sabato 16 giugno 2012

i tre porcellini

La fiaba che preferivo da bambino era I tre porcellini. Non mi stancavo mai di ascoltarla. Era la storia di tre porcellini, fratelli tra loro, che erano inseguiti da un lupo che voleva mangiarli: il primo si costruiva una casa di paglia e fango (vado a memoria), ma il lupo la buttava giù, il secondo se la costruiva di legno, ma il lupo distruggeva anche quella e finalmente il terzo, lavorando un po' più degli altri, costruiva una solida casa fatta di mattoni dove ospitava anche gli altri due fratelli in fuga, e quella casa il lupo non riusciva proprio a distruggerla, andandosene scornato.
I bambini sanno istintivamente molte cose fondamentali della vita, ad esempio che a volte è necessario impegnarsi molto e per bene per difendersi da chi li vuole mangiare.
Cosa possono essere in concreto questi mattoni che ci difendono dai lupi di cui parla la fiaba? In quanti modi diversi ci possiamo-dobbiamo difendere da chi non ci vuole lasciare vivere la nostra vera vita?
Per chi dice sempre sì, ad esempio, qualcuno di quei mattoni può simboleggiare dei no che ci salvano da coloro che ci vogliono far vivere la nostra vita a modo loro.
E i lupi, chi possono essere e in quanti modi concretamente ci possono mangiare? Facendoci venire sensi di colpa ingiustificati, ad esempio.
Credo che ciascuno di noi abbia il diritto psicologico naturale di potersi costruire la propria casa di mattoni e di abitarla in santa pace, lasciando entrare chi desidera e lasciando fuori chi ha intenzioni aggressive.

Una casa di mattoni come porto sicuro dove ritirarsi quando si è in crisi, quando si ha bisogno di riflettere, di ascoltare sè stessi, per poterne poi uscire con qualche idea più chiara e qualche certezza in più.
Penso a tutti coloro che vorrebbero avere una casa propria ma non possono e penso alla gioia di tante persone che finalmente riescono a realizzare il sogno di avere una propria abitazione.
E penso al terremoto, che è così terribile dal punto di vista psicologico, anche perchè porta con sè il rischio di privarci del luogo centrale della nostra vita, l'unico posto al mondo veramente nostro, dove ci possiamo sentire al sicuro.


8 commenti:

Antonella ha detto...

Ciao, nella prima parte del post hai proprio scritto quello che oggi avevo bisogno di sentirmi dire, non potevi saperlo ma sei stato importante. Per quanto riguarda la casa deve essere terribile vedersela distruggere e oggi , vista la situazione economica, forse anche vedersela portare via. Per me la casa non è qualche cosa di diverso da me è una parte di me esattamente come il mio pensiero o le mie mani. E quindi, alla fine, è il posto dove voglio sempre tornare, deve essere terribile perdere questo grande punto di riferimento. Scusa se mi sono un po' dilungata. A presto, Antonella

Costantino ha detto...

Le grandi favole erano parafrasi dei problemi reali.rm

Mirtilla ha detto...

Bello questo post.....e bello avere una casa...

teoderica ha detto...

...i tre porcellini e il lupo e la casa di mattoni, ma col terremoto la casa di mattoni è pericolosa.

giorgio giorgi ha detto...

@antonella: Mi fa sempre molto piacere quando qualcuno, leggendo i miei post, si imbatte in qualcosa che gli è utile nel presente. Significa che la sincronicità non è un'opinione. Le cose che si incontrano casualmente e che sono utili sono un'indicazione precisa, un avvenimento assolutamente non casuale.

carlafamily ha detto...

L'importanza della casa ossia un luogo dove rifugiarsi è ciò che da quando sono qui comprendo molto di più. La casa che abbiamo qui è aperta proprio a tutti ma soprqattutto ai giovani, quelli che una casa non ce l'hanno e se ce l'hanno potrebbe darsi che è fatta con 4 pali di legno e sacchi della spazzatura. Lo so che questo è l'estremo, è oltre i limiti dell'umano, solo che è una realtà. Qui la casa è una cosa importantissima infatti quando vengono da noi i bambini e i giovani non se ne vorrebbero mai andare. Il fatto stesso di sedersi su una sedia e non su un secchio rotto rovesciato li fa sentire a casa. Perdona se mi sono dilungata ma questo post della casa mi ha davvero spinto a parlare di chi per un motivo terribile, come il terremoto o l'estrema povertà, una casa non ce l'ha più o non c'e l'ha mai avuta. Bel post. A presto

nellabrezza ha detto...

sai cosa ho sempre pensato? che c'era troppa paura dietro alla costruzione in mattoni... troppo desiderio di difendersi da tutto e da tutti.
del resto ci si può e ci si deve saper difendersi dagli altri pur se si sta in case di paglia o legno.... ecco per me il legno sarebbe l'ideale...nè troppo nè troppo poco insomma!

viola ha detto...

Mi piace molto questo post. Non ci avevo mai riflettuto molto, ma la casa ha veramente questa valenza...Rifugio, porto sicuro, un luogo che ci assomiglia. Spesso non la apprezzo e la considero solo un insieme di incombenze... Grazie per avermi dato uno spunto di riflessione.