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sabato 23 marzo 2013

il nostro muro

Immaginate che, mentre state camminando, vi trovate di fronte un muro alto tre metri e lungo cento. 
Se avete 50 anni, immaginate di trovarvi proprio a metà della lunghezza del muro, se siete più giovani immaginate di essere un po' più a sinistra della metà e se avete passato i 50, immaginate di trovarvi più a destra della metà.
Bene, siete di fronte al muro, e vedete che tutta la parte del muro che sta alla vostra sinistra è stata piastrellata nel tempo con piastrelle tutte diverse tra loro, alcune brutte, altre belle, alcune scolorite, altre con colori brillanti. Ci sono zone del muro che non vi piacciono, altre che vi colpiscono per la loro bellezza. Ci sono piastrelle che cambiereste, altre che invece apprezzate molto. Ma nell'insieme il muro è fatto così: un po' bello e un po' brutto.
Adesso guardate di fronte a voi e alla vostra destra e vedete che lì il muro è completamente grezzo, non c'è stata ancora messa nessuna piastrella, è tutto da ricoprire.
E voi siete lì, davanti al vostro muro, che rappresenta la vostra vita, a sinistra quella già vissuta nel bene e nel male, e davanti a voi e a destra quella ancora da vivere, quella che potete riempire ancora di contenuti nuovi. 
Allora, cosa conviene fare? 
Trascorrere il proprio tempo a guardare a sinistra il muro già piastrellato, lamentandosi per i pezzi che non vi piacciono ma che non si possono più togliere, oppure è meglio prendere in considerazione il muro ancora grezzo che c'è davanti a voi e alla vostra destra, chiedervi come vi piacerebbe piastrellarlo e cercare di procurarvi il materiale idoneo per fare un bel lavoro? 


venerdì 15 febbraio 2013

noi siamo quello che diventiamo

La nostra vita non è statica ma dinamica, l'immagine che noi abbiamo di noi stessi deve essere continuamente aggiornata sulla base di come cambiamo nel tempo.
Gli automatismi sono sempre in agguato. 
Se noi ci siamo vissuti in un certo modo, se abbiamo avuto di noi stessi una certa immagine, rischiamo di pensarci sempre uguali a come siamo stati ieri.
Ma oggi è un altro giorno e magari nel frattempo siamo un po' o tanto cambiati.
Quando si entra in relazione con persone o cose che sono state significative nel nostro passato, ma con le quali i rapporti sono cessati, è inevitabile ricordare le esperienze, le atmosfere, i sentimenti che abbiamo vissuto, vale a dire il modo in cui siamo stati e ci siamo percepiti nel passato.
A volte bisogna fare uno sforzo consapevole per attualizzare la nostra immagine di noi stessi, ricordarci che ora noi siamo diversi da come eravamo, che siamo passati attraverso esperienze che ci hanno cambiato. Solo così possiamo rimanere nella realtà dell'oggi e viverla in base a come siamo diventati.
E' quindi utile ricordare sempre che noi siamo quello che diventiamo.

mercoledì 9 gennaio 2013

l'inizio

Inizia un nuovo anno.
C'è, nell'inizio, tutta la tenerezza, la delicatezza di una cosa appena nata, senza una precisa identità, senza sicure certezze, il nascere cui segue il puro divenire.
Non ci sono colori definiti, solo tenui, cangianti sfumature.
E' davvero un inizio, non la ripetizione di schemi già vissuti.
Andiamo incontro all'inatteso, forti delle nostre convinzioni e delle nostre esperienze.
Abbiamo davanti dodici mesi: sono tanti, sono lunghi, possono accadere tante cose, belle e meno belle.
Avremo comunque la possibilità di vivere, di diventare più consapevoli di noi stessi, di creare nuove relazioni e modificare quelle già esistenti, e forse sarebbe bene che sentissimo tutto ciò come una grande opportunità e che non lo dessimo troppo per scontato, perchè il 2013 non è mai esistito prima e, dopo, non esisterà mai più.

mercoledì 19 dicembre 2012

fretta e superficialità


Mi colpisce molto la tendenza, che mi pare sempre più diffusa, a generalizzare ed estremizzare tutte le situazioni che la vita ci pone di fronte; tendiamo a voler risolvere tutti i problemi radicalmente e in pochissimo tempo, evitando la fatica di approfondire pazientemente le questioni.
Le relazioni sono sempre più vissute sulla base del principio del tutto-e-subito; il distinguere le sfumature, il prestare attenzione alla complessità degli eventi, il dare tempo al tempo, il guardare le cose anche da altre angolazioni, non sembrano più cose tanto comuni.
Il verbo pretendere è uno dei verbi più usati, sia verso noi stessi, sia nei confronti degli altri, mentre il riflettere su di sè, l'ascoltarsi, il cercare di dipanare il groviglio di fili che spesso abbiamo dentro, non sembrano occupazioni molto frequentate, soprattutto se le risposte autentiche tardano ad arrivare.

Cresce la fretta e crescono le delusioni, le cose fatte male e con noncuranza, che poi non reggono nel tempo. La durata delle cose è ricercatissima, ma sembra che sia una variabile indipendente, o che dipenda da un colpo di fortuna, che non possa essere immaginata come il frutto di una dedizione e di una cura che richiedono impegno.
Ci siamo abituati a premere troppi interruttori e ad ottenere subito dei risultati straordinari; ci siamo dimenticati che i progetti importanti vanno portati avanti con la forza della passione e la costanza dell'impegno quotidiano, anche a lungo termine.
E' vero che, coi mille impegni che tutti abbiamo, di tempo veramente libero ne rimane poco, ma la fretta e la superficialità sono spesso cattive compagnie. 
La psiche è una realtà molto complessa e i tentativi di percorrere delle scorciatoie per arrivare con minore fatica alla mèta, molto spesso non danno buoni risultati, anzi, quasi sempre ci fanno perdere moltissimo tempo inutilmente.

mercoledì 21 novembre 2012

il nostro tempo


Noi occidentali abbiamo tanti orologi, sveglie e sofisticati cronometri coi quali misuriamo il tempo con la massima precisione, ma non abbiamo il tempo, non ne abbiamo la disponibilità, se non in piccola parte. E' vero invece il contrario: è lui che ci tiene in pugno, che ci comanda.
Noi lo spezzettiamo, lo sfruttiamo, lo impieghiamo, lo programmiamo, ma non ce lo godiamo quasi mai.
Sul lavoro i tempi ci sono quasi sempre dettati dagli altri, dall'organizzazione o dai capi e non è facile avere un lavoro creativo da gestire in autonomia.
Il tempo libero è quasi sempre organizzato e gli impegni sono suddivisi razionalmente per ottimizzare le ore che abbiamo a disposizione, ma raramente ci sentiamo liberi di ascoltarci davvero e fare poi quello che ci viene in mente al momento.
Anche i bambini hanno i tempi scanditi: il tempo della scuola, il tempo del pranzo, il tempo dei corsi e dello sport, il tempo dei trasporti in auto da un'occupazione all'altra.
Perdere tempo è segno di scarso senso civico: si è dei fannulloni, dei lavativi, degli individui sospetti che vanno corretti o emarginati e se necessario puniti.
Certo, ci sono anche quelli che effettivamente cercano di non fare nulla dalla mattina alla sera, ma la maggioranza si dà da fare, corre, soprattutto se ha dei figli, e raramente può starsene in pace a godersi la vita.
E' anche vero che alcuni corrono come dei dannati perchè hanno una paura tremenda di non avere nulla da fare, come se avessero smarrito il semplice piacere di vivere, di essere al mondo, di avere un corpo e una mente che non hanno malattie gravi. Come se si fossero dimenticati delle cose che li potrebbero far star bene.
Quanto vale un'ora di tempo libero? Intendo un'ora di tempo tutto per noi, senza vincoli e senza impegni? Quanto saremmo disposti a spendere per essere completamente liberi per un'ora in più del nostro tempo?
Avere il tempo, possederlo, averne tanto da potersi permettere anche di buttarlo via, di sciuparlo, di non fare nulla di produttivo, di efficiente.
Concedersi il tempo, come se fosse una cosa normale e non un lusso, per soddisfare qualche piccola e pazza voglia, qualche innocente follia, qualche deviazione dalla routine quotidiana.
Ecco, sarebbe una bella idea per un regalo di Natale: regalare a qualcuno delle ore di tempo, tenergli i bambini per un pomeriggio o per una sera, e se volete fare un regalo veramente di lusso, per tutto un weekend!

domenica 22 aprile 2012

come è nata questa iniziativa

Il desiderio di fare dei gruppi l'ho covato dentro di me per almeno due anni.
Ogni tanto ne parlavo con qualche amico o ne accennavo a qualche collega, ma non è mai nato nulla, perchè era ancora presto.
Poi, in autunno, mentre a teatro ascoltavo il violoncellista Mario Brunello spiegare  con parole semplici e con tanta passione cose difficilissime relative alla musica di Bach, ho avuto un'intuizione: devo fare così anch'io, rivolgermi con semplicità alle persone per proporre un tipo di relazione che non è facile sperimentare.
Ho comunicato questa idea a una mia amica-collega che immediatamente mi ha detto: è tanto che anch'io vorrei fare una cosa del genere.
Così per alcuni mesi, ogni settimana, ci siamo incontrati per lavorare insieme allo sviluppo di questo progetto.
Nel frattempo sono tornato a teatro a sentire un trio che suonava splendidamente musica classica e mentre ascoltavo il gruppo suonare armonicamente, ho visto con l'immaginazione un incontro del gruppo che avevo in mente e le mie certezze sono cresciute: ho pensato che il gruppo avrebbe dovuto stare insieme come questi: divertendosi, sorridendo, andando a tempo, facendo qualcosa insieme, collaborando col piacere di farlo, affrontando anche le eventuali difficoltà.
Poi un giorno, camminando per strada, mi sono trovato davanti ad un espositore sul quale c'era un libro dal titolo Ogni uomo è una poesia e sono stato colpito da questa frase.
E' vero, ho pensato, ogni uomo è una poesia, ogni membro del gruppo è una poesia, che va ascoltata, rispettata e valorizzata, di modo che possa arricchire tutti gli altri.
Morale: quando i tempi non sono maturi, le cose non nascono.
Non si può pretendere che le gravidanze durino meno di nove mesi e non ha senso cercare scorciatoie. Ma quando il tempo è davvero compiuto, allora le cose si realizzano con una inaspettata semplicità e anche il mondo ci viene incontro, perchè siamo veramente pronti. E quello che facciamo, non lo facciamo per ottenere dei frutti, ma perchè ha senso per noi il farlo, perchè qualcosa ci dice che dobbiamo fare quella cosa, ed è un devi che nasce da dentro e non ci sono più dubbi.
E' un fare che porta già in sè i suoi frutti, e se qualcuno vorrà condividere con noi il progetto si andrà avanti, altrimenti la cosa finirà lì, sarà stato semplicemente un avere lavorato sulla relazione e sullo stare in gruppo, col pensiero, col sentimento, con l'intuizione e con l'immaginazione, con la precisa sensazione di essersi arricchiti comunque.
Perchè ogni arricchimento personale è sempre il frutto di un nostro lavoro, di un nostro impegno che mira ad una conoscenza più approfondita di noi stessi e alla realizzazione nel mondo di ciò che autenticamente abbiamo scoperto di essere.

giovedì 29 dicembre 2011

come viandanti nel tempo

Klimt: L'albero della vita

Il tempo che viviamo è importante perchè è limitato: è proprio il limite a dargli senso. Se vivessimo un tempo infinito, esso avrebbe poco significato.

Lo dice anche la nostra esperienza: quando eravamo giovani sapevamo di avere ancora tanti anni davanti a noi e non avvertivamo troppo lo scorrere del tempo, mentre a una certa età ci si rende conto che non sono più tantissimi gli anni che si hanno ancora a disposizione e questa consapevolezza conferisce al tempo un valore maggiore.

Ricordare la finitezza della vita può essere il migliore stimolo a darsi da fare, a non sciupare le giornate nell'indifferenza o nella semplice speranza in un domani migliore.
D'altra parte, non bisogna nemmeno essere troppo ansiosi, non bisogna volere a tutti i costi trovare scorciatoie che ci permettano di realizzare troppo in fretta ciò che desideriamo.

Non è un caso che le più diffuse psicopatologie, l'ansia e la depressione, ruotino intorno al tempo, ma con segno opposto: da una parte il volere le cose in fretta e certe (ansia), e dall'altra il temere di non realizzare mai nulla (depressione).
Dobbiamo trovare un accordo con il Tempo, sincronizzare i nostri orologi interiori sulle diverse età della vita, a dispetto di chirurgie estetiche e pretese di eterna giovinezza, sforzandoci di percorrere il nostro cammino seguendo ritmi naturali.


Allora forse bisogna pensare al 2012 come a un anno in cui cercare di realizzare i progetti che ci stanno a cuore, quelli che coltiviamo con più sentimento dentro di noi. Con la consapevolezza dei nostri limiti ma anche con la forza della nostra determinazione, della volontà, chiamando a raccolta tutte le nostre capacità per fare del nostro meglio, che è il massimo che possiamo fare.

Ricordandoci che ci sentiamo vivi quando ce la stiamo mettendo tutta, quando non abbiamo rinunciato a cercare, quando siamo come i viandanti che semplicemente amano camminare, quando non abbiamo troppa paura di quella parte di noi che è aperta al nuovo e al futuro, quando lottiamo per qualcosa in cui crediamo senza lasciarci distrarre troppo dai risultati.
Rammentandoci anche che, qualche volta, sanamente, dobbiamo concederci di fermarci da qualche parte e riposare per tutto il tempo che ci serve per riprenderci e fare il pieno di nuove energie.