giovedì 12 gennaio 2012

Il processo di individuazione di C.G. Jung


Esistono tre punti di partenza diversi dai quali possiamo pensare all'evoluzione e allo sviluppo della nostra coscienza.
Il primo è l'uomo primitivo, che viveva immerso nella natura, era guidato dalla pura istintività e non aveva conoscenza delle cause oggettive che creavano gli effetti che  percepiva coi sensi, di fronte ai quali provava stupore o paura.
Il secondo è il neonato, che non distingue sè stesso dalla madre e dal mondo che lo circonda. Anch'egli, come il primitivo, vive di istinti e di percezioni sensoriali, ma non conosce nulla del mondo in cui vive.
Il terzo è la persona completamente folle, colui che vive in un mondo totalmente diverso da quello reale, un mondo tutto suo, dove immagini, fantasmi, allucinazioni, si mescolano, si sovrappongono e si frantumano senza logica.
In queste tre situazioni la vita è percepita come caos primordiale, puro inconscio totalmente indistinto, impossibilità di tracciare con certezza confini, di conoscere e delimitare le forme della realtà nelle loro reciproche diversità.

La nostra consapevolezza (di noi, degli altri, delle cose del mondo) la possiamo pensare come il frutto di un percorso che inizia dalla completa inconsceità e giunge fino alla piena coscienza attraverso acquisizioni graduali, e ciò vale sia per il genere umano nel suo complesso, sia per i singoli individui.
Il nostro grado di consapevolezza di noi e del mondo può essere diverso da persona a persona e normalmente cresce col passare degli anni.
La coscienza di sè è insieme una grazia e il risultato di una serie di fatiche; la si acquista a caro prezzo, perchè è necessario distinguersi dal caos primordiale, dall'identificazione con tutti gli altri esseri umani e ciò comporta un vissuto di separazione, di diversità a volte duro da accettare.
Occorre riconoscere i propri confini, le proprie potenzialità, i propri limiti, sapere cosa ci piace e cosa non ci piace, cosa desideriamo veramente e cosa detestiamo, cosa ci nutre e ci fa crescere e cosa ci danneggia o ci fa solamente perdere tempo.
D'altra parte, quanto più uno è consapevole della propria identità, tanto più facilmente può trovare il giusto posto nella collettività e riuscire a essere parte vitale e creativa di una comunità.

Questo percorso graduale dall'inconscietà alla consapevolezza di sè, che Carl Gustav Jung definì processo di individuazione, può avvenire in modo naturale se non sopravvengono esperienze di vita che lo contrastano e tendono ad impedirlo.
In alcuni di questi casi, il lavoro introspettivo su di sè e sui propri sogni può aiutare ad integrare nella propria coscienza parti autentiche di noi delle quali siamo inconsapevoli oltre a riconoscere e depotenziare quelle forze negative che abbiamo introiettato e che tendono a crearci delle difficoltà nel nostro rapporto con la vita. 

3 commenti:

alessandra ha detto...

Una specie di ricerca dell'"IO" o del "super IO" in cui da non esperta in materia ritengo sia sempre molto importante la sfera affettiva fin dai tempi primordiali del nostro sviluppo.Il sentirsi amati, un neonato nudo che riceve tante carezze e a cui non viene disdegnato il contatto con il calore della madre sicuramente riuscirà a favorire quell'aspetto scientifico e anche matematico di cui ne parlava Jean Piaget riferendosi allo sviluppo dell'intelligenza. Nel percorso individuale diventa importante la collettività, il sentirsi accettato e quindi iniziare a rispondere a degli aschemi stabiliti da essa di adeguamento. Trovare una propria coscienza individuale diventa un'impresa quasi senza fine perchè è insita nella crescita e maturità di ognuno e viene condizionata da una miriade di fattori. In conclusione io credo di averr iniziato a prendere coscienza di me verso i cinquant'anni, consapevole di essere ancora in viaggio, guai a smettere con l'introspezione di se stessi.

teoderica ha detto...

Io credo di essere stata più consapevole di me nell' infanzia, la crescita ha portato a soddisfare i desideri degli altri, il sorriso si è affievolito e poi spento, io non ricordo chi lo ha detto, ma l' intelligenza viene prima, prima vi è il Tutto che è il più autentico, le regole comportamentali non dovrebbero soffocare la consapevolezza del sè, io sapevo cosa volevo sino ai 30 anni, poi la consapevolezza DEGLI ALTRI mi ha letteralmente tramortito.
PS ma qua si scrive pesante e pensante.
Au revoir.

tittidiruolo ha detto...

"depotenziare quelle forze negative che abbiamo introiettato e che tendono a crearci delle difficoltà nel nostro rapporto con la vita. "
questo è l'aspetto più impegnativo e faticoso.. secondo me..a questo punto del mio cammino..