Ci sono dei momenti, nella vita, nei quali il nostro passato è inerte, rappresenta
solo se stesso e non ci comunica nulla di nuovo, mentre il futuro è ancora di
là da venire e di lui non riusciamo ad immaginare proprio nulla.
C’è solo il presente, che è fatto di irrequietezza, di sensazioni ondivaghe e dell’assenza di qualsiasi certezza.
Se riusciamo a non cadere nello smarrimento, tenendoci
ancorati a noi stessi, a quello che, comunque, percepiamo di noi, possiamo
provare uno stato d’animo simile ad una lieta liberazione, una gioia bambina.
Se ascoltiamo attentamente dentro di noi, possiamo sentire la nostra anima
creativa che è in movimento, possiamo percepirne le vibrazioni sottili.
Non ci sono obblighi, non ci sono modelli. Non c’è un
programma prestabilito, nessuna istruzione per l’uso.
Siamo liberi, liberi veramente (e la cosa spesso spaventa un
po’): liberi di essere, liberi di immaginare, liberi di fantasticare, liberi di
ascoltarci.
Spesso questi momenti coincidono con delle giornate di
ferie, quando usciamo dalla routine quotidiana.
Forse a questo servono soprattutto le ferie: oltre a
riposare, a cercare di entrare in contatto con la nostra anima più autentica e
libera, a riportarla alla luce, alla faccia delle cattive abitudini quotidiane
che la nascondono alla nostra coscienza.