martedì 7 gennaio 2014

la relazione tra corpo e psiche

Ho rivisto a distanza di anni il film L'attimo fuggente con Robin Williams, storia di un professore che insegna ai suoi allievi a guardare il mondo dal proprio punto di vista, andando oltre i luoghi comuni.
In particolare, mi hanno colpito due scene. Nella prima il professore di lettere invita i ragazzi, tra lo stupore generale, a salire in piedi sui banchi e a guardare l'aula da un altro punto di vista; nella seconda, li obbliga prima a camminare nel cortile della scuola a ritmo di marcia uguale per tutti e poi a muovere il corpo nello stesso spazio a proprio piacimento, senza paura di apparire strani o di sentirsi diversi dagli altri. In entrambi i casi il docente ha utilizzato il corpo per far sperimentare ai ragazzi la possibilità di far uscire la mente dagli schemi comuni ed essere se stessi.
La cultura, quindi, come cosa che riguarda sia la mente che il corpo.
E in effetti così deve essere, per superare l'idea che la cultura sia qualcosa che riguarda solo la mente o solo il corpo. Nel primo caso si peccherebbe di iperrazionalismo e nel secondo di eccesso di fisicità.
I romani dicevano mens sana in corpore sano e credo che questa massima debba essere intesa soprattutto nel senso di non dimenticare mai la relazione che c'è tra mente e corpo.
Mente e corpo sono due cose diverse tra loro, ma sono due modalità di vivere la realtà che coesistono nell'essere umano che noi siamo e non dobbiamo mai smettere di cercare una buona relazione tra di loro. La mente senza il corpo o il corpo senza la mente sono insufficienti per percepire l'esperienza del vivere in modo completo.
Il rischio è di vivere in modo troppo unilaterale, dando valore solamente alla fisicità o alla razionalità.
Il corpo è pratico, concreto, più facilmente percepibile, la psiche si esprime per immagini.
Jung ha fatto un esempio della relazione profonda che esiste tra psiche e corpo, chiedendoci di immaginare la situazione di una persona che avverte uno strano rumore al buio. Immediatamente i suoi muscoli si contraggono, il cuore batte forte ed egli cercherà di capire meglio di cosa si tratti. A quel punto la mente può creare, utilizzando la memoria visiva o uditiva, l'immagine mentale di un serpente a sonagli, o di un terremoto, o di altro ancora, e questo porterà il corpo ad irrigidirsi ancora di più, finché non si sarà chiarita la fonte del rumore e il corpo si rilasserà o inizierà a fuggire. Uno stimolo fisico ambiguo può dunque portare ciascuno di noi ad avere immagini diverse, che faranno reagire il corpo in modo conseguente: ci sarà anche chi pensa fin da subito allo scricchiolìo naturale del legno e non diventerà né teso né ansioso.
L'ansia, e ancor di più il panico, agiscono quindi sul corpo e lo modificano: un'immagine mentale può attivare il corpo, come sappiamo bene tutti quando ci svegliamo dopo aver ricordato un sogno angosciante.
Lo scrittore, il poeta, il musicista o il pittore ci mettono davanti a stimoli concreti che attivano in noi immagini diverse che nascono da dentro di noi, dalla nostra psiche e si fondano sulle nostre esperienze personali. Si tratta sempre di una relazione: una relazione tra qualcosa di oggettivo e il nostro modo soggettivo di percepire la realtà. E possiamo dire con certezza che per noi una certa cosa è vera (ad es. il serpente a sonagli o il terremoto), almeno per un certo periodo, anche se nella realtà quella cosa concretamente non esiste: è sufficiente che quell'immagine si attivi nella nostra psiche perché essa produca modificazioni anche al nostro corpo.




3 commenti:

Renata_ontanoverde ha detto...

In effetti, la Kinesiologia raffigura l'uomo come un triangolo i cui lati rappresentano i tre aspetti umani : fisico, chimico, emotivo, mentre al centro si trova l'energia. L'equilibrio o meglio la salute si ha quando il triangolo è equilatero, mentre nel caso di uno scompenso gli altri due lati si adeguano per un certo periodo, se nel frattempo non viene ripristinata la normalità, si ha la malattia.
E' stata la mentalità cattolica a separare lo spirito, declassando il corpo come oggetto del peccato. Ed è il nostro imprinting al perfezionismo che non ci fa amare il nostro corpo e le nostre emozioni, in un'aberrazione mentale di ciò che vorremmo essere (perfetti !?) invece di accettare e perfezionare ciò che siamo: individui unici con peculiarità originali.
Ancora dobbiamo scoprire le nostre capacità ed esplorare la profonda correlazione tra corpo e spirito e capire come il corpo abbia la grande capacità di iniziare la guarigione dello spirito a volte cambiando semplicemente postura...

Buon Anno Doc!

Olgica T ha detto...

Molto interessante questo post.Buon Anno doctor!Olga

Frida ha detto...

Film indimenticabile...corpo e mente un connubio indispensabile. Buon 2014