Visualizzazione post con etichetta relazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta relazione. Mostra tutti i post

giovedì 2 maggio 2013

comunicare con naturalezza



Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con alcune ottime persone colte e sensibili.
Una di loro si era meravigliata perché io avevo risposto con estrema franchezza ad un comune conoscente; poiché stava facendo un corso di comunicazione non violenta, le sembrava che le mie parole fossero state troppo dirette e in contrasto con alcuni modelli di comunicazione efficace che aveva imparato frequentando alcuni corsi.
Ascoltandola, ho provato un po' di insofferenza, anche perché la persona cui avevo detto quelle cose non aveva reagito negativamente  e il mio intento era stato proprio quello di parlargli senza mezze misure per indurlo a riflettere su alcuni suoi problemi che egli aveva raccontato.

In generale, penso che una comunicazione che si fonda troppo sull'osservazione di regole formali, possa nuocere alle relazioni, perché tende ad ingessarle, a favorire il controllo dell'espressività a scapito della naturalezza e dell'ascolto profondo di se stessi e degli altri.
Temo che le nostre relazioni soffrano spesso di un eccesso di controllo razionale al quale a volte si alterna un'incontrollabile, violenta e prorompente fuoriuscita di sentimenti.
Spesso scambiamo la forma per la sostanza e bisticciamo a lungo su inutili questioni formali, senza comunicarci l'essenza delle cose.
Diventiamo allora asettici, sterili, non ci infervoriamo per le cose essenziali, non trasmettiamo calore: tendiamo ad essere freddini, distaccati, un po' estranei e troppo concentrati sul nostro comportamento nella relazione.
Non dico che ci si debba scannare, non mi piacciono le sceneggiate televisive alla Sgarbi; il rispetto per l'altro non deve mai mancare, ma il calore umano, la partecipazione del cuore, l'interesse genuino per l'altro, sono, a mio avviso, elementi necessari in una relazione che non sia superficiale e che abbia un minimo di senso.
L'amore, l'amicizia, le relazioni tra gli esseri umani, richiedono di offrire agli altri il distillato della propria umanità in presa diretta, mantenendo sempre attivo l'ascolto delle reazioni dell'altro, per modulare correttamente l'esposizione dei nostri pensieri e sentimenti, evitando inutili esagerazioni.    

domenica 25 novembre 2012

due modi di relazionarsi con l'altro

Ci sono due modi di relazionarsi con gli altri.
Il primo è fatto di ascolto, di non-identificazione, di non farsi entrare subito dentro le cose che non ci piacciono dell'altro, di non impastarci con la sua psiche.
Questo tipo di rapporto crea uno spazio vuoto tra noi e l'altro che permette una relazione vera, autentica, uno spazio che colma la distanza che c'è tra la fusione e la separazione.
Permette che io non mi senta minacciato o attaccato dall'altro, dalle sue diversità, dalle sue stranezze, dai suoi modi di essere opposti ai miei. Posso rimanere tranquillo, perchè il mio centro è in me stesso, io sono io, e l'altro è l'altro. Da questa posizione posso serenamente considerare le differenze, prendere in esame ciò che vedo nell'altro, riflettere, elaborare i miei sentimenti e decidere di cambiare o meno qualche mia convinzione o atteggiamento.
L'altro modo è quello opposto, che porta a difenderci o ad attaccare l'altro, che avvertiamo come una minaccia per il suo essere quello che è o che ci pare che sia.
Quando non riusciamo proprio a sopportare qualcosa negli altri, ciò significa che non siamo davvero tranquilli su quella cosa; è possibile che l'altro venga a toccare dei punti delicati di noi, relativamente scoperti, impossibili a volte anche solo da sfiorare senza farci male; a volte sono ferite ancora aperte, non rimarginate completamente.

giovedì 15 novembre 2012

le relazioni difficili

Nicola Bayley - The tiger voyage
Le relazioni difficili sarà il tema dell'incontro pubblico che si svolgerà sabato 24 novembre alle ore 17  a Modena, presso il Circolo Culturale Alberione in via 3 febbraio 1831, n° 7, accanto al palazzo dell'Accademia Militare.
Dopo l'incontro sul narcisismo di un mese fa, la dott.ssa Agostaro ed io affronteremo un altro tema di notevole attualità.
Parleremo, tra l'altro, del valore delle contraddizioni nelle relazioni con se stessi e con gli altri, di come esse siano inevitabili se si è aperti alla vita, se non si cerca di far rientrare quest'ultima in un programma predefinito.
Cercheremo di spiegare che la psiche, come le relazioni, si può intendere come un insieme di polarità opposte che bisogna cercare di integrare tra loro per avere l'energia psichica che ci serve per procedere nel nostro percorso creativo individuale (analogamente a ciò che avviene per l'elettricità, che si genera attraverso il rapporto del polo positivo con quello negativo).
Inoltre parleremo di come i rapporti affettivi tra le persone possano essere bloccati dalla mancanza di relazione, dal ritirarsi o dal fuggire da un confronto che non dovrebbe mirare a individuare un perdente e un vincente, un colpevole e un innocente, ma che dovrebbe avvenire con la consapevolezza che le persone che hanno una relazione tra loro sono sempre sulla stessa barca.
Tutto ciò sul presupposto che la relazione costituisca una entità a sè stante, diversa dalle singole individualità di chi vi partecipa; una realtà condivisa che ha una propria identità e autonomia, che quindi va ascoltata e della cui reale natura dovremmo essere il più possibile consapevoli, per poter intervenire nel migliore dei modi quando compaia qualche difficoltà.    

domenica 14 ottobre 2012

l'autenticità nelle relazioni

Cinquanta persone oggi erano presenti all'incontro pubblico sul narcisismo. Cinquanta persone attente e interessate, che hanno prima ascoltato e poi dialogato con noi facendo domande ricche di senso e pertinenti.
Dodici di loro hanno chiesto di partecipare al gruppo che inizierà a lavorare sull'autenticità nelle relazioni tra quindici giorni.
Siamo contenti.
Abbiamo avuto la sensazione che ci sia un grande bisogno diffuso di naturalezza, di semplicità, di autenticità, di rapportarsi con gli altri in modo sincero e rispettoso.
Siamo stati lì, a dialogare col pubblico per quasi tre ore e nessuno se ne è andato via prima.
Siamo soddisfatti perchè non abbiamo promesso ricette miracolose, tecniche straordinarie. Abbiamo cercato di far capire che ciascuno ha in sè tutto ciò che gli serve per stare sufficientemente bene e che si può creare uno spazio accogliente che permetta a tutti di ascoltarsi ed esprimere ciò che si pensa e si sente vero.
Marc Chagall - Gli amanti in blu (1914)
Siamo stanchi di pensare che qualcuno abbia le ricette per la felicità, vorremmo che ciascuno, nei limiti del possibile, si riappropriasse della capacità di cercare e vivere la propria verità. Con senso di responsabilità, non per contemplare il proprio ombelico. Con la voglia di stare bene per far stare bene anche gli altri e avere con loro delle relazioni autentiche. Perchè crediamo che sia normale avere delle relazioni autentiche.

E adesso vorrei chiedervi: voi, come ve lo immaginate un gruppo che lavora sull'autenticità delle relazioni? Cosa pensate che si faccia o che succeda?

venerdì 18 maggio 2012

cos'è l'amore?

Non pretendo ovviamente di esaurire l'argomento, ciascuno potrà aggiungere qualche altro pensiero. Ma se devo pensare a ciò che è veramente essenziale nell'amore, mi viene da scrivere questo:
Amare è desiderare intensamente che l'altro sia e diventi sè stesso, che riconosca e viva la propria vita autenticamente.
Amare è non avere bisogno dell'altro, lasciargli la libertà, anche quella di non amarci più, perchè il massimo della libertà garantisce il massimo dell'amore.
Amare è pensare di sopravvivere alla perdita dell'altro, perfino alla sua morte, perchè il senso ultimo del nostro vivere è insito nella nostra natura, ed è bello sollevare gli altri dal dovere di esserci vicini, sostenerci e amarci, lasciandoli liberi da qualsiasi ricatto affettivo, affinchè l'amore sia desiderio vero di autolimitazione, per il bene nostro e dell'altro.

A ciò consegue, evidentemente, che quanto più si conosce la propria natura, ci si ama e ci si vuole bene, tanto più si è in grado di conoscere, amare e volere veramente bene agli altri.

domenica 6 maggio 2012

l'incontro di sabato

Ieri pomeriggio c'è stata la prima presentazione pubblica del progetto di costituire gruppi che lavorino sull'autenticità della comunicazione nelle relazioni.
Le cose sono andate bene, nel senso che è circolata davvero molta autenticità.
Il pubblico non era numerosissimo (hanno partecipato 25-30 persone), ma la sensazione più forte è stata la piena sintonia tra le aspettative dei partecipanti e ciò che abbiamo proposto loro.
Il tema dell'autenticità è stato molto sentito ed è stato declinato in vari modi negli interventi del pubblico: l'essere autentici anche quando si hanno dubbi, unitamente all'assunzione di responsabilità nelle relazioni sono stati i punti più significativi emersi negli interventi, oltre all'approfondimento della natura della relazione, come realtà che ha una sua identità autonoma e diversa da quella dei partecipanti.
Insomma, si è dialogato senza timore e ci siamo scambiati idee e opinioni.
L'idea di partecipare ad un gruppo dove si cerchi di coltivare l'autenticità è piaciuta a molti e probabilmente è andata incontro ad un bisogno-desiderio molto sentito.
Insieme alla mia amica-collega pensiamo quindi di fare qualche altro incontro simile a questo e di fare poi partire l'esperienza concreta dei gruppi nel prossimo settembre.

venerdì 27 aprile 2012

libertà è partecipazione

Trovare una sala per fare un incontro pubblico non è difficile, ma nemmeno facilissimo.
Ho scartato subito le sedi comunali e quelle delle circoscrizioni, che vengono riservate solo ad alcune associazioni, poi ho scartato le librerie del centro, che hanno sale piccolissime e le utilizzano solo per promuovere libri.
Avevo trovato una bella sala in centro storico, in un antico palazzo di fronte al Palazzo Ducale, ma dopo innumerevoli telefonate a vuoto, ci ho rinunciato.
Poi l'imbeccata giusta datami da un'amico: perchè non provi al Centro Sociale Buon Pastore? Hanno una sala grande e rinnovata da poco.
Così, alle undici di un caldo mattino di fine marzo, mi sono recato nel luogo indicatomi.
E' in periferia, lontano dalle case e comodo da raggiungere con l'auto, ed è sede di un comitato anziani; il suo nome completo è: Centro Sociale Anziani e Orti, che detto così forse fa un po' ridere, ma quando sei lì non ridi più, al massimo ti stupisci di quello che vedi.
La sala è a piano terra, molto grande, ci stanno comode duecento persone. Quando sono arrivato io la sala era quasi piena, stava volgendo al termine un'assemblea degli iscritti (dai 60 anni in su), che stavano rinnovando le cariche sociali. Ho assistito ad alcuni interventi al microfono, pacati ma molto sentiti, che trattavano il problema degli orari di chiusura dei cancelli degli orti e del relativo affidamento delle chiavi.
Perchè, di fianco all'edificio che ospita la sala, ci sono gli orti per gli anziani. Orti veri, coltivati rigorosamente dagli assegnatari, orti che mi hanno fatto venire in mente quelli dell'Alto Adige, per il loro ordine e la loro pulizia.
E nella sala, persone che discutevano, che si scambiavano idee e pareri, interessati e coinvolti. Mi sembrava di essere tornato ai tempi delle assemblee studentesche, per quel tasso di partecipazione e di coinvolgimento che dava spessore e densità all'aria della sala.
Sono rimasto qualche minuto lì, a bocca aperta, incapace di muovermi, a guardare stupito tante persone seriamente interessate a ciò di cui stavano discutendo.
Poi ho cercato e trovato il presidente (Prodi diceva sorridendo che se in Emilia mentre cammini per strada gridi: Presidente!, metà dei passanti si girano verso di te).
Il presidente mi ha accompagnato nel suo ufficio, io gli ho spiegato cosa volevamo fare nella sua sala, lui mi ha domandato se all'iniziativa avrebbero potuto partecipare anche gli iscritti al centro sociale. Avuta la risposta affermativa, ha detto che sarebbe stato contento di darci la sala.
Trovate le date libere, pattuito un onesto compenso (che penso andrà a migliorare la qualità dei lavori e dei prodotti degli orti), abbiamo concluso l'accordo, come si usava una volta, con una stretta di mano, niente caparre, nè accordi scritti.
Sono uscito e mi sono fermato a guardare gli orti, e ho pensato che era proprio una bella accoppiata Anziani e orti, la vecchiaia e la nascita insieme.
Quale posto più simbolicamente azzeccato di questo avrei potuto trovare per la presentazione della nostra iniziativa sui gruppi?
Un posto senza pretese, naturale, dove nascono ogni giorno cose nuove, e che inoltre è così genuinamente assembleare...
Altrochè sale eleganti, ma impersonali e asettiche, di alberghi a quattro stelle...

domenica 22 aprile 2012

come è nata questa iniziativa

Il desiderio di fare dei gruppi l'ho covato dentro di me per almeno due anni.
Ogni tanto ne parlavo con qualche amico o ne accennavo a qualche collega, ma non è mai nato nulla, perchè era ancora presto.
Poi, in autunno, mentre a teatro ascoltavo il violoncellista Mario Brunello spiegare  con parole semplici e con tanta passione cose difficilissime relative alla musica di Bach, ho avuto un'intuizione: devo fare così anch'io, rivolgermi con semplicità alle persone per proporre un tipo di relazione che non è facile sperimentare.
Ho comunicato questa idea a una mia amica-collega che immediatamente mi ha detto: è tanto che anch'io vorrei fare una cosa del genere.
Così per alcuni mesi, ogni settimana, ci siamo incontrati per lavorare insieme allo sviluppo di questo progetto.
Nel frattempo sono tornato a teatro a sentire un trio che suonava splendidamente musica classica e mentre ascoltavo il gruppo suonare armonicamente, ho visto con l'immaginazione un incontro del gruppo che avevo in mente e le mie certezze sono cresciute: ho pensato che il gruppo avrebbe dovuto stare insieme come questi: divertendosi, sorridendo, andando a tempo, facendo qualcosa insieme, collaborando col piacere di farlo, affrontando anche le eventuali difficoltà.
Poi un giorno, camminando per strada, mi sono trovato davanti ad un espositore sul quale c'era un libro dal titolo Ogni uomo è una poesia e sono stato colpito da questa frase.
E' vero, ho pensato, ogni uomo è una poesia, ogni membro del gruppo è una poesia, che va ascoltata, rispettata e valorizzata, di modo che possa arricchire tutti gli altri.
Morale: quando i tempi non sono maturi, le cose non nascono.
Non si può pretendere che le gravidanze durino meno di nove mesi e non ha senso cercare scorciatoie. Ma quando il tempo è davvero compiuto, allora le cose si realizzano con una inaspettata semplicità e anche il mondo ci viene incontro, perchè siamo veramente pronti. E quello che facciamo, non lo facciamo per ottenere dei frutti, ma perchè ha senso per noi il farlo, perchè qualcosa ci dice che dobbiamo fare quella cosa, ed è un devi che nasce da dentro e non ci sono più dubbi.
E' un fare che porta già in sè i suoi frutti, e se qualcuno vorrà condividere con noi il progetto si andrà avanti, altrimenti la cosa finirà lì, sarà stato semplicemente un avere lavorato sulla relazione e sullo stare in gruppo, col pensiero, col sentimento, con l'intuizione e con l'immaginazione, con la precisa sensazione di essersi arricchiti comunque.
Perchè ogni arricchimento personale è sempre il frutto di un nostro lavoro, di un nostro impegno che mira ad una conoscenza più approfondita di noi stessi e alla realizzazione nel mondo di ciò che autenticamente abbiamo scoperto di essere.

martedì 17 aprile 2012

la comunicazione autentica nelle relazioni


                                                             
In un precedente post avevo raccontato il progetto di costituire un gruppo (o più gruppi) dove si potesse sperimentare concretamente la libertà di esprimersi in modo autentico, arricchendosi dei contributi portati dagli altri partecipanti, in una atmosfera di rispetto reciproco.
Questa iniziativa sta procedendo ed è ormai vicino il giorno della sua presentazione pubblica.
Da alcuni mesi, una amica-collega ed io abbiamo lavorato insieme, mettendo in comune e confrontando le nostre idee e i nostri sentimenti sul tema, facendo tra noi lo stesso tipo di lavoro che immaginiamo di proporre al gruppo.
Così facendo, siamo giunti ad una chiarificazione sempre maggiore dei nostri pensieri e abbiamo raggiunto una sempre maggiore consapevolezza di ciò che tra noi era realmente condiviso e di ciò che ci distingueva.

La relazione è diventata il vero oggetto del nostro lavoro, unitamente all'importanza del prendersi cura della relazione, oltre chè di sè stessi e dell'altro.
Abbiamo sempre lavorato cercando la verità, anche se questa avrebbe potuto consistere nella fine del nostro progetto e nel naufragio dell'iniziativa: non ci sono mai stati nè pregiudizi nè certezze definitive, solo la volontà di creare qualcosa di vero e autentico.
E anche adesso che ci stiamo preparando all'incontro pubblico di presentazione, desideriamo realizzare qualcosa che sia autentico, cioè che abbia senso per noi e magari anche per qualcun altro.

Chi fosse eventualmente interessato a conoscere i contenuti del nostro progetto, potrà venire sabato 5 maggio 2012 alle ore 17 a Modena, presso il Centro Sociale Buon Pastore in via Panni, 202 (di fronte all'Istituto Charitas).

Nei prossimi post vi racconterò dell'importanza che la musica classica e la poesia hanno avuto nella gestazione di questa iniziativa e di come siamo arrivati a scegliere proprio questa sede particolare per la presentazione.

venerdì 23 marzo 2012

relazioni ideali e reali


E' spesso difficile trovare qualcuno con cui potersi confidare liberamente, senza il bisogno di cautelarsi o di proteggersi in qualche modo. Si desidera avere relazioni con persone che non cercano di sfruttarci, di usarci, di farci essere quello che vogliono loro. Si vorrebbero avere dei rapporti alla pari, dove l'altro ci consideri un valore per quello che siamo veramente.
Si immaginano relazioni creative, con persone con le quali si possa costruire qualcosa insieme, ciascuno portando i propri pensieri e le proprie emozioni, arricchendosi a vicenda nel rispetto reciproco.
Qualcuno dice che ciò gli riesce solo con qualche amico o amica, ma che quando si frequenta un gruppo è quasi impossibile creare degli spazi condivisi dove ciascuno si senta veramente libero di essere sè stesso e venga accettato e accolto nella sua totalità.

In termini psicopatologici, si potrebbe dire che il nostro mondo soffre di narcisismo, quella patologia per cui ciascuno è centrato sul proprio ombelico e non è capace di ascoltare e valorizzare gli altri che, paranoicamente, considera dei potenziali nemici, non riuscendo quindi a stabilire delle relazioni creative con loro.
Il nostro mondo sembra costituito perlopiù da una serie di individui che entrano in contatto tra loro e poi si respingono, ciascuno disegnando la propria individuale traiettoria, come palline di un grande flipper condizionate dagli impulsi elettrici che ricevono.


I sociologi dicono che è la nostra società che spinge in questa direzione: la competitività è l'anima del nostro sistema economico, sociale e politico e la diffidenza e la paura sono le armi con le quali chi governa rende la gente più sola e spaventata e può così indirizzarla più facilmente a dare loro una delega in bianco su tutto, in cambio di un minimo di tranquillità e sicurezza.
La conseguenza di tutto ciò è che cresce il livello complessivo di scontentezza e chiudersi nel proprio mondo appare l'unica scelta possibile.

Spesso dimentichiamo che la relazione è qualcosa di diverso dalla somma delle individualità dei singoli e ci chiediamo di chi è la colpa di una relazione che non funziona, avendo come punto di riferimento la relazione ideale che noi vorremmo. Ma l'altro, chiunque altro, è sempre diverso da noi e la relazione, qualunque relazione, non potrà mai essere quell'ideale che desideriamo.
Possiamo evitare molte frustrazioni se riusciamo a vedere l'altro nella sua autenticità, che ci può piacere o non piacere, ma con la quale possiamo cercare di entrare in una relazione vera, invece di idealizzarlo e rimanere poi feriti dal fatto che non interpreta bene la parte che gli vorremmo fare recitare nel nostro film personale.

La nostra richiesta legittima di essere rispettati ed ascoltati dall'altro per ciò che siamo veramente, deve essere accompagnata dal medesimo rispetto e ascolto dell'altro, che significa semplicemente osservare come si comporta realmente l'altro e ascoltarlo con attenzione.
E' importante che una relazione sia vera, sia che finisca subito sia che prosegua per tutta la vita.

Molte volte mi è capitato di essere testimone di relazioni chewing-gum, nelle quali l'accettazione definitiva non arrivava mai perchè era sempre dilazionata nel tempo e condizionata al raggiungimento di un ideale di relazione oggettivamente irrealizzabile, cosicchè i malcapitati passavano in continuazione da periodi di massima gioia a momenti di frustrazione totale.
Chi è parte di una relazione sana accetta invece sia questi che quei momenti come parti di un tutto cui aderisce intimamente, oppure rifiuta la relazione nella sua totalità, perchè è convinto di volerne una che abbia caratteristiche fondamentali diverse, che comunque non corrisponderà mai in tutto e per tutto all'ideale.


venerdì 9 marzo 2012

noi e gli altri


Non esiste un altro essere umano uguale a noi.
Non esistono due corpi identici e nemmeno due anime uguali; ciascuno è il frutto della propria storia e della propria interiorità, che nessun altro potrà mai conoscere appieno.
Ci si può sentire simili ad un'altra persona, ma non si è mai uguali.
La diversità è una grande ricchezza e va rispettata.
Dobbiamo rispettare gli altri ed esigere dagli altri il rispetto per noi stessi, su un piano di perfetta, armonica, parità.
“Ama il prossimo tuo come te stesso”: questo passo del Vangelo deve essere letto nel senso di  “allo stesso uguale ed identico modo”, non di meno, ma neanche di più di te stesso.
L’altro è una sceneggiatura che noi possiamo leggere, ascoltando i sentimenti che trasmette al nostro animo. Per questo è importante essere consapevoli di sé stessi, evitando di proiettare sull’altro i nostri problemi irrisolti, i nostri difetti, le nostre mancanze e i nostri desideri.
Nei rapporti affettivi non c’è nulla di più difficile e problematico da sostenere delle aspettative che gli altri nutrono nei nostri confronti, poiché sono la fonte diretta di giudizi e sensi di colpa: se siamo come gli altri ci vorrebbero, essi ci giudicano positivamente, ci vogliono bene o ci amano, mentre se siamo diversi da ciò che si aspettano da noi, ci giudicano negativamente e ci fanno sentire in colpa per non essere quello che essi vorrebbero che noi fossimo.


 La nostra società tende ad alimentare la nostra autostima solo se dimostriamo d'essere vincenti, se abbiamo successo, se siamo belli e simpatici, e non dà valore a ciò che siamo nella nostra interezza.
Queste richieste alimentano i nostri aspetti narcisistici e depressivi, nutrono le ansie da prestazione e le crisi di panico, lasciano inappagato il bisogno di sentirci accolti per ciò che siamo e sono causa di tanti vissuti di solitudine e insoddisfazione.
Gli altri sono una ricchezza, una potenzialità di accrescimento della nostra umanità, ma ciò si realizza solo se noi non abbiamo paura di avvicinarli e conoscerli meglio; e per fare ciò è necessario avere una sufficiente autostima, per non spaventarci o sentirci a disagio quando riscontriamo delle differenze tra il nostro modo di essere e quello degli altri. Il riconoscimento delle differenze deve rappresentare un'opportunità e non un ostacolo per le relazioni interpersonali.
Si può stare in gruppo senza perdere la propria individualità, a patto che il gruppo sia rispettoso dell’individualità di ciascuno dei suoi membri, con la consapevolezza del fatto che le specificità e le diversità dei suoi componenti rappresentano la prima garanzia della sua vitalità. Perché le persone consapevoli di sé cercano il rapporto con gli altri, il piacere della relazione e dello scambio; desiderano arricchirsi attraverso la conoscenza dell'altro, che è per loro sinonimo di apertura alla vita, alla trasformazione e al cambiamento.

domenica 27 novembre 2011

ti amo

Vasilij Vasil'evič Kandinskij

Chi pensa che ti amo sia una espressione che ha per tutti lo stesso significato, si sbaglia di grosso. E' vero l'esatto contrario: ciascuno di noi, quando dice ti amo, dice una cosa che ha un significato estremamente soggettivo.
Quando le canzonette più banali strillano ti amoooo... hanno tanto successo perchè dicono una cosa generica e collettiva, che ciascun ascoltatore interpreta e modula secondo la propria concezione dell'amore.

 Per qualcuno amare significa darsi completamente all'altro, esporsi, mettersi in condizione di essere anche ferito dall'altro, dal suo abbandono o dal suo rifiuto, rispettando l'altro, lasciandolo libero e non facendolo sentire sbagliato o colpevole per essere diverso da sé in qualcosa.

 Altri dicono ti amo, ma tendono a difendersi da un coinvolgimento emotivo troppo impegnativo e tengono sempre aperta qualche porta per potere, in caso di bisogno, sfilarsi dal rapporto per andarsene altrove.

 Poi c'è anche chi tende a preoccuparsi continuamente di non perdere il controllo della relazione e quasi mai lascia scegliere o decidere il da farsi anche all'altro.
Edward HOPPER
C'è chi dice ti amo perchè ha bisogno di continuare ad avere con il partner lo stesso ruolo di figlio/a che aveva con la madre o il padre, con l'unica differenza che col partner ci fa anche l'amore.
C'è chi dice ti amo perchè deve averti, perchè tu hai delle caratteristiche che lui/lei non ha e tu supplisci alle sue mancanze.
C'è chi dice ti amo perchè sei bella/o, ricca/o, parli bene, sei colto/a, sei un intellettuale, sei indecifrabile, sei selvaggio/a, fai l'amore bene, ecc. ecc.
C'è chi dice ti amo perchè ha desiderio o bisogno della cerimonia del matrimonio, della festa con gli invitati, di un figlio e di una casa dove vivere insieme allontanandosi dai genitori.
Molte volte, quando ci sentiamo dire ti amo, pensiamo automaticamente che l'altro dia a questa espressione lo stesso significato che gli diamo noi. Può darsi che sia così, ma non è detto.
Dobbiamo prestare attenzione ai nostri sentimenti e alle nostre intuizioni, ma anche ai fatti, al comportamento concreto dell'altro e dare alla relazione tutto il tempo necessario per potersi mostrare nei suoi contenuti reali, per riuscire a scoprire se la nostra concezione dell'amore è simile a quella dell'altro, se amare significa davvero per entrambi la stessa cosa, se tutti e due siamo realmente capaci di amare.