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giovedì 8 agosto 2013

liberi di esistere

Ci sono dei momenti, nella vita, nei quali il nostro passato è inerte, rappresenta solo se stesso e non ci comunica nulla di nuovo, mentre il futuro è ancora di là da venire e di lui non riusciamo ad immaginare proprio nulla.
C’è solo il presente, che è fatto di irrequietezza, di sensazioni ondivaghe e dell’assenza di qualsiasi certezza.
Se riusciamo a non cadere nello smarrimento, tenendoci ancorati a noi stessi, a quello che, comunque, percepiamo di noi, possiamo provare uno stato d’animo simile ad una lieta liberazione, una gioia bambina. Se ascoltiamo attentamente dentro di noi, possiamo sentire la nostra anima creativa che è in movimento, possiamo percepirne le vibrazioni sottili.
Non ci sono obblighi, non ci sono modelli. Non c’è un programma prestabilito, nessuna istruzione per l’uso.
Siamo liberi, liberi veramente (e la cosa spesso spaventa un po’): liberi di essere, liberi di immaginare, liberi di fantasticare, liberi di ascoltarci.
Spesso questi momenti coincidono con delle giornate di ferie, quando usciamo dalla routine quotidiana.

Forse a questo servono soprattutto le ferie: oltre a riposare, a cercare di entrare in contatto con la nostra anima più autentica e libera, a riportarla alla luce, alla faccia delle cattive abitudini quotidiane che la nascondono alla nostra coscienza.

domenica 3 febbraio 2013

fare anima


Fare anima è un espressione del poeta John Keats, ripresa da James Hillman per significare il lavoro di ricerca e di presa di coscienza personale che nasce dal rapporto con la propria interiorità.
Anima e psiche sono concetti molto simili tra loro, anima ha a che fare con animare, animazione, con l'atto di trasmettere contenuti vitali, dinamici e creativi (dal greco anemos, che significa vento).
In quanti modi si può fare anima? Almeno in due: nel rapporto con la propria interiorità, con la ricerca e l'ascolto dei propri contenuti interiori, del proprio mondo immaginale, oppure nella relazione con gli altri, nel mettere in comune con altre persone i contenuti del proprio mondo interiore.
La prima modalità di fare anima è introversa, la seconda è estroversa. Nella prima cerchiamo dentro noi stessi, per acquistare una sempre maggiore consapevolezza di chi siamo e cosa vogliamo, nella seconda ci relazioniamo agli altri, mettendo in relazione con loro la nostra autenticità.
Un gruppo che si proponga di fare anima è costituito da persone che hanno imparato a conoscersi e a fidarsi reciprocamente, che sentono di avere qualcosa in comune, che non hanno paura di esprimere i propri sentimenti e le proprie idee ascoltando quelle degli altri, nel massimo rispetto reciproco. Aprire agli altri la propria anima significa confidare dolori, dubbi, problemi, difficoltà, ma anche speranze, gioie, consapevolezze e scoperte interiori, e condividere ciò che dall'esterno ci ha toccato: musica, canzoni, romanzi, poesie, film, sogni, opere d'arte o pensieri.
Un gruppo che faccia anima insieme è un gruppo aperto alle sollecitazioni dei singoli, è un gruppo che accoglie ciò che i singoli componenti desiderano condividere.
Tutto questo non per arrivare ad una definizione normativa di ciò che è bello, buono o giusto, ma semplicemente per arricchire la propria anima attraverso l'interiorità degli altri. 
E' un esercizio che interroga la psiche, la mette in relazione con stimoli nuovi e permette un dialogo che è ricerca individuale di nuove consapevolezze e trasformazioni grazie alla relazione e al rapporto con gli altri.
Un lavoro che è tanto più possibile quanto più è alto il livello di autenticità raggiunto dai membri del gruppo nel relazionarsi tra loro.

mercoledì 23 gennaio 2013

dopo una separazione

Opera di Anna Maria Verrastro
A causa di una separazione può capitare di essere per la prima volta davvero soli a portare avanti la propria vita, a tenerne tutto il peso sulle proprie braccia.
Prima, si era sempre vissuti in famiglia, coi genitori, con la fidanzata o il fidanzato, con la moglie o il marito, poi il taglio netto: la separazione. Per la prima volta si vive da soli, in un luogo tutto per sé, dove non c'è nessuno che rompe le scatole, ma non c'è nessuno su cui si possa contare o con cui si possa condividere la vita quotidiana.
Ci si deve arrangiare da soli, ci si deve organizzare; si è in presa diretta con la vita, non ci sono mediazioni.
Se ci sono figli, ci saranno problemi, ma anche molta compagnia; se i figli non ci sono, si è proprio soli.
A qualcuno capita che questo cambiamento di vita avvenga in fredde giornate invernali, quando cade la neve, quando tutto è ovattato, il mondo è freddo, bianco e silenzioso, quando non si può camminare per strada insieme agli altri, quando tutti stanno rintanati nelle loro case, magari poco prima di Natale.
In quei momenti bisogna cercare dentro di sé tutto il proprio calore, diventarne consapevoli e servirsene per farsi compagnia e volersi bene. Perché  fuori si percepisce solo freddo, vuoto e silenzio.
Ma quel freddo, quel vuoto e quel silenzio possono costituire un perimetro esterno che delimita e crea il nostro autentico spazio d'anima, dove possiamo stare, spesso per la prima volta, in compagnia delle nostre vere verità e della nostra affettività più autentica.
Gustav Klimt - La lady davanti al caminetto (1897-98)
Se riusciamo ad accendere il fuoco del caminetto che c'è dentro di noi, se godiamo del tepore che esso crea, se ci scaldiamo al calore della nostra anima, sarà come essere sopravvissuti dopo avere fatto un viaggio al Polo Nord e sapremo con certezza che ci potremo permettere di andare in qualunque altro luogo dell'anima o della Terra senza grandi timori, perché la solitudine non ci farà più paura, perché saremo sopravvissuti dopo essere passati attraverso il vuoto totale e ci sentiremo più vivi di prima.
Sarà come scoprire che abbiamo, dentro di noi, un porto dove possiamo rifugiarci durante tutte le tempeste, un luogo dell'anima da cui potremo ripartire ogni volta che lo vorremo. 

sabato 6 ottobre 2012

fare la pace con noi stessi

La nostra vita scorre tra due sentimenti opposti: l'impotenza e l'onnipotenza.
A volte uno dei due ci possiede e ci ritroviamo a pensare o che non riusciamo a fare nulla di buono o che possiamo compiere imprese impossibili.
Spesso questi due opposti stati d'animo si susseguono a breve distanza di tempo: ci sentiamo onnipotenti e quindi ci avventuriamo in progetti che poi non riusciamo a portare a compimento, dopodichè il nostro umore vira verso il nero della depressione, della svalorizzazione di sè, della perdita totale di autostima.
Ovviamente nessuno è davvero nè impotente, nè onnipotente.
Si tratta semplicemente di conoscere sufficientemente bene le nostre forze e le nostre capacità, per percorrere quei sentieri della vita che sono alla nostra portata: sarebbe assurdo che in montagna un escursionista non troppo esperto si avventurasse in ferrate e arrampicate difficili e pericolose.
La domanda è: perchè non ci andiamo bene così come siamo? Perchè non ci amiamo per ciò che siamo veramente? Per ciò che sentiamo, con le paure che abbiamo, con i limiti che abbiamo? Perchè dobbiamo sempre dimostrarci di essere migliori di ciò che siamo?
La risposta spesso è che non siamo stati apprezzati a sufficienza da un genitore o da tutti e due e, senza rendercene conto, passiamo la vita a cercare di essere sempre più bravi per cercare di ottenere dai genitori o dagli altri quell'approvazione, quell'apprezzamento che ci è mancato quando eravamo più piccoli e del quale soffriamo ancora la mancanza.
E' una specie di condanna che ci portiamo dentro e che non ha mai fine.
Fare la pace con noi stessi, accettarci per ciò che siamo veramente, è il frutto di una presa di posizione interiore affettiva ed emotiva, di un cambiamento di rotta, del riconoscimento che nessuno, nemmeno i nostri genitori, ha il diritto di dirci come dobbiamo essere nè di stare male e farci sentire in colpa se non siamo o non facciamo quello che loro ritengono giusto e buono per noi.
Il chè significa rivendicare a noi stessi il nostro diritto ad esistere in base a ciò che sentiamo e crediamo vero: un'assunzione di responsabilità verso noi stessi che fa la differenza tra il bambino dipendente dai genitori e l'adulto libero e autonomo.  

giovedì 20 settembre 2012

i venti dell'anima

Foto di Andreas Kemenater - India
A volte capita di sentirsi in balìa di qualcuno o di qualcosa, altre volte ci sentiamo feriti dalla vita in generale che percepiamo ostile nei nostri confronti, ma molte volte siamo solo prigionieri di noi stessi.

A volte scambiamo la parte per il tutto, ci sentiamo in una situazione disperata e senza via d'uscita solo perchè abbiamo lo sguardo troppo basso, interamente concentrato sulla situazione negativa che ci fa soffrire.
In quei momenti dimentichiamo tutto il buono che abbiamo dentro e che esiste intorno a noi, ci scordiamo di tutte le cose belle che abbiamo vissuto e che potranno tornare in futuro, magari in forme diverse e con modalità diverse.
E' come se fossimo sotto un tremendo temporale e pensassimo che si estenda ovunque, che ricopra i cieli di tutta la Terra.
Non è così, non è mai così.

Le tempeste hanno anche loro dei limiti, di spazio e di tempo e ai loro margini ci sono ampie zone di sereno.
Tutto è regolato dai venti che spostano incessantemente le nuvole: le fanno arrivare, le addensano, e poi le portano lontano.
I venti sono fondamentali, nella natura come nella nostra psiche. I venti sono necessari, anche per spazzare via lo smog, i rifiuti nocivi che la vita produce.
I venti possono essere violenti e portare tempesta, oppure talmente piacevoli da accarezzarci dolcemente.

Se mancano i venti c'è bonaccia, c'è ristagno, c'è afa, spesso insopportabile.
In greco vento si dice Anemos. Da questa parola deriva la parola Anima, il principio vitale individuale che ci anima, che ci fornisce vitalità.

Quando siamo in pericolo perchè i venti soffiano troppo forte intorno a noi, cerchiamo un luogo riparato, un luogo sicuro, stiamo fermi e raccolti su noi stessi anche per un tempo lungo.
Adoperiamo le nostre energie solo per proteggerci e per prenderci cura di noi, con l'intento di subire i minori danni possibili.
Cerchiamo di essere amici e non nemici di noi stessi, anche se ci sembra di avere sbagliato qualcosa o tutto.

Opponiamoci con tutte le nostre forze all'idea che non faremo mai nulla di buono, perchè se rimaniamo in contatto con la nostra anima, col nostro naturale. genuino e autentico modo di sentire e vedere le cose, da noi si scatenerà un'energia vitale molto potente.

Se i venti terribili hanno fatto dei danni, quasi sempre ci si può organizzare per ricostruire.
Magari ci sarà da impegnarsi e da lavorare sodo, magari si tratterà di compiere un viaggio in sè stessi lungo e difficile, magari si dovrà chiedere l'aiuto di una guida, ma vale la pena di provarci perchè, come diceva Dante, si tratta di uscire dall'inferno e rivedere le stelle.

mercoledì 16 maggio 2012

il gheppio liberato

Era prigioniero in un anfratto del castello di Carpineti. Non riusciva più a trovare la strada per la libertà.
Per sua fortuna, durante la visita al castello, è stato notato da alcuni ragazzi che con l'aiuto di un'insegnante, sono riusciti a liberarlo. Qui vedete l'animale un attimo prima di essere restituito al suo volo.
E mi è sembrato curioso che nella giornata che ho definito cibo per l'anima sia accaduta anche questa cosa. Perchè, come dice Vania in un commento al post precedente, oltre alla teoria è necessaria anche la buona pratica. E questa collaborazione insegnante-alunni per liberare un rapace imprigionato mi sembra non meno educativa per l'anima di tante lezioni scolastiche.

lunedì 14 maggio 2012

cibo per l'anima

Il castello di Carpineti
A mio parere l'anima si nutre soprattutto di natura, bellezza e autenticità.
Ieri è stata una buona giornata per la mia anima, che si è nutrita ottimamente durante tutto il giorno.
In programma c'era una gita scolastica di due classi prime della scuola media frequentata da mio figlio, alla quale erano invitati anche i genitori.
Sveglia alle 7, ritrovo alle 8.30 sotto un cielo plumbeo con pioggia battente e freddo autunnale (per la cronaca, il giorno prima c'era cielo sereno, sole pieno e 32°); presenti 30 bambini, altrettanti genitori e due insegnanti.
Mèta della nostra gita: le terre collinari di Matilde di Canossa vicine a Reggio Emilia, con visite ai castelli di Carpineti, Sarzano e Canossa.
Arrivo al castello di Carpineti ( a 800 metri di altitudine, con temperatura di 7° e pioggia sottile) alle 10. Incontro con Edda, la nostra guida, una giovane donna molto vitale e sorridente che fa parte di Ideanatura, un gruppo di giovani che, con mille iniziative intelligenti, cercano di valorizzare il territorio. La guida ci accoglie e parla per mezz'ora a bambini e genitori di Matilde e dei suoi tempi, in modo ammirevole e caldo, riuscendo a tenere catalizzata l'attenzione di tutti, con una simpatia pari alla sua notevole preparazione storica. Del castello medioevale sono rimasti quasi solo ruderi, ma sufficienti per capire come fosse stato in origine. La posizione era stupenda e avrebbe permesso una vista meravigliosa, anche se noi abbiamo visto solo nubi tutt'intorno, ma quel luogo emanava comunque un fascino particolare, grazie anche alle descrizioni della guida, che ci metteva davvero l'anima per trasmetterci lo spirito di quei luoghi.
Alle 12 tutti a mangiare in un posto semplice e rustico, l'Ostello e Ristoro di San Vitale, luogo magico, sede di un insediamento bizantino, in mezzo alle colline, gestito da giovani che ci hanno fornito cibi semplici e genuini, saporiti e gustosi.
Poi tutti al castello di Sarzano, dove ci attendeva un liutaio che aveva portato con sè violini, viole e anche un violoncello di sua costruzione, e qui, colpo di scena, abbiamo scoperto che la nostra guida sapeva anche suonare il violino e ha accennato per noi un paio di brani medioevali, riscuotendo applausi.
Alle 16, ultima tappa, il castello di Canossa, mèta di molti tedeschi che vengono a visitare il luogo dove il loro imperatore Enrico IV venne a chiedere perdono al papa e fu fatto aspettare da Matilde fuori dal portone per tre giorni.
Matilde di Canossa

Ricapitolando: luoghi suggestivi, carichi di storia e immersi in una natura rigogliosa e rispettata; una guida che ci ha messo l'anima nel fare il suo lavoro, riuscendo ad interessare sempre tutti; un gruppo di giovani che ci hanno fornito cibi buoni e naturali.
E, oltre a ciò, una insegnante che non ha esitato ad accompagnare i ragazzi senza problemi, "sacrificando" una sua domenica di libertà, per sostituire una collega che avrebbe dovuto venire ma che è stata trattenuta a casa da un grave problema familiare.
Con tutti questi ingredienti, in questo clima caratterizzato dalla sincera attenzione al bene gli altri, si capisce come l'anima si sia nutrita ottimamente e nemmeno il brutto tempo abbia avuto il potere di deprimerla.