Esiste un luogo dell'anima dove laicità e religiosità possono convivere armoniosamente al punto di identificarsi quasi l'una con l'altra?
Fino a ieri avrei risposto di no, condizionato come tanti, credo, dall'abitudine a considerare queste due categorie dello spirito in modo oppositivo, quasi inconciliabile.
Oggi invece mi sento di rispondere che quel luogo esiste, che è possibile questa specie di assurdità logica.
Questo cambiamento è avvenuto in me grazie alla lettura di un libro per me bellissimo che consiglio caldamente a tutti, sia alle persone che si professano atee, sia a quelle che ritengono di avere una qualche forma di religiosità: il libro si intitola Io e Dio ed è stato scritto da Vito Mancuso, un teologo cattolico molto particolare.
A pagina 182, Mancuso cita tre scrittori.
Il primo è Bertrand Russell, ateo:
"La vita retta è quella ispirata dall'amore e guidata dalla conoscenza. Conoscenza e amore non hanno confini, cosicchè una vita, per quanto retta, è sempre suscettibile di miglioramento. L'amore senza la conoscenza o la conoscenza senza l'amore non possono maturare una vita retta... Benchè amore e conoscenza siano necessari, l'amore è in un certo senso, più fondamentale, perché spinge l'intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili".
Il secondo è Norberto Bobbio:
"Non ho tratto le soddisfazioni più durature della vita dai frutti del mio lavoro... Le ho tratte dalla mia vita di relazione, dai maestri che mi hanno educato, dalle persone che ho amato e che mi hanno amato".
Il terzo è Eugenio Scalfari:
"Ho ancora cose da fare, sentimenti e affetti da esprimere nel presente, conoscenza di me e del mondo da arricchire. Insomma condurre una buona vita finchè durerà. Sono circondato da molto amore e lo ricambio con pari intensità, ricambiare l'amore non costa fatica, anzi l'amore vero dà riposo e beatitudine".
E aggiunge Mancuso:
"Io voglio, desidero, ordino a me stesso, di andare in una direzione precisa, quella del bene e della giustizia, quella dell'amore, quella di una vita all'insegna della veridicità e della lealtà. Io desidero salire sul treno che conduce verso il bene e la giustizia, per me e il maggior numero di persone possibile... Per questo faccio attenzione alle mie idee, le indago, le soppeso, le confronto con le loro antitesi... Desidero tuttavia giungere a una visione del mondo che mi consenta di non sentirmi un illuso nel coltivare l'idea del primato dell'amore e del bene, ma che anzi mi dia più energie per lavorare...
Io non vorrei neppure essere cristiano, se essere cristiano significasse essere qualcosa in più e di diverso dal mio essere naturale, una sorta di vestito soprannaturale che si aggiunge e che copre il mio essere naturale. Non voglio appartenere a nulla e a nessuno che non sia questa vita, da servire in perfetta libertà, per quanto a un essere umano possa essere dato di vivere in perfetta libertà. Voglio essere semplicemente un uomo, un uomo accanto ad altri uomini che crede nel bene e nella giustizia, che crede nell'amore [...] elevando la mia mente a comprendere e a sentire con viva emozione la realtà che più di ogni altra merita il nome di mistero, e che qui nomino con le parole di Lucio Dalla:
Perchè, per essere uomini naturalmente buoni, in fondo in fondo, non serve che questo: amarsi, amare gli altri, conoscersi e conoscere gli altri, sempre di più e sempre meglio, in un percorso di crescita personale che può durare per tutta la vita.
Perchè amare senza conoscere sé stessi e gli altri può essere un'assurdità, un esercizio sterile di buone intenzioni che può portare ad agire inutilmente e a volte in modo dannoso: è solo la conoscenza vera di sé e degli altri che può portare ad amare realmente, con risultati positivi concreti, e il fatto che una persona sia atea o religiosa, da questo punto di vista, non fa alcuna differenza. Ecco, proprio questo, dove amore e conoscenza sono ambedue amati e incoraggiati, credo sia il luogo dove laicità e religiosità possono convivere insieme in pace e armonia.
Io non vorrei neppure essere cristiano, se essere cristiano significasse essere qualcosa in più e di diverso dal mio essere naturale, una sorta di vestito soprannaturale che si aggiunge e che copre il mio essere naturale. Non voglio appartenere a nulla e a nessuno che non sia questa vita, da servire in perfetta libertà, per quanto a un essere umano possa essere dato di vivere in perfetta libertà. Voglio essere semplicemente un uomo, un uomo accanto ad altri uomini che crede nel bene e nella giustizia, che crede nell'amore [...] elevando la mia mente a comprendere e a sentire con viva emozione la realtà che più di ogni altra merita il nome di mistero, e che qui nomino con le parole di Lucio Dalla:
"Ecco il mistero,
sotto un cielo di ferro e di gesso
l'uomo riesce ad amare lo stesso,
e ama davvero,
senza nessuna certezza,
Perchè, per essere uomini naturalmente buoni, in fondo in fondo, non serve che questo: amarsi, amare gli altri, conoscersi e conoscere gli altri, sempre di più e sempre meglio, in un percorso di crescita personale che può durare per tutta la vita.
Perchè amare senza conoscere sé stessi e gli altri può essere un'assurdità, un esercizio sterile di buone intenzioni che può portare ad agire inutilmente e a volte in modo dannoso: è solo la conoscenza vera di sé e degli altri che può portare ad amare realmente, con risultati positivi concreti, e il fatto che una persona sia atea o religiosa, da questo punto di vista, non fa alcuna differenza. Ecco, proprio questo, dove amore e conoscenza sono ambedue amati e incoraggiati, credo sia il luogo dove laicità e religiosità possono convivere insieme in pace e armonia.


