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mercoledì 19 dicembre 2012

fretta e superficialità


Mi colpisce molto la tendenza, che mi pare sempre più diffusa, a generalizzare ed estremizzare tutte le situazioni che la vita ci pone di fronte; tendiamo a voler risolvere tutti i problemi radicalmente e in pochissimo tempo, evitando la fatica di approfondire pazientemente le questioni.
Le relazioni sono sempre più vissute sulla base del principio del tutto-e-subito; il distinguere le sfumature, il prestare attenzione alla complessità degli eventi, il dare tempo al tempo, il guardare le cose anche da altre angolazioni, non sembrano più cose tanto comuni.
Il verbo pretendere è uno dei verbi più usati, sia verso noi stessi, sia nei confronti degli altri, mentre il riflettere su di sè, l'ascoltarsi, il cercare di dipanare il groviglio di fili che spesso abbiamo dentro, non sembrano occupazioni molto frequentate, soprattutto se le risposte autentiche tardano ad arrivare.

Cresce la fretta e crescono le delusioni, le cose fatte male e con noncuranza, che poi non reggono nel tempo. La durata delle cose è ricercatissima, ma sembra che sia una variabile indipendente, o che dipenda da un colpo di fortuna, che non possa essere immaginata come il frutto di una dedizione e di una cura che richiedono impegno.
Ci siamo abituati a premere troppi interruttori e ad ottenere subito dei risultati straordinari; ci siamo dimenticati che i progetti importanti vanno portati avanti con la forza della passione e la costanza dell'impegno quotidiano, anche a lungo termine.
E' vero che, coi mille impegni che tutti abbiamo, di tempo veramente libero ne rimane poco, ma la fretta e la superficialità sono spesso cattive compagnie. 
La psiche è una realtà molto complessa e i tentativi di percorrere delle scorciatoie per arrivare con minore fatica alla mèta, molto spesso non danno buoni risultati, anzi, quasi sempre ci fanno perdere moltissimo tempo inutilmente.

lunedì 12 marzo 2012

noi non siamo il mondo

- No, dottore, non ha senso...
- Cosa non ha senso?
- Che io debba fare fatica per capire chi sono davvero e cosa voglio veramente, quando il mondo in cui vivo fa schifo, non c'è nessuna possibilità di rapporti affettivi decenti, la gente è sempre più incattivita e chiusa in sè stessa, non gliene frega niente degli altri; poi c'è la crisi economica, il lavoro che non si trova e se si trova ti pagano niente, non ci sono prospettive per il futuro...

Ascolto discorsi di questo genere sempre più frequentemente. Cresce il numero delle persone che, almeno in certi momenti, pensano che non valga la pena di occuparsi di sè, visto che il contesto in cui vivono è brutto e apparentemente senza prospettive di aperture e miglioramenti.
Credo che si debba cercare di contrastare questi atteggiamenti rinunciatari innanzitutto dentro noi stessi, perchè non portano da nessuna parte, anzi, contribuiscono ad imbruttire il mondo e le relazioni umane.
Proprio perchè il mondo in questo momento non è particolarmente bello, è indispensabile prenderci affettivamente cura di noi stessi, per garantirci uno spazio d'anima, una nicchia affettiva calda e positiva che ci aiuti a sopravvivere e magari anche a vivere decentemente.
Vivremo sempre male se non impareremo a trovare il modo di volerci bene, prima ancora di trovare qualcuno che ci ami. Ho conosciuto persone che, con la forza di questo amore per sè e pur partendo da situazioni di estremo disagio, sono riuscite con grandi fatiche a diventare indipendenti emotivamente (ed economicamente) e a garantirsi una vita autonoma e quindi libera.
Non essere dipendenti dal contesto è l'obiettivo: riconoscerne le bruttezze ma non farle proprie, crearsi un micromondo dove l'ossigeno che produciamo sia sufficiente per permetterci di respirare. Non per allontanarci dal mondo, ma per garantirci le energie necessarie per contrastarne, nei limiti del possibile, gli aspetti negativi e malsani.
Non dovremmo mai perdere di vista la distinzione tra noi e il mondo circostante.
Senza la minima spocchia, senza colpevolizzare nessuno, riconoscendo a tutti il diritto di comportarsi secondo le proprie energie ed inclinazioni, ma salvaguardando e rispettando le proprie specificità personali.

Ci sono delle persone bellissime, che ora hanno una certa età e che hanno lottato per tutta la loro vita in nome di un ideale, per una società migliore, per un mondo migliore. Ora che i risultati non sono quelli da loro sperati, non è giusto che si abbattano, come se la riuscita della loro esistenza si identificasse con quella della società nel suo complesso.
Bisogna tenere sempre presente questa differenza: noi possiamo fare ciò che ci è possibile, ma l'andamento generale della società non dipende solo da noi. Dobbiamo mantenere la consapevolezza di ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo, per poter avere un giudizio su noi stessi, che ci faccia sentire il valore reale della nostra vita. Con realismo, con senso del limite, perchè è facile cadere in una sorta di delirio di onnipotenza che spesso porta a vivere ingiuste sensazioni di frustrazione e di impotenza.
Anche se ci spendiamo per gli altri, dobbiamo salvaguardare un nostro spazio personale dove poter fare i conti con noi stessi, con la nostra coscienza, dove poter essere eventualmente soddisfatti di noi anche se non siamo soddisfatti del mondo che ci circonda.

(Per andare alla homepage del blog: http://www.lapoesiadellapsiche.blogspot.it/ )

venerdì 9 marzo 2012

noi e gli altri


Non esiste un altro essere umano uguale a noi.
Non esistono due corpi identici e nemmeno due anime uguali; ciascuno è il frutto della propria storia e della propria interiorità, che nessun altro potrà mai conoscere appieno.
Ci si può sentire simili ad un'altra persona, ma non si è mai uguali.
La diversità è una grande ricchezza e va rispettata.
Dobbiamo rispettare gli altri ed esigere dagli altri il rispetto per noi stessi, su un piano di perfetta, armonica, parità.
“Ama il prossimo tuo come te stesso”: questo passo del Vangelo deve essere letto nel senso di  “allo stesso uguale ed identico modo”, non di meno, ma neanche di più di te stesso.
L’altro è una sceneggiatura che noi possiamo leggere, ascoltando i sentimenti che trasmette al nostro animo. Per questo è importante essere consapevoli di sé stessi, evitando di proiettare sull’altro i nostri problemi irrisolti, i nostri difetti, le nostre mancanze e i nostri desideri.
Nei rapporti affettivi non c’è nulla di più difficile e problematico da sostenere delle aspettative che gli altri nutrono nei nostri confronti, poiché sono la fonte diretta di giudizi e sensi di colpa: se siamo come gli altri ci vorrebbero, essi ci giudicano positivamente, ci vogliono bene o ci amano, mentre se siamo diversi da ciò che si aspettano da noi, ci giudicano negativamente e ci fanno sentire in colpa per non essere quello che essi vorrebbero che noi fossimo.


 La nostra società tende ad alimentare la nostra autostima solo se dimostriamo d'essere vincenti, se abbiamo successo, se siamo belli e simpatici, e non dà valore a ciò che siamo nella nostra interezza.
Queste richieste alimentano i nostri aspetti narcisistici e depressivi, nutrono le ansie da prestazione e le crisi di panico, lasciano inappagato il bisogno di sentirci accolti per ciò che siamo e sono causa di tanti vissuti di solitudine e insoddisfazione.
Gli altri sono una ricchezza, una potenzialità di accrescimento della nostra umanità, ma ciò si realizza solo se noi non abbiamo paura di avvicinarli e conoscerli meglio; e per fare ciò è necessario avere una sufficiente autostima, per non spaventarci o sentirci a disagio quando riscontriamo delle differenze tra il nostro modo di essere e quello degli altri. Il riconoscimento delle differenze deve rappresentare un'opportunità e non un ostacolo per le relazioni interpersonali.
Si può stare in gruppo senza perdere la propria individualità, a patto che il gruppo sia rispettoso dell’individualità di ciascuno dei suoi membri, con la consapevolezza del fatto che le specificità e le diversità dei suoi componenti rappresentano la prima garanzia della sua vitalità. Perché le persone consapevoli di sé cercano il rapporto con gli altri, il piacere della relazione e dello scambio; desiderano arricchirsi attraverso la conoscenza dell'altro, che è per loro sinonimo di apertura alla vita, alla trasformazione e al cambiamento.