Parlando con alcune pazienti di 30-40 anni che ho visto nel corso degli anni, mi è capitato spesso di trovarmi di fronte a donne attive, intelligenti, preparate, brave lavoratrici, piene di buone qualità, colte, alcune delle quali, però, per quanto riguardava la loro vita sentimentale, sembravano delle adolescenti.
lunedì 5 ottobre 2020
adolescenze prolungate
Parlando con alcune pazienti di 30-40 anni che ho visto nel corso degli anni, mi è capitato spesso di trovarmi di fronte a donne attive, intelligenti, preparate, brave lavoratrici, piene di buone qualità, colte, alcune delle quali, però, per quanto riguardava la loro vita sentimentale, sembravano delle adolescenti.
lunedì 28 settembre 2020
senza chiedere niente in cambio
Uno dei più grandi desideri che tutti noi abbiamo è di conoscere qualche persona che, senza chiedere nulla in cambio, faccia qualcosa per noi.
Ieri stavo parlando con una giovane collega che conosco da poco ma stimo moltissimo perchè si prende davvero cura dei suoi pazienti e cerca di fare del suo meglio per aiutarli a risolvere i loro problemi. E' una persona molto semplice, che si mette sempre in discussione e che ha molta voglia di riuscire a fare sempre meglio il suo lavoro.
A un certo punto molto spontaneamente le ho detto:"Ma sai che sei proprio brava nel tuo lavoro?". E poi, per chiarire il senso del mio apprezzamento, ho aggiunto: "Guarda che te lo dico gratis..." (e non stavo mentendo).
Ecco, questo gratis che mi è uscito di bocca mi ha fatto pensare a quanto è importante che qualcuno faccia qualcosa di buono per gli altri in modo gratuito, senza chiedere nulla in cambio, solo per il piacere di farlo.
Molte persone sono dominate dal desiderio di trarre dalle loro azioni solamente un profitto personale, salvo che poi non sono mai soddisfatte, perché non c'è mai un limite al desiderio e niente dà loro una serenità interiore che duri nel tempo. Per molti gratis è una parola che ha un senso solo se riescono ad ottenere qualcosa gratuitamente, senza spendere soldi o fare fatica. Ricordo una bellissima definizione del narcisista, credo sia di Woody Allen, che suona più o meno così: "Il narcisista vuole prendere la caramella che c'è nella macchinetta distributrice, ma senza infilare la monetina".
A me è capitato spesso di vedere la meraviglia nel viso di persone cui avevo fatto una gentilezza per il puro piacere di farla. Una volta, ad esempio, è caduto a terra un oggetto a una signora che camminava davanti a me, io l'ho raccolto e affrettando il passo l'ho raggiunta; lei si è girata con un po' di paura, poi quando ha visto il mio sorriso e ha capito che volevo solo farle una cortesia, è rimasta un attimo imbambolata come se non credesse ai suoi occhi...
Ma il nostro mondo è quello in cui viviamo. Se riusciamo a fare in modo che nel nostro mondo ci sia qualcuno che è un po' più felice, magari più fiducioso nel prossimo, forse abbiamo fatto una piccola cosa per migliorarlo davvero. Invece, se ci lamentiamo solamente che il mondo va male e non facciamo niente di positivo per migliorarlo e stiamo sempre ad aspettare che qualcuno faccia qualcosa di gentile per noi, forse non stiamo facendo la cosa giusta.
Sono d'accordo con l'I King, l'antico testo cinese, che dice:" Per combattere a fondo il male bisogna fare il bene", ma deve essere un bene veramente sentito, non formale, che dobbiamo indirizzare anche verso noi stessi, altrimenti rischiamo di diventare tristi, pessimisti o addirittura cinici perchè, non sapendo concederci un po' di bene, diventiamo troppo bisognosi dell'affetto degli altri.
mercoledì 23 settembre 2020
la paura di vivere degli adolescenti
Qualche anno fa, quando ho saputo per la prima volta dell'esistenza degli hikikomori non mi sono troppo preoccupato: sono lontani da noi, pensavo, è un fenomeno che riguarda la società giapponese. Gli hikikomori sono quei ragazzi giapponesi che vivono perennemente chiusi nella loro stanza per protestare contro la società nipponica; solo raramente escono di casa e nei casi più gravi i genitori lasciano loro il cibo fuori dalla porta della camera, senza entrare.
Poi, col tempo, ho scoperto che i ragazzi che restano rinchiusi in casa, ci sono anche in Italia, anche se non hanno motivazioni politiche e sociali come i loro coetanei giapponesi; nel mio lavoro ne ho conosciuti alcuni e parlando con loro ho capito qual'è il loro problema: la paura di vivere.
Può sembrare incredibile, ma esistono dei ragazzi molto intelligenti, gentili, a prima vista normalissimi, che hanno delle gravissime lacune nel sapere cosa vogliono, cosa valgono, come ci si rapporta con gli altri, come ci si muove nel mondo reale. Perciò hanno paura di uscire di casa, una paura paralizzante di relazionarsi con altre persone per qualsiasi motivo. Una delle poche cose che riescono a fare in compagnia è passare il tempo con un gruppetto di amici simili a loro a fare giochi di ruolo molto complessi, con tornei che a volte durano mesi, vivendo in un mondo virtuale, anche se stanno insieme a giocare in presenza. Per la maggior parte sono maschi e non hanno praticamente relazioni con le coetanee.
Non sono scansafatiche, semplicemente non hanno le competenze necessarie per vivere per cui l'unica cosa che riescono a fare è giocare, perché non hanno la capacità di assumersi responsabilità nel mondo reale.
Sto parlando di ragazzi di 20-25 anni seri, intelligenti, educati, rispettosi, di buona famiglia. Spesso non hanno la minima idea di quale lavoro vorrebbero fare, qualcuno si è bloccato da anni all'ultimo anno dell'università e non ha più dato esami. I genitori non sanno cosa fare, così arrivano da me.
Ed è come se io dovessi insegnare loro tutto quello che ho insegnato a mio figlio da quando aveva 3-4 anni fino ad adesso che ne ha 20: ascoltare e conoscere ciò che sentono davvero vero per loro, il coraggio di metterlo in pratica, la normalità delle frustrazioni, dei propri limiti e dei propri sbagli, l'accontentarsi di piccoli progressi, ecc
E quello che mi chiedo sempre è: ma dov'erano questi genitori in tutti questi anni, cosa diavolo gli hanno insegnato, perché hanno lasciato che la situazione rimanesse bloccata per tanti anni, non vedevano che loro figlio stava male?
Mi viene da pensare che alla rappresentazione della società e del modo di vivere adulto data loro dai genitori, questi ragazzi abbiano risposto chiudendosi in camera loro, unico porto sicuro che li ha potuto proteggere dalle tempeste che si sono abituati a vedere o a immaginare nel mondo degli adulti.
Una volta uno di questi ragazzi mi disse che, provando dei fortissimi sensi di colpa per non riuscire a fare le cose che avrebbe dovuto fare, non si sentiva nemmeno legittimato a fare le cose che gli sarebbe piaciuto fare. Forse in questa frase c'è qualcosa che spiega l'origine del problema: un'autostima bassissima e un eccesso di colpevolizzazione che annichiliscono, che inibiscono ogni naturale manifestazione di energia vitale o, più semplicemente, paura di vivere.
Quando il lavoro psicologico va bene, li vedo riaprirsi pian piano alla vita, scoprono di avere qualità da spendere nel rapporto con gli altri, cresce la sicurezza e la fiducia in se stessi, ed è una specie di seconda nascita: rinascono al mondo ed escono tutti i giorni di casa.
mercoledì 16 settembre 2020
per una ecologia della mente
Oggi una mia paziente mi ha chiesto: vorrei sapere cosa ne pensa lei di quelli che, irrazionalmente, negano l'evidenza dei fatti, cioè la contagiosita' e la mortalità del Covid e sostengono che non esiste, di quelli che pensano che c'è qualcuno che ci vuole limitare la libertà e danneggiarci coi vaccini, ecc.
Io credo che ciascuno possa avere le proprie opinioni, che possa non credere alla scienza o alla medicina, e in generale avere delle opinioni diverse su qualsiasi tema ed argomento. Ci mancherebbe! Non è questo il problema!
Io sono preoccupato quando vedo il terrore profondo che anima certe persone che devono essere sicure al 100% che le loro idee sono giuste e questa sicurezza è così profondamente interiorizzata che qualunque cosa un altro possa dire per invitarli a un dialogo razionale, non la ascoltano nemmeno o la ascoltano con sufficienza per un po' per poi ribadire con assoluta certezza il loro incontrastabile punto di vista. Questo mi spaventa, perchè nella mia esperienza lavorativa ne ho visti parecchi di pazienti con tratti di personalità paranoici coi quali qualsiasi dialogo razionale è impossibile e so che una umanità composta di persone siffatte non può che portare ad avere sempre dei nemici da combattere ed eliminare.
I paranoici non possono vivere senza nemici, perchè dividono il mondo con un taglio netto in due fette: da una parte chi la pensa come loro (amici) e dall'altra chi la pensa diversamente da loro (nemici) e tra queste due fette c'è uno spazio che rimane tristemente vuoto, inaccessibile al dialogo; al confine non ci si può trovare per parlare e dialogare perchè mors tua, vita mea: quindi devo eliminarti: URSS contro USA, guerra fredda, bombe atomiche, il dottor Stranamore (ricordate?), mentre anche oggi Trump è orgoglioso di annunciare al mondo che è l'unico ad avere delle armi che possono eliminare una volta per tutte qualsiasi nemico.
E' la violenza assoluta anche solo verbale verso l'altro che mi spaventa, la violenza che nasce dal terrore di soccombere, di essere finito se ciò che pensa l'altro si rivelasse vero. E da ciò nasce la necessità di eliminare l'altro, per sopravvivere, per non morire. Immaginate cosa sarebbe la nostra società se aumentasse sempre più il numero delle persone con le quali è impossibile dialogare, che o la pensi come loro o sei una minaccia da eliminare.
Chiunque ha avuto a che fare con una persona con dei tratti paranoici di personalità sa di cosa sto parlando: l'impossibilità di un dialogo, di un confronto civile, perchè per un paranoico non ha diritto di esistere niente che sia diverso dalla sua verità.
Credo che bisognerebbe far nascere intese a livello globale per cercare di affrontare questo problema, che non ha meno valore di quello ecologico: l'ecologia della mente non è meno importante dell'ecologia della Terra!
Mentre dico questo sento già la critica che farebbe il gruppo di paranoici: "ecco, vedi, il paranoico sei tu, che hai paura di noi, sei violento e ci vorresti togliere di mezzo, noi invece con la nostra lotta vogliamo salvare anche te"! E questo è esattamente il punto aldilà del quale non si riesce ad andare nel dialogo razionale con i paranoici a meno che non si riesca con molta fatica a portarli ad avere più autostima, a sentire dei sentimenti caldi e affettuosi per sè, in modo che non siano così tanto spaventati dal mondo esterno, dagli altri. Ogni volta che riusciamo a raggiungere una sufficiente autostima o aiutiamo gli altri a farlo, stiamo togliendo spazio alla paranoia e quindi stiamo migliorando il mondo, stiamo allargando gli spazi del rispetto, del dialogo e dell'amore reciproco.
Ecco, adesso posso dirvi cosa ho risposto oggi alla domanda della mia paziente:
temo che sempre più persone diventino paranoiche sia a livello individuale che a livello sociale più di quanto io tema il Coronavirus o qualsiasi altra cosa.
giovedì 10 settembre 2020
il medico di famiglia
Credo molto nell'utilità del medico di base (o di famiglia, o di medicina generale, che dir si voglia).
So che non è facile trovare medici di base che si interessino anche dello stato emotivo del paziente, ma credo che bisognerebbe cambiare medico fino a quando non se ne trovi uno col quale sia possibile avere una relazione fatta anche di un minimo di ascolto e di dialogo, che, ad esempio, ci chieda e poi si ricordi come, dove e con chi viviamo.
Solamente negli ultimi anni, a causa dei tagli alla spesa pubblica nel settore della sanità, sembra che si stia pensando di offrire ai medici un po' di formazione sul rapporto psicologico col paziente, al fine di risparmiare sulle prescrizioni dei farmaci.
mercoledì 9 settembre 2020
Carpe diem (cogli il giorno)
Sulla necessità di vivere il tempo presente senza indugiare troppo sul passato o senza pensare troppo al futuro sono stati scritti molti saggi e trattati.
Nel primo secolo a.C. Orazio scrisse questa breve e semplice poesia intitolata Carpe diem, che forse compendia in sé tutto quello che di veramente importante si può dire sull'argomento.
A mio parere non è un inno a godere unicamente l'attimo presente e a fregarsene di tutto il resto (come purtroppo capita spesso di veder fare al giorno d'oggi), è piuttosto un invito ad onorare ogni momento della vita che ci è concesso vivendola a fondo con consapevolezza, senza sprecarla inutilmente in vani lamenti o in desideri inappagabili di immortalità (oggi si parlerebbe di mindfulness o buddhità).
Mi è anche venuto da pensare che accostando al Carpe diem (cogli il giorno) di Orazio il Panta rei di Eraclito (tutto scorre, la realtà è in continuo divenire), si ha una sintesi degli aspetti statici e dinamici della realtà, che sempre si trasforma ma che può essere vissuta consapevolmente in ogni momento.
E' curioso che mi sia capitato di rileggere questa poesia per caso dopo tanti anni, mentre facevo delle ricerche su internet per risolvere la definizione di un cruciverba che riguardava Orazio (!). L'avevo forse studiata al liceo tanti anni fa, ma quando l'ho riletta mi ha attirato e affascinato: per qualche minuto ho avuto la necessità di rileggerla più volte lentamente, gustandola come un ottimo vino rosso pregiato, sorso dopo sorso.
Eccola (notate la forza del primo e del quinto verso):
Tu non chiedere, è vietato sapere
quale fine a me, quale a te
gli dei abbiano assegnato, o Leucone,
e non consultare la cabala babilonese.
Quanto è meglio, qualsiasi cosa sarà, accettarla!
Sia che Giove abbia assegnato più inverni,
sia che abbia assegnato come ultimo
quello che ora sfianca con le scogliere di pomice
che gli si oppongono il mare Tirreno,
sii saggia: filtra il vino
e ad una breve scadenza limita la lunga speranza.
Mentre parliamo sarà fuggito, inesorabile il tempo:
cogli il giorno, il meno possibile fiduciosa in quello successivo.
Orazio (Carm. 1,11)
mercoledì 2 settembre 2020
la scala che sale verso il cielo
Fin da piccolo gli avevano detto che il senso della vita consiste nel salire più in alto possibile, vincendo la concorrenza degli altri.
venerdì 28 agosto 2020
salvare il rapporto con i figli che crescono
Mi capita spesso di essere contattato da coppie di genitori che mi chiedono se posso aiutare il loro figlio ormai maggiorenne, perchè loro non riescono più ad avere con lui nessun dialogo costruttivo. La prima cosa che generalmente chiedo è se il figlio ha espresso il desiderio di andare da uno psicologo. Una parte dei genitori risponde di no, che non ne vuole proprio sapere ma che bisognerebbe convincerlo. Però è impossibile convincere un adolescente ad andare dallo psicologo se ritiene di non averne bisogno. I più non accettano di venire a parlarmi neanche una sola volta. Chi viene ha un solo argomento che può fargli cambiare idea, però solo se il ragazzo soffre della situazione in famiglia. L'argomento è: se vieni qui non vieni per diventare quello che vogliono i tuoi genitori, ma per cercare di avere un aiuto a stare meglio tu, a capire davvero chi sei e cosa vuoi, insomma ad ascoltarti e poter dialogare con qualcuno che ti ascolta, che dà valore a quello che pensi e dici e che non ti vuole far diventare quello che vuole lui.
A volte il ragazzo accetta e inizia un lavoro che lo porta a stare meglio, a diventare davvero più se stesso, a intraprendere un percorso individuale di crescita che lo porta ad essere più autonomo, ad occuparsi seriamente dei suoi problemi e finalmente a distaccarsi in un modo positivo dai suoi genitori.
Perchè un adolescente accetta di cominciare a fare un lavoro psicologico con me? Perchè io, dicendogli queste cose, gli ho detto esattamente quello che lui avrebbe sempre desiderato sentirsi dire dai suoi genitori e che purtroppo loro non hanno mai detto e in più gli ho fatto sentire che il suo destino è nelle sue mani e che io ho fiducia che lui possa farcela a trovare la sua strada.
Ma com'è che a 18-20 anni in famiglia non c'è la fiducia tra genitori e figli? ( quasi sempre la fiducia manca da entrambe le parti: i figli non si fidano dei genitori e viceversa). Com'è che non si riesce a parlare? Il problema non è nato da qualche giorno, ma è cresciuto nel tempo, forse è cominciato quando il figlio era piccolo piccolo e si è alimentato ogni anno di più, oppure è nato a un certo punto, fatto sta che si è creata una frattura. Ecco, questa frattura non dovrebbe esserci mai e per scongiurarla c'è solo un metodo: non fare finta di niente, non abbandonare il campo quando si avvertono i primi scricchiolii della relazione. E' come quando non si sente più il battito del cuore e nei film un dottore dell'equipe medica che sta operando il paziente dice la famosa frase: Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo! E' proprio in quel momento che bisogna moltiplicare gli sforzi, immaginare anche l'impossibile, gettando in campo tutte le energie e gli aiuti disponibili.
Se si rompe definitivamente il rapporto, se il figlio non stima più i genitori, se ritiene di non essere da loro visto, se sente che recitano frasi di rito o lo minacciano solamente, il figlio taglia la relazione. E' troppo penoso per un figlio dialogare con un genitore che non lo vede e non ha fiducia in lui.
So che non è facile, so che ci sono dei momenti difficilissimi, ma bisogna fare di tutto per salvare la relazione, anche prendendo il figlio e dicendogli sinceramente col cuore in mano: non ci capisco più niente, per piacere aiutami tu.
Spesso funziona.
venerdì 21 agosto 2020
elogio dell'imperfezione
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| L'attrice Jeanne Moreau |
Per vivere bene non si deve solo cercare di migliorare la propria bellezza interiore o esteriore, bisogna anche accogliere le proprie ombre, le proprie mancanze, i propri difetti e proprio in virtù di questi aprirsi alla consapevolezza di dover accettare di avere dei limiti senza sentirsi in colpa. I confini e i limiti, infatti, sono inevitabili perche' nessun essere vivente può crescere all'infinito o diventare perfetto.
Chi, senza colpevolizzarsi, riesce a essere consapevole dei propri limiti e a conviverci, pur cercando di migliorarsi, é nella condizione ideale per poter vivere serenamente. Chi invece si abbatte per le sue imperfezioni non è di giovamento né a sé né agli altri, esattamente come chi non accetta che anche gli altri possano essere imperfetti. Gli artisti Zen lasciavano sempre un piccolo particolare imperfetto nelle loro opere, per ricordare che l'importante è avere il desiderio di migliorarsi, non di raggiungere la perfezione.
Invece molte volte capita di non essere contenti di se stessi perché si ha il timore di non piacere agli altri, di non essere da loro apprezzati. Questa è una dipendenza veramente terribile perché si pensa che per essere benvoluti e amati sia necessario essere sempre perfetti nel corpo e nell'anima e così si passa la vita nell'ansia perenne di rimanere soli. Spesso questo problema deriva dal fatto di non essersi sentiti amati a sufficienza dai genitori, nonostante tutti gli sforzi fatti per dimostrarsi degni del loro amore. Bisognerebbe cercare di uscire al più presto da questa dipendenza e imparare ad amarsi e a cercare qualcuno che ci ami globalmente, per quello che siamo, limiti compresi. Non ha senso amare solo alcune parti di se stesso o di un'altra persona: l'amore vero non ammette sezionamenti!
Per un figlio è molto faticoso avere dei genitori che tendono ad aspettarsi da lui la perfezione: è una condizione che costringe a sforzi senza fine per migliorarsi, senza potersi mai rilassare e gioire della vita. Una persona che ha la necessità di essere sempre perfetta è sempre in tensione, come un equilibrista che cammina su un filo, perennemente attento a non fare un passo falso per non cadere giù e farsi male.
In realtà, i rapporti affettivi più belli sono quelli nei quali si possono manifestare reciprocamente le proprie ombre e i propri limiti, sentendosi comunque accettati, compresi e amati per ciò che si è.
Quando la grande attrice Jeanne Moreau diventò vecchia, le chiesero come mai non si faceva togliere dal chirurgo estetico le rughe che le imbruttivano il volto, come avevano fatto tante sue colleghe e lei rispose che non ci pensava proprio, che le piaceva guardarsele perchè le ricordavano tutta la vita che aveva vissuto!
giovedì 13 agosto 2020
elogio della immaginazione
Uno degli slogan più noti del '68 era "L'immaginazione al potere". Credo che questa frase, depurandola degli eccessi post-sessantottini, possa aiutarci a riflettere su di noi e su alcuni aspetti attuali della nostra società. Per prima cosa cercherò di chiarire il significato della parola immaginazione perchè spesso la si confonde con la fantasia, anche se sono due cose molto diverse tra loro.
A tal riguardo faccio due esempi. Se pensiamo al modo in cui potremmo spendere i soldi ricavati da una eventuale vincita alla lotteria, stiamo facendo un esercizio di fantasia. Se, invece stiamo cercando di individuare quale potrebbe essere il viaggio più bello da fare in ferie con la nostra automobile, stiamo servendoci dell'immaginazione.
Infatti, la differenza tra fantasia e immaginazione è che la prima ha per oggetto qualcosa che non è reale (non abbiamo vinto nessun premio alla lotteria), mentre la seconda ci serve per trovare la migliore soluzione ad un nostra scelta di vita reale (come realizzare il massimo possibile di piacere dal nostro viaggio).
Visto che l'immaginazione riguarda situazioni di vita reale, si capisce quanto sia importante usarla per orientare le nostre scelte quotidiane, per non farle dipendere esclusivamente da quello che fanno generalmente gli altri o da ciò che abbiamo già fatto in passato.
Metterci in contatto con la nostra capacità immaginativa può davvero migliorare molto la nostra vita.
Se, ad esempio, prima di fare una scelta che ci sembra scontata o obbligata, ci ascoltiamo un attimo chiedendoci cosa davvero preferiremmo fare, ci può capitare di entrare in contatto con una idea o prospettiva mai pensata prima, che sentiamo essere la più vera per noi, anche se a qualcuno potrebbe apparire bizzarra o strana.
Per permetterci di fare ciò che la nostra immaginazione ci suggerisce, bisogna dare valore a ciò che ci viene in mente, chiederci cosa è davvero meglio per noi, consultando anche la nostra razionalità e il sentimento, poi, valutati tutti i pro e contro, faremo la scelta che ci apparirà migliore.
Rimanere in contatto con l'immaginazione é fondamentale anche a livello sociale. Se ci lasciamo sempre la porta aperta per raffigurarci qualcosa di diverso rispetto all'esistente, anche la società può trarne giovamento. I cambiamenti, nella storia dell'umanità, sono avvenuti perchè qualcuno ha cominciato a immaginare qualcosa di nuovo, vincendo la paura di essere additato come strano o addirittura pazzo.
L'immaginazione ci aiuta a superare l'idea che non si possano cambiare le cose, che non ci sia un futuro migliore, ci permette di evadere dalla prigione del già fatto, già detto, già sentito. Ci immunizza dalle frasi fatte, dagli slogan ripetuti ad oltranza, dalla violenza di chi vuole convincerci che non ci siano altre strade, altre possibilità di cambiamento.
Quindi, dopo più di 50 anni dal '68, mi verrebbe da dire: ricordiamoci che l'immaginazione ha un grande valore per il nostro benessere individuale e collettivo, contattiamola spesso e facciamola sedere al nostro tavolo di comando interno alla pari con la ragione, il sentimento, l'intuizione e la concretezza!
giovedì 6 agosto 2020
il nuovo fuori e dentro di noi
Quando decidiamo di fare un viaggio, desideriamo che qualcuno ci organizzi con precisione tempi e luoghi da visitare oppure preferiamo mantenerci la possibilità di deviare dai programmi prestabiliti per seguire l'estro del momento?
A volte possiamo preferire di crogiolarci nell'abitudine e a volte ci possiamo sentire attratti dal cambiamento, talvolta siamo felici di rifare qualcosa che abbiamo già fatto e che conosciamo bene, mentre altre volte abbiamo voglia di sperimentare qualcosa di nuovo.
Si possono fare le stesse cose ripetutamente godendo sempre di una sensazione di novità mentre, al contrario, si possono fare cose nuove ma avere la sensazione del già visto o del già sperimentato perchè non ci trasmettono nulla di nuovo.
venerdì 31 luglio 2020
l'amore
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| Marc Chagall - Il concerto (1957) |
giovedì 23 luglio 2020
trasmettere ai figli l'abc dei sentimenti
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| Immagine tratta dal film "Inside out" (Pixar, 2015) |
Questa arrabbiatura dovrebbe, a mio parere, essere espressa in modo tale da essere percepita dai figli non come uno sfogo contro di loro, ma per loro, come qualcosa che nasce da tre sentimenti uniti insieme: l'amore del genitore per i figli, il dolore per ciò che è successo e il profondo desiderio che essi vivano il più possibile sani, sereni e magari anche felici.
sabato 18 luglio 2020
un bravo psicoterapeuta
domenica 5 luglio 2020
la nostra identità, come un viaggio, cambia un po' ogni giorno
lunedì 29 giugno 2020
sogni che aiutano a vivere meglio (2)
lunedì 22 giugno 2020
interpretazione dei sogni e affettività in psicoterapia (1)
sabato 13 giugno 2020
viaggi dell'anima
Il viaggio non era stato organizzato, è stato il frutto di contingenze particolari e imprevedibili, un'esperienza fuori da qualsiasi schema prefissato. C'è stato veramente un incontro con lo sconosciuto, con l'imponderabile, con l'inaspettato, che credo siano le caratteristiche di fondo più vere di un viaggio e della vita stessa.
Credo che vi domanderete dov'è Masi Torello e quali particolarità abbia per meritare un viaggio. Domanda lecita, perchè sicuramente nessuna rivista o agenzia di viaggio ha mai citato questa località e nessun tour operator ha mai organizzato viaggi in quel luogo.
All'epoca dei fatti, Masi Torello era un piccolo paese della bassa ferrarese e non aveva assolutamente niente che valesse il viaggio; me lo ricordo come un paesino del far west: una strada centrale, con qualche casa a fianco, un bar. Fine.
Era il mattino di Ferragosto di un'estate bollente, ero partito in automobile da mezzora dai lidi ferraresi per tornare a casa sulla superstrada che in 60 km. collega Porto Garibaldi a Ferrara.
Proprio a metà strada, in mezzo alla landa desolata, il motore prima tossisce poi, inesorabilmente, smette di funzionare.
Accosto imprecando, fermo la macchina in una piazzola e cerco di farla ripartire: niente. Guardo sconsolato il nulla che ho intorno: poche auto che passano velocemente, nessuno si ferma (non c'erano ancora i cellulari).
Intravedo qualche casa lontana, chiudo l'auto e inizio a camminare. Il sole è a picco, l'asfalto rovente e sudo maledettamente; dopo 2 km. in mezzo al nulla arrivo a un piccolo paesino vuoto e desolato: Masi Torello, appunto.
E' tutto chiuso, l'unico luogo aperto è un piccolo bar: si chiama Bar Mocambo. Entro, è vuoto, in un angolo c'è un box per bimbi piccoli con dentro una bimba di un anno che gioca: prendo un paio di ghiaccioli per rinfrescarmi. Spiego alla barista il mio problema, lei gentilmente mi mette in contatto con un autofficina e dopo mezzora arriva il meccanico sudato; insieme a lui ritorno alla mia auto abbandonata: la diagnosi è tragica: bisogna sostituire un pezzo del motore, gliela devo lasciare per qualche giorno.
Mi dice che per tornare a casa posso prendere la corriera, che passa dal paese e va a Ferrara, poi da lì con un'altra corriera potrò arrivare a Modena.
Torno al Bar Mocambo, prendo un altro ghiacciolo. La barista parla alla bimba nel box chiamandola Candy Candy (!). Guardo l'orario degli autobus: ci sarà una corriera tra un'ora. Mentre aspetto, mangio un panino. Clienti sempre zero. Dopo un'ora arriva la corriera, una di quelle dei film degli anni '50: scassata, lenta e maleodorante. Salgo. Dopo dieci minuti parte: il termometro segna più di 40°, il vecchio motore mi fa vibrare la pancia, velocità da lumaca, pochissimi viaggiatori, quasi tutti anziani. Avremmo potuto essere in Colombia.
Comincia il viaggio, il sudore mi scioglie, a un certo punto la corriera si ferma lungo la strada. C'è il camioncino di un contadino che vende delle prugne. L'autista scende, contratta, paga e carica sulla corriera la cassetta di prugne che porterà a casa sua. La corriera riparte, lentamente e dopo due ore arriviamo a Ferrara. Lì, dopo un'ora, arriva l'altra corriera, salgo e dopo un'ora sono a Modena, finalmente a casa.
Incredibilmente, a distanza di tanti anni, il ricordo di quel viaggio continua ad essere vivissimo dentro di me, continua a sembrarmi un'esperienza unica, irripetibile, piena di senso e di sentimenti. Perchè Masi Torello e quel viaggio mi sono rimasti nel cuore più di tante mete turistiche che ho visitato nel frattempo? E perchè mi ha lasciato delle emozioni così forti?
domenica 7 giugno 2020
la giusta velocità
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| Trad. "Affrettati lentamente" |
domenica 31 maggio 2020
oltre il panico
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| Disegno di Fabio Magnasciutti |
Si tratta di sentirsi in diritto di tenere aperta la ricerca del senso della propria vita, di cercare la propria strada, la migliore realizzazione di sè, seguendo ciò che sentiamo di essere, senza avere paura delle nostre imperfezioni.
Quanto più rafforziamo questo spirito e desiderio di ricerca, tanto più sarà facile che troviamo quello che cerchiamo.















