Si può pensare in due modi diversi.
Il primo è quello logico, razionale, quello che siamo abituati a chiamare pensiero: ci concentriamo su un argomento e cerchiamo di sviluppare concatenazioni logiche, ragionamenti che abbiano un percorso logico. Quando ci troviamo a dover affrontare problemi che non riusciamo subito a risolvere, ci stanchiamo al punto che a volte ci viene mal di testa, tanto ci impegnamo nella ricerca di un risultato.
L'altro modo di pensare è completamente diverso, è un pensare per immagini, è quello che siamo abituati a chiamare immaginazione o fantasia. Eppure, se ci riflettiamo bene, anche quello è un modo di pensare, un'attività della mente che, a differenza del primo, non ci stanca mai.
Questo secondo modo di pensare funziona così: non mi concentro su nulla, anzi lascio che la mia mente sia senza obiettivi, la lascio fluttuare nel vuoto, come se galleggiasse sul nulla; mi limito semplicemente a non indirizzarla, a non intervenire, a registrare semplicemente le immagini e le associazioni che si presentano spontaneamente. Lascio la mia mente libera di viaggiare, come un uccello che vola nel cielo sopra di me.
La nostra cultura ritiene questa attività una perdita di tempo, una forma d'ozio tipica di sfaccendati e smidollati. Ma non è così!
Ciò che si presenta spontaneamente e improvvisamente alla nostra mente può essere qualcosa di molto importante che ci riguarda intimamente, non definibile come una semplice fantasia casuale.
Possono essere concatenazioni spontanee di immagini che ci portano a individuare possibili soluzioni a problemi attuali o prospettive per sviluppi futuri della nostra vita; possono essere intuizioni capaci di scardinare la griglia razionale in cui la realtà ci tiene prigionieri, una realtà che spesso ci sta stretta o che ci appare senza via d'uscita.
Con l'immaginazione, infine, possiamo intuire, con dovizia di particolari, cambiamenti e trasformazioni della realtà che poi razionalmente cercheremo di realizzare.
Possono essere concatenazioni spontanee di immagini che ci portano a individuare possibili soluzioni a problemi attuali o prospettive per sviluppi futuri della nostra vita; possono essere intuizioni capaci di scardinare la griglia razionale in cui la realtà ci tiene prigionieri, una realtà che spesso ci sta stretta o che ci appare senza via d'uscita.
Con l'immaginazione, infine, possiamo intuire, con dovizia di particolari, cambiamenti e trasformazioni della realtà che poi razionalmente cercheremo di realizzare.
Non c'è nulla di più triste che essere prigionieri di una situazione esistenziale che ci opprime e non riuscire nemmeno ad immaginare una possibile soluzione. L'immaginazione ci permette proprio di rompere queste barriere, di vedere qualcosa che ancora non esiste nella realtà, ma che, nel momento in cui lo immagino, inizia ad esistere nella mia consapevolezza.
E soltanto ciò che riusciamo ad immaginare possiamo poi trasformare in realtà.
Tutte le scoperte, le invenzioni, le trasformazioni che sono avvenute nella storia umana o sono nate per caso, o sono state prima immaginate da qualcuno; la stessa scienza è debitrice all'immaginazione di buona parte delle proprie scoperte.
Certo, il pensiero logico e razionale è fondamentale, ma il pensiero immaginale non è sicuramente da meno; la loro collaborazione è fondamentale per il nostro sviluppo e solo gli ingenui o gli sciocchi possono credere che uno dei due sia necessario e sufficiente e che l'altro si possa impunemente trascurare.

