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sabato 6 ottobre 2012

fare la pace con noi stessi

La nostra vita scorre tra due sentimenti opposti: l'impotenza e l'onnipotenza.
A volte uno dei due ci possiede e ci ritroviamo a pensare o che non riusciamo a fare nulla di buono o che possiamo compiere imprese impossibili.
Spesso questi due opposti stati d'animo si susseguono a breve distanza di tempo: ci sentiamo onnipotenti e quindi ci avventuriamo in progetti che poi non riusciamo a portare a compimento, dopodichè il nostro umore vira verso il nero della depressione, della svalorizzazione di sè, della perdita totale di autostima.
Ovviamente nessuno è davvero nè impotente, nè onnipotente.
Si tratta semplicemente di conoscere sufficientemente bene le nostre forze e le nostre capacità, per percorrere quei sentieri della vita che sono alla nostra portata: sarebbe assurdo che in montagna un escursionista non troppo esperto si avventurasse in ferrate e arrampicate difficili e pericolose.
La domanda è: perchè non ci andiamo bene così come siamo? Perchè non ci amiamo per ciò che siamo veramente? Per ciò che sentiamo, con le paure che abbiamo, con i limiti che abbiamo? Perchè dobbiamo sempre dimostrarci di essere migliori di ciò che siamo?
La risposta spesso è che non siamo stati apprezzati a sufficienza da un genitore o da tutti e due e, senza rendercene conto, passiamo la vita a cercare di essere sempre più bravi per cercare di ottenere dai genitori o dagli altri quell'approvazione, quell'apprezzamento che ci è mancato quando eravamo più piccoli e del quale soffriamo ancora la mancanza.
E' una specie di condanna che ci portiamo dentro e che non ha mai fine.
Fare la pace con noi stessi, accettarci per ciò che siamo veramente, è il frutto di una presa di posizione interiore affettiva ed emotiva, di un cambiamento di rotta, del riconoscimento che nessuno, nemmeno i nostri genitori, ha il diritto di dirci come dobbiamo essere nè di stare male e farci sentire in colpa se non siamo o non facciamo quello che loro ritengono giusto e buono per noi.
Il chè significa rivendicare a noi stessi il nostro diritto ad esistere in base a ciò che sentiamo e crediamo vero: un'assunzione di responsabilità verso noi stessi che fa la differenza tra il bambino dipendente dai genitori e l'adulto libero e autonomo.  

domenica 19 febbraio 2012

il nostro centro

Quando siamo a terra,
quando ci sentiamo estranei a noi stessi,
quando non sappiamo
in quale direzione andare,

ricordiamoci che
il bandolo della matassa
è dentro di noi,
esattamente al centro di noi.

Cerchiamo di entrare in contatto
con le poche o tante
cose sicure di noi
che conosciamo.

Il bandolo è lì vicino,
sta accanto a ciò che ci appartiene,
ai nostri pensieri più veri,
alle nostre emozioni sincere,

al nostro modo di essere
che sentiamo davvero nostro,
anche se pochi o nessuno
lo riconosce e lo apprezza.

Il bandolo può essere nascosto
sotto le paure e la disistima di sé
che qualcuno ci può avere
appiccicato addosso.
 
E spesso bisogna scegliere:

vivere nella verità
o nell'apparenza,

essere sé stessi
o piacere agli altri.

Una sola cosa è certa:
che il bandolo è sempre dentro di noi,
nel luogo più vero che abbiamo,
proprio lì,
dove incessantemente nasciamo.