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martedì 12 giugno 2012

la ricerca della verità


Ho cominciato a leggere L'anima e il suo destino di  Vito Mancuso.
Nella prefazione l'autore dice una cosa che mi ha colpito molto. Si tratta di una frase breve e concisa, ma piena di significato:
"Credo nella comunione di coloro che cercano la verità"
Credo è un'affermazione forte, che mi piacerebbe sentire più spesso; penso sia importante credere in qualcosa che abbia un valore positivo, non importa in cosa, ma credere è importante.
Anche la comunione (dal latino communis unio=unione comune) è importante, soprattutto ai giorni nostri, quando tende a prevalere il soggettivismo più sfrenato e gli altri, i diversi da noi, sono considerati sempre più spesso in modo negativo a priori .
Ma la ricerca della verità è importante a patto che la si relativizzi, che sia la ricerca della nostra verità e, soprattutto, che non la si voglia imporre agli altri. Chi possiede questo concetto della verità è portato a darle valore in quanto propria, ma, nel contempo, riconosce agli altri il diritto di ricercare la propria verità, che può essere legittimamente diversa dalla sua.
E' questa l'idea di verità esplicitata da Vito Mancuso, il quale, a pag. 1 del medesimo libro, così si esprime:
L'interlocutore principale di questo libro è la coscienza laica, intendendo con ciò quella parte della coscienza, presente in ogni uomo, credente o non credente, che cerca la verità per se stessa e non per appartenere a un'istituzione; quella parte della coscienza che vuole aderire alla verità, ma vuole farlo senza alcuna forzatura ideologica, di nessun tipo, e se accetta una cosa, lo fa perchè ne è profondamente convinta, e non perchè l'abbia detto uno dei numerosi papi, o uno degli altrettanto numerosi antipapi della cultura laicista.
immagine tratta da film
Insomma, dal punto di vista delle istituzioni, Mancuso si potrebbe definire una testa calda, (infatti nella Chiesa non lo vedono molto di buon occhio), ed è per questo forse che mi attrae, oltre che per la sua cultura, il suo rigore intellettuale ed il suo amore per la verità e la libertà. Strano a pensarsi per un teologo...
Ma ciò che più mi attrae è la sua idea di Dio, poiché il Dio di cui parla non sembra l'amministratore delegato di una multinazionale ma, piuttosto, un Dio  che alloggia dentro ognuno di noi, legittimamente percepito da ciascuno in modo diverso, personale e originale, ritagliato cioè sulla misura della sensibilità  di ogni singolo individuo. In questo concetto di Dio trovo una notevole somiglianza con il tipo di lavoro psicologico fondato sulla ricerca della propria verità e autenticità individuale di cui mi occupo.
Ecco, vedete, sono arrivato a pagina 1 e ho già scritto un post e non è assolutamente detto ch'io mi fermi qui: se emergeranno altre cose interessanti nel proseguimento della lettura vi terrò sicuramente informati.





domenica 1 gennaio 2012

Un 2012 pieno di amore e conoscenza


Esiste un luogo dell'anima dove laicità e religiosità possono convivere armoniosamente al punto di identificarsi quasi l'una con l'altra?
Fino a ieri avrei risposto di no, condizionato come tanti, credo, dall'abitudine a considerare queste due categorie dello spirito in modo oppositivo, quasi inconciliabile.
Oggi invece mi sento di rispondere che quel luogo esiste, che è possibile questa specie di assurdità logica.
Questo cambiamento è avvenuto in me grazie alla lettura di un libro per me bellissimo che consiglio caldamente a tutti, sia alle persone che si professano atee, sia a quelle che ritengono di avere una qualche forma di religiosità: il libro si intitola Io e Dio ed è stato scritto da Vito Mancuso, un teologo cattolico molto particolare.
A pagina 182, Mancuso cita tre scrittori.
Il primo è Bertrand Russell, ateo:
"La vita retta è quella ispirata dall'amore e guidata dalla conoscenza. Conoscenza e amore non hanno confini, cosicchè una vita, per quanto retta, è sempre suscettibile di miglioramento. L'amore senza la conoscenza o la conoscenza senza l'amore non possono maturare una vita retta... Benchè amore e conoscenza siano necessari, l'amore è in un certo senso, più fondamentale, perché spinge l'intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili".
Il secondo è Norberto Bobbio:
"Non ho tratto le soddisfazioni più durature della vita dai frutti del mio lavoro... Le ho tratte dalla mia vita di relazione, dai maestri che mi hanno educato, dalle persone che ho amato e che mi hanno amato".
Il terzo è Eugenio Scalfari:
"Ho ancora cose da fare, sentimenti e affetti da esprimere nel presente, conoscenza di me e del mondo da arricchire. Insomma condurre una buona vita finchè durerà. Sono circondato da molto amore e lo ricambio con pari intensità, ricambiare l'amore non costa fatica, anzi l'amore vero dà riposo e beatitudine".


E aggiunge Mancuso:
"Io voglio, desidero, ordino a me stesso, di andare in una direzione precisa, quella del bene e della giustizia, quella dell'amore, quella di una vita all'insegna della veridicità e della lealtà. Io desidero salire sul treno che conduce verso il bene e la giustizia, per me e il maggior numero di persone possibile... Per questo faccio attenzione alle mie idee, le indago, le soppeso, le confronto con le loro antitesi... Desidero tuttavia giungere a una visione del mondo che mi consenta di non sentirmi un illuso nel coltivare l'idea del primato dell'amore e del bene, ma che anzi mi dia più energie per lavorare...
Io non vorrei neppure essere cristiano, se essere cristiano significasse essere qualcosa in più e di diverso dal mio essere naturale, una sorta di vestito soprannaturale che si aggiunge e che copre il mio essere naturale. Non voglio appartenere a nulla e a nessuno che non sia questa vita, da servire in perfetta libertà, per quanto a un essere umano possa essere dato di vivere in perfetta libertà. Voglio essere semplicemente un uomo, un uomo accanto ad altri uomini che crede nel bene e nella giustizia, che crede nell'amore [...] elevando la mia mente a comprendere e a sentire con viva emozione la realtà che più di ogni altra merita il nome di mistero, e che qui nomino con le parole di Lucio Dalla:
"Ecco il mistero,
sotto un cielo di ferro e di gesso
l'uomo riesce ad amare lo stesso,
e ama davvero,
senza nessuna certezza,
che commozione, che tenerezza".


Perchè, per essere uomini naturalmente buoni, in fondo in fondo, non serve che questo: amarsi, amare gli altri, conoscersi e conoscere gli altri, sempre di più e sempre meglio, in un percorso di crescita personale che può durare per tutta la vita.
Perchè amare senza conoscere sé stessi e gli altri può essere un'assurdità, un esercizio sterile di buone intenzioni che può portare ad agire inutilmente e a volte in modo dannoso: è solo la conoscenza vera di sé e degli altri che può portare ad amare realmente, con risultati positivi concreti, e il fatto che una persona sia atea o religiosa, da questo punto di vista, non fa alcuna differenza. Ecco, proprio questo, dove amore e conoscenza sono ambedue amati e incoraggiati, credo sia il luogo dove laicità e religiosità possono convivere insieme in pace e armonia.