sabato 14 gennaio 2012

il valore dei sintomi


I sintomi che fanno capire che c'è qualcosa che non va a livello psicologico sono tanti: ansia, tristezza, insonnia, irrequietezza, disturbi alimentari o sessuali, attacchi di panico, ecc.
Il fatto che una persona abbia quel sintomo particolare e non un altro è sicuramente rilevante, ma ancora più importante è che abbia un sintomo, qualunque esso sia, perchè ciascun sintomo può portare a farsi delle domande e a cercare il modo migliore per farlo scomparire.
Comunemente si ritiene che un sintomo sia una iattura, qualcosa che sarebbe meglio se non esistesse e che si deve far sparire nel minor tempo possibile facendo la minor fatica possibile, magari sbattendogli la porta in faccia, come se fosse un malvivente, un ladro o un aggressore.
In realtà, molte volte dovremmo ringraziare i nostri sintomi, perchè ci permettono di darci da fare per cambiare in meglio la nostra vita, modificando alcuni nostri atteggiamenti o comportamenti disfunzionali.
Se compare un sintomo, ciò significa che la nostra vita non sta procedendo in modo del tutto naturale (e questa è la condizione in cui quasi tutti viviamo): la struttura della nostra società non ci permette, salvo rarissime eccezioni, di vivere in modo sufficientemente naturale, di sviluppare la nostra personalità in modo armonico.
Jack Vettriano: "the singing butler"

Fino ad un certo limite, i sintomi sono sopportabili: si presentano sporadicamente, non sono troppo forti e non ci impediscono di trascorrere la nostra vita in modo quasi normale. I problemi nascono quando questa soglia di sopportabilità viene superata: i sintomi diventano persistenti, forti, ci debilitano e non ci abbandonano quasi mai: questo significa che stiamo vivendo in un modo che si è allontanato troppo dalla nostra naturalezza.
A questo punto possiamo fare due cose: cercare di far cessare i sintomi con dei farmaci o cercare di diventare consapevoli delle cause che hanno portato alla comparsa dei sintomi e modificare il nostro modo di vivere per renderlo più consono alla nostra vera natura.
Ho visto molte persone ringraziare i propri sintomi, perchè senza il loro aiuto non sarebbero mai riuscite a conoscersi meglio, a superare paure o idee errate, a modificare alcuni propri comportamenti e il loro modo di rapportarsi con sè stessi e con la vita, anche se per ottenere questi risultati è stato necessario un minimo di impegno e di fatica.
E questo credo che sia uno dei problemi più attuali oggi: per che cosa siamo disposti ad impegnarci, a spendere le nostre energie?
Dalla risposta che diamo a questa domanda dipende quasi sempre la qualità della nostra vita futura.  

21 commenti:

viola ha detto...

Mi ha fatto riflettere il tuo post. Sai che ogni volta che mi è venuto un attacco di panico stavo vivendo un momento non di dovere, ma di piacere, di gratificazione? Retaggi religiosi...Se sei troopo felice, Dio ti castiga?!. Non so, ma col tempo, se il sintomo ricompare, lo riconosci, sai che poi se ne va, che non era successo nulla la scorsa volta e non succederà nulla anche questa volta, che non è un pericolo reale che crea il panico..è solo quella macchina misteriosa che alloggia nella scatola cranica... E che sarà mai?! Ciaoooo

giorgio giorgi ha detto...

Ottimo! La difficoltà di abbandonarsi al piacere, allo stare bene, all'essere felici è un problema più diffuso di quanto sembri e spesso può avere la sua causa proprio in un radicato e nascosto senso di colpa dovuto ad insegnamenti eccessivamente severi.

alessandra ha detto...

Mi vengono in mente i fiori di Bach. Mi venne consigliato di andare da un certo erborista per conoscere questi rimedi e mentre costui mi parlava di sintomi fra me pensavo che li avevo tutti.
Sottovalutai tempo fa il mio stato ansioso presa dall'impegno di riaprire un'attività di famiglia e sentendo tutte le resposabilità sulle mie spalle, fino al punto di finire in ospedale, persi completamente il respiro.Fu da quel forte spavento e con l'aiuto di persone specializzate che mi furono mandate nella mia stanza d'ospedale, a farmi capire che avrei dovuto impegnarmi a vivere in modo totalmente diverso, fu la frase di un medico che mi fece piangere tutto il giorno ma che mi fece risvegliare dal vortice in cui ero caduta, disse:-Signora, i suoi figli hanno perduto il padre, ricordi che non hanno che lei e lei deve , ha l'obbligo di stare bene , se non altro per loro.-
Però ho dovuto toccare il fondo e questo non si dovrebbe mai fare.

Renata_ontanoverde ha detto...

Durante la malattia di mio marito ho dovuto tener duro, ho rinunciato a prender farmaci, perchè grazie a "Vivation" son riuscita a superare molti traumi, questo "calvario" l'ho superato proprio grazie alla mia preparazione. Se prendo prodotti allopatici ho reazioni strane, se sono omeopatici o naturali come i fiori di Bach, mi "risveglio" straniera a me stessa ed ho una ripulsa verso il rimedio che mi porta in modo "innaturale" a contatto con una me stessa che non accetto. Preferisco lavorare sulla mia mente per giungere alla meta gradatamente, con i miei tempi, perchè il cambiamento sia naturale e non immediato. In 6 anni son rimasta a galla e continuo a nuotare!

❀~ Simo ♥~ ha detto...

Un post interessante che aiuta a capire e capirci, grazie!

Vitamina ha detto...

Da due giorni ho iniziato un nuovo lavoro , era tanto che non lavoravo ed ho avuto paura di non farcela , di non prendere il ritmo, di non essere abbastanza pronta , di non farcela fisicamente e mentalmente. Ma la paura è diventata troppo grande , fino al panico, cose già provate in passato . Una parte di me , che sa quanto mi serve lo stipendio, mi ha portato sul posto di lavoro, mi veniva perfino da vomitare . Il primo giorno è stato un disastro , il secondo un pochino meglio, già una piccola conquista . Brava ce l'hai fatta! No, per niente , continuo a fare lavori di bassissima manovalanza, che in questa situazione non posso comunque rifiutare , ma mi rendo conto che per tutta la vita mi sono trattata molto male da sola . I sintomi però non ho mai voluto metterli a tacere , sono l'unico di parlare delle zone profonde e se non si ascoltano ci si ammala davvero o si combinano dei guai . Poi la capacità di realizzarsi e uscire dai casini è un altro paio di maniche. Grazie per questo post.

tittidiruolo ha detto...

Argomento molto interessante. Rifletto in particolare sull'uso di farmaci allopatici oppure omeopatici.
Io conosco la depressione "severa", conosco e faccio il percorso psicologico e psichiatrico. La forma depressiva di cui soffro è un retaggio genetico: mia madre, suo padre etc.
I farmaci hanno placato la mia ansia e sono riuscita a "guardarmi dentro" e esprimere, poi modificare i miei atteggiamenti verso la vita.
Ora che so gestirmi meglio(mi pare) riesco a fare senza farmaci, ma il lavoro verso se stessi non cessa mai..
Ecco per dire che non sono contraria afrsi aiutare dai farmci. Vorrei conoscere il parere di Giorgio.. :)

Mirtilla ha detto...

".....significa che stiamo vivendo in un modo che si è troppo allontanato dalla nostra natura"...questa frase mi piace molto. Mi fa pensare. certo devo capire in che modo utilizarla ma mi piace molto!
In particolare mi piace l'idea che non ci siano cose giuste o sbagliate di per sè ma solo giuste o sbagliate x noi. E per me che tendo a ragionare bianco/nero, buono/cattivo è senza dubbio una verità importante....credo di essermi costruita il mio piccolo mondo in cui riuscire piano piano a poter vivere amodo mio, forse ancoro ora un pò troppo isolata ma è pur sempre un inizio. Quello che mi rende perplesa è come riuscire ad integrare "la mia verità" con l resto del mondo, in particolare a lavoro dove o ti omologhi e accetti di essere come il resto del gruppo oppure sei strana nelle migliori delle ipotesi o nelle peggiori il lavoro lo perdi!! Da bambina, 8-9 anni dissi a mio padre " Papà, essere intelligenti è una fregatura"!!....fu la mia prima illuminazione...
:-D Un abbraccio giorgio

teoderica ha detto...

Io sono a favore dei farmaci, quando l' inconscio si ribella, mette in moto delle sinapsi sbagliate e quel maledetto cervello è come un computer, prende strade sbagliate e le ripete quando ci sono i sintomi, per chi ha veri problemi la psicoterapia da sola non basta, non basta proprio, però serve per capire cosa è successo, serve per sbrogliare la matassa...che casino, mi sa che la più giusta che ha detto Jungh è la sincronia.
Au revoir.

Carlo ha detto...

Io sono contro il farmaco a meno di patologie mediche. Penso che ognuno di noi debba avere il coraggio di affrontare se stesso. E' un dovere che abbiamo verso di noi e verso chi vive vicino a noi.
I farmaci non ridaranno la felicità,nascondono il sintomo che sistematicamente si ripresenterà non appena smettiamo di prenderlo.

Saluti
Carlo

giorgio giorgi ha detto...

Ottimo medico!

Quanto al fondo, non è così facile cambiare direzione prima di averlo toccato.
La profondità del fondo varia da persona a persona e da problema a problema.

Ma se uno ha toccato il suo vero fondo e mantiene la sua determinazione, dopo non può che risalire.

giorgio giorgi ha detto...

Bene!
Quanto ai farmaci, ho visto risposte diversissime, perfino opposte, all'assunzione di psicofarmaci.
Ricordo un mio paziente che tanti anni fa, seguito da un bravo psichiatra, assunse in sequenza cinque tipi diversi di antidepressivi, senza avere il minimo risultato, nemmeno gli effetti collaterali!

giorgio giorgi ha detto...

Ti auguro di riuscire a trattarti amorevolmente, per il futuro, come se tu fossi una madre buona e molto affettuosa verso te stessa.

giorgio giorgi ha detto...

La domanda che mi fai è molto stimolante e probabilmente scriverò un post sull'argomento.
In estrema sintesi, io penso che se si riesce a fare a meno dei farmaci è meglio, ma non devono essere un tabù. Non è mai morto nessuno per avere assunto qualche goccia di ansiolitico o qualche compressa di antidepressivo.
Penso che sia come per il mal di testa: se riesci a sopportarlo senza farmaci, bene, ma se per caso ti fa un male atroce, è meglio prendere un antidolorifico piuttosto che stare male da cani per lungo tempo.
In caso contrario, c'è il rischio di essere un po' masochisti e pretendere da sè l'impossibile (che poi spesso è uno dei motivi per cui uno sta male...).

alessandra ha detto...

A proposito di farmaci, penso anch'io che a volte siano neccessari, esistono dei dolori molto più forti della nostra capcità di sopportazione.
Quando mi sono ritrovata come in uno stato di paralisi fisica e mentale, ore seduta a guardare il vuoto incapace di apparecchiare il tavolo(a causa di un lutto), mi sono rivolta al medico il quale per sei mesi mi ha prescritto una cura di pscicofarmaci e mi ha dato delle goccie per dormire,piano piano mi sono sentita meglio, ho fatto una cura che non mi ha portato ad assuefazione o dipendenza ed in questo momento non assumo proprio nulla, qualche cioccolatino di troppo, un po' come il mal di testa, se si aspetta che diventi troppo forte si rischia di peggiorare la situazione, bisognerebbe intervenire per tempo.

alessandra ha detto...

Vorrei dire una cosa a Carlo, non so se si tratta del mio amico doge, comunque, guai se io non avessi preso dei farmaci, avrei rischiato la depressione che per fortuna non mi è mai capitata, non bisogna prenderli con legerezza o per abitudine, io li ho presi solo per sei mesi, ho curato la mia mente, per l'anima sto curandola ancora in questo momento, ma forse lo facciamo tutti.

tittidiruolo ha detto...

Grazie per la tua risposta. Io, ovvio, non sono contraria ai farmaci ( per esempio il mal di testa: al centro cefalee di Firenze dicono che il mal di testa deve essere "stroncato" subito, non va fatto "salire" perchè diventa più difficile abbassarlo..:D). Ma sono assolutamente convinta che in caso di ansia o comunque di disturbo psicologico, sono un palliativo, un bastoncino per andare avanti nell' AFFRONTARE assolutamente il problema di base.. se stessi

tittidiruolo ha detto...

Brava! io invece ho tardato e sono entrata nel tunnel..tre anni di antidepressivi...Ora invece quando sento che sto .."sbarellando.. palestra, o piscina, ma anche una passeggiatona.. o un girotondo se sono in classe..Tutto fa ..

Romina ha detto...

Mai preso farmaci in vita mia. A loro proposito, infatti, la penso esattamente come hai scritto tu in un commento: se si riesce, meglio evitare.

Rossland ha detto...

Concordo in linea di principio, a patto di non farne un'ideologia. Credo che ognuno possa trovare in sé le proprie risposte e però credo anche che ognuno debba scegliere per sé la strada da percorrere. A volte fa più un ansiolitico di una predica. Altre volte l'anti-depressivo aiuta a trovare la forza e il giusto approccio alla ricerca. Insomma, i farmaci non ridanno la felicità nascondono il sintomo ma possono a volte farsi "ponte".
Non prendo farmaci ma mi drogo con le tisane. Spesso ho la sensazione che siano il mio modo di meditare. Forse altri "meditano" meglio con un ansiolitico. L'importante è che ognuno trovi la propria strada verso lo stare bene con se stesso, no?

tittidiruolo ha detto...

Ponte.. esatto :)