Edvard Munch: Melancholy
Col nome di psicofarmaci si intendono i farmaci creati per agire sulle psicopatologie.Fondamentalmente sono di quattro tipi:
- ansiolitici: per sedare l'ansia e le crisi di panico;
- antidepressivi: per togliere i sintomi collegati agli stati depressivi;
- antipsicotici (o neurolettici): per attenuare o fare sparire sintomi deliranti nelle patologie psichiche più gravi:
- regolatori degli stati dell'umore: per alleviare gli sbalzi repentini ed eccessivi di umore (euforia-depressione).
Il Centro Studi Ricerche in Psichiatria di Torino ha calcolato che ogni anno circa 500.000 persone si rivolgono ai 707 Centri di Salute Mentale pubblici esistenti in Italia e di queste circa il 70% ha sintomi ansioso-depressivi; se a questa cifra aggiungiamo tutti quelli che si rivolgono semplicemente al proprio medico di base o a specialisti e strutture private, vediamo che il disagio psichico in Italia è notevole. D’altra parte, anche in questo campo, imitiamo gli Stati Uniti, dove già una decina di anni fa il medicinale più venduto era il Tavor, un ansiolitico, che superava nelle vendite anche l’Aspirina; più del 50% degli abitanti degli Stati Uniti assume abitualmente ansiolitici o antidepressivi.
L'atteggiamento verso gli psicofarmaci ha due poli opposti: chi non vuole assolutamente prenderli e chi li assume regolarmente da anni, trovando così il modo di tenere a bada i propri sintomi. Su questo argomento credo che non si debba né giudicare né, tanto meno, condannare nessuno, perché l'equilibrio psichico è materia troppo personale per poter essere correttamente valutata dall'esterno.
Ci sono persone che hanno energie per affrontare i propri problemi esistenziali, che sono capaci di cercarne le cause e di accettare di modificare qualcosa della propria vita, mentre altri questa energia proprio non ce l'hanno, anche se non si deve certamente fargliene una colpa.
Ciascuno sa di sé, della propria storia, e molto spesso non immagina nemmeno lontanamente in quali condizioni si siano trovate a vivere certe persone che, nel momento in cui possono dire di aver raggiunto un equilibrio decente con l'aiuto degli psicofarmaci, possono definire il loro nuovo equilibrio come un grande successo esistenziale.
Ovviamente la cosa migliore sarebbe riuscire a non usare psicofarmaci, oppure assumerli se e fin quando sia realmente necessario, cercando contemporaneamente di migliorare la qualità della propria vita cambiando qualcosa nel rapporto con sé stessi e con gli altri.
Un discorso diverso riguarda gli antipsicotici, che sono stati veramente utili per aiutare i pazienti più gravi a sopravvivere e a rendersi indipendenti, attutendo l'impatto delle sintomatologie deliranti. Ricordiamo che fino agli anni '60 del secolo scorso i manicomi erano luoghi dove venivano rinchiuse e dimenticate persone che, molto spesso, erano semplicemente diverse dalla maggioranza; nessuno si curava di ascoltare le loro storie e le loro difficoltà nè di essere loro vicini umanamente e le terapie consistevano principalmente in elettroshock e tecniche affini. Ciascuno sa di sé, della propria storia, e molto spesso non immagina nemmeno lontanamente in quali condizioni si siano trovate a vivere certe persone che, nel momento in cui possono dire di aver raggiunto un equilibrio decente con l'aiuto degli psicofarmaci, possono definire il loro nuovo equilibrio come un grande successo esistenziale.
Ovviamente la cosa migliore sarebbe riuscire a non usare psicofarmaci, oppure assumerli se e fin quando sia realmente necessario, cercando contemporaneamente di migliorare la qualità della propria vita cambiando qualcosa nel rapporto con sé stessi e con gli altri.

In generale, comunque, credo che, soprattutto per gli psicofarmaci, così come per tutti gli altri farmaci, sia importante il contesto in cui vengono prescritti: intendo riferirmi al rapporto umano e all'attenzione del medico verso il paziente, al sentimento di complicità e di fiducia che si dovrebbe creare tra loro, senza demandare semplicemente ad un farmaco x la cura per il paziente y da parte del medico z, ricercando sempre quella necessaria personalizzazione della cura che tenga conto dell'individualità e della storia di ciascun paziente.

