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giovedì 17 gennaio 2013

come aumentare la fiducia in sé

Emanuela, in un commento al post precedente, ha chiesto: 

mi interesserebbe capire se e come sia possibile aumentare la fiducia in sé stessi, sia per un adulto che per un bambino o ragazzo.

Subito dopo la nascita, i genitori ci fanno sentire fisicamente ed emotivamente qual'è il loro grado di fiducia in se stessi e nel mondo, attraverso il modo in cui si rapportano con noi (ansia, serenità, preoccupazioni, accoglienza, panico ecc.): è quella che viene chiamata la fiducia di base, la fiducia nella vita.
Per aumentare questa fiducia di base, io credo che ciò che serve di più siano le relazioni con persone che ci ascoltano, che ci vogliono bene, che ci rispettano, che ci stimano, che non pretendono da noi niente se non ciò che noi possiamo concretamente fare in ciascun momento della nostra vita. 
Persone che se riusciamo in qualcosa ci apprezzano, ma che se non riusciamo, ci sostengono affettivamente, stimolandoci positivamente a riprovare e a migliorare, senza colpevolizzarci.
Persone che percepiscono le nostre qualità e potenzialità, ma che si rendono conto anche delle difficoltà che possiamo avere nel realizzarle concretamente.
Persone che non si scandalizzano dei nostri cali di energia, dei momenti di stanchezza, dei nostri dubbi, delle nostre paure ed incertezze.
Insomma, persone che non subordinano alla nostra riuscita la propria fiducia in se stesse e che sono sempre nostri sostenitori, a prescindere dai nostri risultati, indipendentemente da tutti e da tutto.
E se non troviamo nessuno che si comporta così con noi, non rimane che una possibilità: cercare di essere noi a prenderci cura così di noi stessi.


sabato 16 giugno 2012

i tre porcellini

La fiaba che preferivo da bambino era I tre porcellini. Non mi stancavo mai di ascoltarla. Era la storia di tre porcellini, fratelli tra loro, che erano inseguiti da un lupo che voleva mangiarli: il primo si costruiva una casa di paglia e fango (vado a memoria), ma il lupo la buttava giù, il secondo se la costruiva di legno, ma il lupo distruggeva anche quella e finalmente il terzo, lavorando un po' più degli altri, costruiva una solida casa fatta di mattoni dove ospitava anche gli altri due fratelli in fuga, e quella casa il lupo non riusciva proprio a distruggerla, andandosene scornato.
I bambini sanno istintivamente molte cose fondamentali della vita, ad esempio che a volte è necessario impegnarsi molto e per bene per difendersi da chi li vuole mangiare.
Cosa possono essere in concreto questi mattoni che ci difendono dai lupi di cui parla la fiaba? In quanti modi diversi ci possiamo-dobbiamo difendere da chi non ci vuole lasciare vivere la nostra vera vita?
Per chi dice sempre sì, ad esempio, qualcuno di quei mattoni può simboleggiare dei no che ci salvano da coloro che ci vogliono far vivere la nostra vita a modo loro.
E i lupi, chi possono essere e in quanti modi concretamente ci possono mangiare? Facendoci venire sensi di colpa ingiustificati, ad esempio.
Credo che ciascuno di noi abbia il diritto psicologico naturale di potersi costruire la propria casa di mattoni e di abitarla in santa pace, lasciando entrare chi desidera e lasciando fuori chi ha intenzioni aggressive.

Una casa di mattoni come porto sicuro dove ritirarsi quando si è in crisi, quando si ha bisogno di riflettere, di ascoltare sè stessi, per poterne poi uscire con qualche idea più chiara e qualche certezza in più.
Penso a tutti coloro che vorrebbero avere una casa propria ma non possono e penso alla gioia di tante persone che finalmente riescono a realizzare il sogno di avere una propria abitazione.
E penso al terremoto, che è così terribile dal punto di vista psicologico, anche perchè porta con sè il rischio di privarci del luogo centrale della nostra vita, l'unico posto al mondo veramente nostro, dove ci possiamo sentire al sicuro.


lunedì 12 marzo 2012

noi non siamo il mondo

- No, dottore, non ha senso...
- Cosa non ha senso?
- Che io debba fare fatica per capire chi sono davvero e cosa voglio veramente, quando il mondo in cui vivo fa schifo, non c'è nessuna possibilità di rapporti affettivi decenti, la gente è sempre più incattivita e chiusa in sè stessa, non gliene frega niente degli altri; poi c'è la crisi economica, il lavoro che non si trova e se si trova ti pagano niente, non ci sono prospettive per il futuro...

Ascolto discorsi di questo genere sempre più frequentemente. Cresce il numero delle persone che, almeno in certi momenti, pensano che non valga la pena di occuparsi di sè, visto che il contesto in cui vivono è brutto e apparentemente senza prospettive di aperture e miglioramenti.
Credo che si debba cercare di contrastare questi atteggiamenti rinunciatari innanzitutto dentro noi stessi, perchè non portano da nessuna parte, anzi, contribuiscono ad imbruttire il mondo e le relazioni umane.
Proprio perchè il mondo in questo momento non è particolarmente bello, è indispensabile prenderci affettivamente cura di noi stessi, per garantirci uno spazio d'anima, una nicchia affettiva calda e positiva che ci aiuti a sopravvivere e magari anche a vivere decentemente.
Vivremo sempre male se non impareremo a trovare il modo di volerci bene, prima ancora di trovare qualcuno che ci ami. Ho conosciuto persone che, con la forza di questo amore per sè e pur partendo da situazioni di estremo disagio, sono riuscite con grandi fatiche a diventare indipendenti emotivamente (ed economicamente) e a garantirsi una vita autonoma e quindi libera.
Non essere dipendenti dal contesto è l'obiettivo: riconoscerne le bruttezze ma non farle proprie, crearsi un micromondo dove l'ossigeno che produciamo sia sufficiente per permetterci di respirare. Non per allontanarci dal mondo, ma per garantirci le energie necessarie per contrastarne, nei limiti del possibile, gli aspetti negativi e malsani.
Non dovremmo mai perdere di vista la distinzione tra noi e il mondo circostante.
Senza la minima spocchia, senza colpevolizzare nessuno, riconoscendo a tutti il diritto di comportarsi secondo le proprie energie ed inclinazioni, ma salvaguardando e rispettando le proprie specificità personali.

Ci sono delle persone bellissime, che ora hanno una certa età e che hanno lottato per tutta la loro vita in nome di un ideale, per una società migliore, per un mondo migliore. Ora che i risultati non sono quelli da loro sperati, non è giusto che si abbattano, come se la riuscita della loro esistenza si identificasse con quella della società nel suo complesso.
Bisogna tenere sempre presente questa differenza: noi possiamo fare ciò che ci è possibile, ma l'andamento generale della società non dipende solo da noi. Dobbiamo mantenere la consapevolezza di ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo, per poter avere un giudizio su noi stessi, che ci faccia sentire il valore reale della nostra vita. Con realismo, con senso del limite, perchè è facile cadere in una sorta di delirio di onnipotenza che spesso porta a vivere ingiuste sensazioni di frustrazione e di impotenza.
Anche se ci spendiamo per gli altri, dobbiamo salvaguardare un nostro spazio personale dove poter fare i conti con noi stessi, con la nostra coscienza, dove poter essere eventualmente soddisfatti di noi anche se non siamo soddisfatti del mondo che ci circonda.

(Per andare alla homepage del blog: http://www.lapoesiadellapsiche.blogspot.it/ )

mercoledì 22 febbraio 2012

il medico di base

Credo molto nell'utilità del medico di base (o di famiglia, o della mutua che dir si voglia).
Penso che ciascuno dovrebbe avere un medico di base che lo ascolti con attenzione e che non si concentri solo sulla parte del corpo malata. Anche perchè spesso quella parte del corpo è malata perchè c'è qualcosa che non va anche dal punto di vista psicologico.
Alcune statistiche dicono che almeno il 40-50% dei problemi fisici portati al medico di base hanno come concausa problemi psicologici: solitudine, ansia, depressione, ecc.

So che non è facile trovare medici di base che si interessino anche dello stato emotivo del paziente, ma credo che bisognerebbe cambiare medico fino a quando non si trovi un medico col quale sia possibile avere una relazione fatta anche di ascolto e di dialogo, che ci chieda e ricordi come, dove e con chi viviamo.

Purtroppo l'università non dà una formazione adeguata al medico riguardo alla relazione emotiva col paziente e quasi tutto è lasciato alla buona volontà dei singoli.
E' vero che la professione del medico è sovraccarica di incombenze e problemi burocratici e non penso che il medico dovrebbe fare anche lo psicologo, però almeno un pochino sì.

Solo ultimamente, a causa dei tagli alla spesa pubblica nel settore della sanità, si sta cercando di offrire ai medici un po' di formazione sul rapporto psicologico col paziente, al fine di risparmiare sulle prescrizioni dei farmaci.
Speriamo che la crisi economica abbia almeno questo effetto collaterale positivo!

venerdì 23 dicembre 2011

Un Natale speciale

Dedicato a tutti coloro che a Natale sono soli
e temono la solitudine:


Quest'anno a Natale voglio farmi un regalo speciale:
mi regalo il Natale.
Voglio che questo Natale sia un giorno tutto mio,
dedicato solo a me.
Lo passerò facendo solo cose che mi fanno felice:
dormire fino a tardi, poltrire nel letto,
farmi un bel bagno caldo,
curare il mio corpo,
leggere, scrivere, ascoltare i miei sogni.
Coccolarmi nel mio mondo interiore,
suonare, disegnare, accarezzare i gatti.
Prepararmi qualcosa da mangiare
ma senza esagerare.
Godere del fatto che
non dipendo da nessuno,
che sono libero di fare
ciò che più mi pare.

Fa presto ad arrivare il primo pomeriggio
e se mi va posso anche fare un po' di ordine
in mezzo alle cose che nel tempo
si sono ammucchiate:
posso aprire e riordinare
vecchie carte, cassetti, bauli ed armadi.
Sono io il festeggiato oggi,
e ho diritto di fare quello che mi va.

Ecco, a questo punto sono pari agli altri,
a quelli che si alzano ora dalle tavole imbandite,
e lamentandosi perchè hanno mangiato troppo,
salutano e ritornano a casa.
Se ho voglia di uscire posso trovare
un film che mi piace davvero
o magari uno che ho in casa
e che da tanto tempo volevo vedere.

Arriva la sera:
è ora di mangiare qualcosa, anche
quel dolce speciale
che mi sono comperato
perchè non ho resistito
alla tentazione di farmi un regalo.

Che bello!
Oggi non ho dovuto correre,
non avevo impegni da onorare
nè orari da rispettare.
Oggi mi sono voluto bene,
mi sono preso cura di me,
mi sono dedicato tempo e attenzioni
e mi propongo di farlo
anche in futuro,
tutte le volte che potrò.

E' bello stare in compagnia,
ma non è poi così male
nemmeno stare soli
se ci si vuole davvero bene,
tutti i giorni dell'anno,
compreso il Natale.

martedì 29 novembre 2011

prendersi cura

Stasera ho partecipato ad una iniziativa organizzata dall'associazione donne-medico di Modena: la proiezione del film L'albero di Antonia, seguita da un dibattito sul tema del prendersi cura dell'altro.
Antonia, la protagonista del film, si prende cura di tante persone: accoglie e rende felice una minorata psichica che subiva violenze nella propria famiglia, accoglie una donna con due figli rimasta senza casa, accoglie un prete che decide di rinunciare ai voti, consente alla propria figlia di farsi mettere incinta da un uomo allo scopo di tenere il bambino ma non il compagno, ecc.
Il punto importante è che mentre Antonia si prende cura degli altri, fa la stessa cosa anche con sè stessa, vivendo quindi le relazioni con gli altri e con sè stessa con disponibilità e gioia in un clima di verità.
Nel film non mancano momenti tragici, violenze e morti efferate, ma nella vita ci sta anche quello e la regista non fa nulla per nasconderlo.

Interessante il dibattito che ha seguito la proiezione del film: tra gli altri interventi, una dottoressa faceva notare come i medici considerino perlopiù solo negativamente la morte e tendano a difendersene considerandola un evento di routine, invece di viverla come un evento luttuoso ma naturale della vita umana; un altro medico ha accennato alla necessità di rapportarsi sempre meglio con i pazienti anche sul piano affettivo-relazionale.
Alla serata hanno partecipato più di cento persone, tra medici e infermieri, e mi è sembrato importante che si siano ritrovati per riflettere sul tema del prendersi cura dei pazienti attraverso l'ascolto, l'empatia e l'attenzione perchè a volte le persone, soprattutto gli anziani, si ammalano anche perchè non hanno nessuno che le ascolti, che presti loro attenzione, che voglia loro davvero bene e glielo manifesti.
E' vero che un medico di famiglia non può ascoltare tutti come se fosse uno psicologo, ma prendersi un po' cura della relazione col paziente, oltre che del suo corpo, è a mio avviso un comportamento fondamentale sia dal punto di vista umano che da quello terapeutico.