di noi stessi

Poichè noi percepiamo il mondo esterno attraverso la nostra psiche, è fondamentale ascoltarla, conoscerla e nutrirla affinchè goda di buona salute.
A mio parere la psicoterapia, fondamentalmente, serve per darsi lo spazio e il tempo per incontrare la propria psiche, dialogarci e conoscerla meglio. Lo scopo finale di questo lavoro è poter vivere, cioè stare nel mondo, essendo più consapevoli di chi siamo veramente, di cosa desideriamo e di come possiamo fare per vivere la nostra vita in modo più autentico, superando le distorsioni e le paure che le nostre esperienze passate ci hanno portato.
Quando ci liberiamo dai condizionamenti e dalle inibizioni del passato, a volte ci poniamo domande tipo: ma io chi sono veramente?, posso permettermi di essere me stesso? faccio del male a qualcuno se seguo la mia autenticità?, come si fa a volersi bene?, quali sono i miei veri interessi? troverò mai qualcuno che mi voglia bene e a cui vorrò bene?...
Le risposte vere a queste domande si trovano se non si tradisce se stessi, se ci si permette di stare con la propria anima, se non si perde la consapevolezza della propria unicità, se ci si abbraccia e si pensa di essere comunque un valore, anche se non si hanno risposte precise, perchè ciò che è importante è cercare, in buona fede e con il coraggio di chi sa che sta lottando con amore per una buona e giusta causa.
A volte riusciamo ad amare gli altri, ma non ad amare noi stessi. Strano, no?

Per questo le ferie possono essere un periodo importante, perchè, esonerati dagli obblighi e dalle occupazioni quotidiane, ci possiamo riappropriare del tempo, possiamo possedere il tempo, usarlo per noi stessi, averlo a nostra disposizione.
Prenderci cura di noi, anche se non sappiamo come. Stare con noi stessi, anche se non sappiamo bene cosa fare.
Cosa si fa con un bambino per aiutarlo a crescere bene? Si sta con lui, lo si ascolta, lo si osserva, si cerca di percepire la sua verità, si ascolta cosa i suoi comportamenti ci muovono dentro, in una parola lo si ama; e così dobbiamo fare con noi stessi, come se fossimo i genitori buoni di noi stessi.
Spesso noi ci comportiamo con noi stessi come i nostri genitori si sono comportati con noi e questo a volte non ci aiuta. Dobbiamo cercare di renderci conto di quando facciamo questo, per cambiare registro ed essere per noi quei genitori che avremmo voluto avere, comportarci con noi come avremmo voluto che i nostri genitori si fossero comportati con noi, darci quello che loro, in buona fede, non hanno saputo darci. E' inutile cercare qualcun altro che faccia questo con noi e per noi; se non lo facciamo noi, saremo sempre dipendenti da qualcun altro, il nostro bambino ferito che ci portiamo dentro non guarirà mai.
Ci vuole coraggio, ma dobbiamo avere la consapevolezza che è l'unica strada possibile per diventare veramente autonomi, più sicuri di noi stessi e meno timorosi davanti agli altri e al mondo.
Qualcuno ci può aiutare, ma tocca a noi, solo a noi, il compito di lottare per guarire le nostre ferite.



martedì 24 gennaio 2012

il linguaggio dei sogni

J.W.Waterhouse: Psiche (1903)
La psiche si manifesta attraverso le immagini dei sogni, immagini che a volte sono precise perfino nei dettagli, altre volte sono confuse e poco chiare.
Al risveglio dopo un sogno, le domande da farsi sono: perchè proprio queste immagini? Perché questi dettagli? Perché questa particolare combinazione di elementi e non un'altra? Il dialogo con le immagini dei sogni parte necessariamente dal ricordo preciso delle immagini sognate per poi lasciarle risuonare emotivamente dentro di noi.
Mentre Freud tendeva ad interpretare l'inconscio quasi esclusivamente in chiave sessuale, Jung, introducendo il concetto di realtà dell'anima, ci ha insegnato ad ascoltare le immagini e a lasciare che esse agiscano su di noi emotivamente, facendoci venire in mente associazioni e collegamenti nuovi: chiamò questo metodo di lavoro amplificazione. Egli diede la massima importanza alla risonanza emotiva che le immagini hanno su di noi. Elaborò la teoria dei complessi (nome che divenne poi di moda), che egli definì complessi a tonalità affettiva, rimarcando l'importanza del sentire nell'accostarsi alla psiche.
Le immagini che lo colpivano di più erano quelle che mettevano insieme due o più elementi, che nella realtà diurna non stavano o non potevano stare insieme: pensò che se la psiche creava una immagine particolare, ci doveva essere senz'altro un motivo, una spiegazione speciale. Da qui nasce il valore poetico della psiche: dal suo linguaggio immaginale e simbolico.
Un simbolo è per Jung l'immagine più idonea che l'inconscio riesce a trovare per comunicarci qualcosa di importante.
Monika Bulaj: Ucraina
Faccio un esempio.
Tantissimi anni fa ricordai un sogno importante. Avevo allora una relazione che si protraeva un po' stancamente e non riuscivo a decidermi a dare una svolta al rapporto. Una notte sognai che a terra, sulla strada che conduceva alla casa dove abitavo insieme a quella donna, c'era un documento abbandonato. Mi chinai, lo raccolsi e vidi, con mio grande stupore, che era il mio libretto della pensione, con tanto di foto (allora avevo circa 25 anni). Quando mi svegliai associai quella relazione che procedeva stancamente all'immagine del libretto della pensione, come se il sogno mi avesse voluto dire che con quella donna, in quella casa, stavo facendo una vita da pensionato, nonostante avessi 25 anni. Un po' lo sapevo già che quella relazione era un po' spenta, ma il poter vedere concretamente in sogno il mio libretto della pensione fu decisivo: mi diede il coraggio per affrontare la situazione. Compresi che il libretto della pensione era il simbolo che alludeva al rapporto.
Per i greci sunbolon era il nome di una tavoletta che veniva spezzata in due parti quando una persona doveva intraprendere un lungo viaggio: una parte la teneva chi partiva e l'altra parte la conservava chi restava, così nel periodo di lontananza, ciascuno dei due, guardando la propria parte di tavoletta, pensava all'altro che aveva la parte mancante. Simbolo quindi è una immagine concreta che allude, rimanda, fa venire in mente qualcosa di importante e collegato.
Le immagini hanno una forza emotiva molto superiore a quella delle parole e bene lo sanno i pubblicitari e gli uomini pubblici, che di immagini vivono e che curano meticolosamente sia la propria immagine pubblica sia quella dei prodotti che desiderano vendere.
Le immagini sono potentissime perchè entrano dentro di noi e arrivano a toccare la sfera dei nostri sentimenti; non è un caso se ancora ci ricordiamo quella volta in cui Berlusconi, seduto davanti alla ormai famosa scrivania  di ciliegio,  firmò il patto con gli italiani nel 2001: una scena destinata a rimanere a lungo nella nostra memoria, sicuramente un escamotage pubblicitario e simbolico di fortissimo impatto.

venerdì 18 novembre 2011

quando qualcosa nasce


Quando qualcosa è nato da poco, come questo blog, deve essere trattato con molta cura e delicatezza.

Non si può essere troppo rudi e non si possono avere troppe certezze; è meglio essere interiormente flessibili e osservare con attenzione e senza impazienza i piccoli mutamenti che avvengono: ad esempio i minuscoli movimenti del corpo di un neonato.

Bisogna proteggere le nuove creature da eventi stressanti troppo forti: il filo d'erba appena spuntato richiede condizioni meteorologiche tranquille per rafforzarsi e diventare robusto, evitando il rischio di essere sradicato dall'acqua o dal vento.
Anche un amore, all'inizio, deve essere trattato con estrema delicatezza.
Bisogna fare attenzione a non interpretare affrettatamente le parole e i gesti dell'altro, bisogna sapere che ciascuno è abituato a dare significati personali alle parole che usa e che la reciproca conoscenza si fonda sulla consuetudine, sulla somma di tante esperienze vissute in comune.

Quasi tutte le relazioni all'inizio sono fragili: le amicizie, ad esempio, si consolidano nel tempo, soprattutto quando si riescono a confessare e convidere gli aspetti meno brillanti e luminosi della propria personalità.
Anche il rapporto tra paziente e psicoterapeuta può avere bisogno di un certo periodo di rodaggio, perchè un'intesa profonda è spesso frutto di approssimazioni successive.


 
Ma è soprattutto quando qualcosa sta nascendo dentro di noi che dobbiamo essere sanamente materni, attenti e pazienti: quando sentiamo per la prima volta lo stimolo a fare qualcosa di nuovo, a incamminarci per una certa strada o ad abbandonarne una vecchia.
In quei momenti è fondamentale concedersi tempo per ascoltarsi con sincerità ed affetto, perchè il nuovo ha bisogno di spazi vuoti per poter arrivare alla coscienza: bisogna che la testa ascolti ciò che dice il cuore e non abbia la presunzione di decidere subito da sola.

Spesso è un sogno che, quando lo ricordiamo, ci porta uno stato d'animo nuovo, vitale e creativo, magari un sogno in cui la sognatrice è incinta o partorisce... Oppure quando si sogna di fare un viaggio in una zona sconosciuta della nostra psiche, un luogo per qualche motivo particolare, che ci dà sensazioni di gioia e benessere.

In ogni caso, qualcosa di nuovo nasce dentro di noi ogni giorno, perchè la nostra anima è una fonte continua di creatività, per cui bisognerebbe trovare tutti i giorni un po' di tempo, anche poco, per stare da soli con sè stessi, per ascoltarsi, per cogliere gli stimoli che la nostra anima ci manda, per coccolarsi un po' se è necessario, altrimenti corriamo il rischio di dimenticarci di noi, della nostra realtà più vera e di vivere una vita fondata esclusivamente sugli stimoli che ci mandano gli altri.