Ho trovato interessante che qualcuno abbia pensato di sostituire all'ipotesi dell'apocalisse legata alla presunta profezia dei Maya, quella di un possibile nuovo inizio.
Posta così la questione mi sembra decisamente più interessante, perchè, almeno a livello di immaginario collettivo, potremmo prendere tutti spunto da questa presunta fine del mondo per immaginare con il 2012 la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra, riconducendo il tema a una questione vitale, posto che la vita sempre consiste nella fine di qualcosa che ha compiuto il suo ciclo e nell'inizio di qualcosa di diverso.
Per conto mio, amo immaginare che questo nuovo inizio riguardi i temi del valore dei limiti e della ricerca di senso.
Mi piacerebbe che avesse terminato il suo ciclo vitale l'idea collettiva da tempo dominante di un progresso infinito senza limiti, dell'aumento della ricchezza come metro per misurare il benessere delle persone, dell'economia come variabile indipendente rispetto alla politica e all'etica, entrambe da mettere in relazione alla ricerca del bene comune.
Ma soprattutto mi piacerebbe che si volesse tutti un po' più riflettere su ciò che dà realmente senso alla propria vita, a quanto il benessere individuale sia da mettere in relazione a quello degli altri.
Perfino la pur importantissima ecologia, senza una chiara consapevolezza dei fini per i quali la vita vale la pena di essere vissuta e senza la sincera accettazione dei limiti naturali che sostanziano la nostra umana esistenza, non ha un valore di per sè assoluto.
Ad un nuovo inizio si può arrivare in modo anche graduale, anzi forse sarebbe meglio che fosse così. L'importante è desiderare veramente un cambiamento di stili di vita, non in forza di un dovere imposto dagli eventi, di una ineluttabile necessità della Storia, ma come frutto di una autolimitazione avvertita come la cosa realmente migliore per sè e per gli altri, un progetto di vita nuovo che trovi il suo senso, da un lato nell'abolizione degli accumuli eccessivi e degli sprechi e dall'altro, nell'incremento della responsabilità personale e della solidarietà verso gli altri, in modo particolare verso coloro che, rispetto a noi, vivono in condizioni di maggior disagio.



