martedì 24 gennaio 2012

il linguaggio dei sogni

J.W.Waterhouse: Psiche (1903)
La psiche si manifesta attraverso le immagini dei sogni, immagini che a volte sono precise perfino nei dettagli, altre volte sono confuse e poco chiare.
Al risveglio dopo un sogno, le domande da farsi sono: perchè proprio queste immagini? Perché questi dettagli? Perché questa particolare combinazione di elementi e non un'altra? Il dialogo con le immagini dei sogni parte necessariamente dal ricordo preciso delle immagini sognate per poi lasciarle risuonare emotivamente dentro di noi.
Mentre Freud tendeva ad interpretare l'inconscio quasi esclusivamente in chiave sessuale, Jung, introducendo il concetto di realtà dell'anima, ci ha insegnato ad ascoltare le immagini e a lasciare che esse agiscano su di noi emotivamente, facendoci venire in mente associazioni e collegamenti nuovi: chiamò questo metodo di lavoro amplificazione. Egli diede la massima importanza alla risonanza emotiva che le immagini hanno su di noi. Elaborò la teoria dei complessi (nome che divenne poi di moda), che egli definì complessi a tonalità affettiva, rimarcando l'importanza del sentire nell'accostarsi alla psiche.
Le immagini che lo colpivano di più erano quelle che mettevano insieme due o più elementi, che nella realtà diurna non stavano o non potevano stare insieme: pensò che se la psiche creava una immagine particolare, ci doveva essere senz'altro un motivo, una spiegazione speciale. Da qui nasce il valore poetico della psiche: dal suo linguaggio immaginale e simbolico.
Un simbolo è per Jung l'immagine più idonea che l'inconscio riesce a trovare per comunicarci qualcosa di importante.
Monika Bulaj: Ucraina
Faccio un esempio.
Tantissimi anni fa ricordai un sogno importante. Avevo allora una relazione che si protraeva un po' stancamente e non riuscivo a decidermi a dare una svolta al rapporto. Una notte sognai che a terra, sulla strada che conduceva alla casa dove abitavo insieme a quella donna, c'era un documento abbandonato. Mi chinai, lo raccolsi e vidi, con mio grande stupore, che era il mio libretto della pensione, con tanto di foto (allora avevo circa 25 anni). Quando mi svegliai associai quella relazione che procedeva stancamente all'immagine del libretto della pensione, come se il sogno mi avesse voluto dire che con quella donna, in quella casa, stavo facendo una vita da pensionato, nonostante avessi 25 anni. Un po' lo sapevo già che quella relazione era un po' spenta, ma il poter vedere concretamente in sogno il mio libretto della pensione fu decisivo: mi diede il coraggio per affrontare la situazione. Compresi che il libretto della pensione era il simbolo che alludeva al rapporto.
Per i greci sunbolon era il nome di una tavoletta che veniva spezzata in due parti quando una persona doveva intraprendere un lungo viaggio: una parte la teneva chi partiva e l'altra parte la conservava chi restava, così nel periodo di lontananza, ciascuno dei due, guardando la propria parte di tavoletta, pensava all'altro che aveva la parte mancante. Simbolo quindi è una immagine concreta che allude, rimanda, fa venire in mente qualcosa di importante e collegato.
Le immagini hanno una forza emotiva molto superiore a quella delle parole e bene lo sanno i pubblicitari e gli uomini pubblici, che di immagini vivono e che curano meticolosamente sia la propria immagine pubblica sia quella dei prodotti che desiderano vendere.
Le immagini sono potentissime perchè entrano dentro di noi e arrivano a toccare la sfera dei nostri sentimenti; non è un caso se ancora ci ricordiamo quella volta in cui Berlusconi, seduto davanti alla ormai famosa scrivania  di ciliegio,  firmò il patto con gli italiani nel 2001: una scena destinata a rimanere a lungo nella nostra memoria, sicuramente un escamotage pubblicitario e simbolico di fortissimo impatto.

23 commenti:

horror vacui ha detto...

Le tue parole mettono in evidenza lo stretto legame che esiste tra i sogni e le arti visuali, forse perchè comunicano attraverso lo stesso linguaggio simbolico. L'arteterapia potrebbe, forse, aiutare in questo viaggio introspettivo alla ricerca di se stessi

alessandra ha detto...

Mi fa pensare ai segnali che il fisico ci manda, tipo quando è stanco, è stressato oppure e felice, egli ci chiede di avere cura di noi stessi attraverso un comportamento armonico, idoneo al nostro modo di sentire. Così immagino sia la mente, essa ci richiama l'attenzione a degli atteggiamenti erronei che la potrebbero ammalare e probabilmente da quello che leggo i sogni rappresentano l'impatto più forte con le nostre neccessità attraverso l'immagine al punto da indicarci dei punti di svolta.
Infatti sto cercando di dare loro ascolto, sogno spesso che mi perdo, che corro e corro senza raggiungere mai nessun luogo definito, a volte in spazi aperti altre in grandi case con tante stanze dove non riesco a trovare l'uscita.

❀~ Simo ♥~ ha detto...

Interessante! grazie

nellabrezza ha detto...

una volta sognai che l'uomo che amavo avesse drappeggiato intorno alla testa un bellissimo pezzo di di seta, a mò di turbante...e che io volevo toccarlo, tocco sempre le stoffe per sentirne la morbidezza o durezza...ma lui assolutamente non voleva lasciarmi capire come fosse. quando mi lasciò fare il turbante si sciolse immediatamente, e lo spogliò di quel copricapo tanto esotico... è un sogno molto chiaro, a volerlo interpretare. la fine delle illusioni, la fine di un abbellimento di cui talvolta abbiamo bisogno per continuare a sognare...

nellabrezza ha detto...

riguardo al legame tra sogno e arti visuali segnalo che a roma si aprirà presto una mostra sul pittore salvador dalì. chi meglio di lui ha ritratto i sogni nei suoi quadri? anche chagall certo ! con anche maggiore efficacia... come bunuel nei films...

SoulRed ha detto...

E' bello quando riusciamo a comprendere il significato dei sogni che facciamo e dei simboli che sognamo.
Purtroppo non tutti ne sono in grado o hanno la capacità di porre attenzione ai simboli onirici.
Io devo ancora scoprire cosa c'è dentro una scatola, contenuta in una scatola di polistirolo bianco.
Speriamo di riuscire a scoprirlo...

SoloAnima

Rossland ha detto...

Il post tocca temi affascinanti e ho una adorazione per Waterhouse.
Però.
Quel "patto" simbolico firmato in diretta (avvenuto nel maggio del 2001, non nel '94, ma son dettagli poco importanti), avrebbe dovuto far fare un salto sulla sedia ai telespettatori, tanto era evidente il disprezzo di chi firmava per le persone che si candidava ad amministrare.
Lo Stato chiede giuramenti di fedeltà alla Costituzione, non firme simboliche e pataccare.
E fare affidamento sull'infantilismo del pubblico televisivo, considerato in pubblicità un popolo di undicenni da sollecitare a rimanere indecisi fra il sentirsi grandi o regredire verso l'infanzia, avrebbe dovuto fare incazzare gli italiani.
Invece, visti gli esiti, forse aveva ragione.
Resta che il compito di chi sta in alto è quello di doversi anche come esempio "educativo" nel rispetto dei ruoli, non quello di confortare e coccolare la parte infantile di una nazione.
Tradendola, poi.
Cioè come ogni manuale sull'infanzia sconsiglia di fare con i bambini.

Vitamina ha detto...

Nonostante il liceo classico non conoscevo l'etimologia di simbolo: è bellissima . La tavoletta spezzata di cui abbiamo solo una parte ...I simboli parlano con infiniti rimandi di significato e contenuti . Il nome che ho scelto, Vitamina Magnum. sai che viene da un sogno di tanti anni fa? Nel sogno era una suora che parlava del suo gatto, morto da poco, e diceva il nome , che era appunto Vitamina Magnum. Mi svegliai che ridevo e ricordavo il nome , dopo pensai che un nome così strambo dovevo usarlo per forza.

Renata_ontanoverde ha detto...

Per anni quando dovevo cambiare casa e la nuova era in ristrutturazione sognavo ogni notte di traslocare in un'altra casa, sempre diversa sempre con soluzioni da trovare per adattarla, spaziosa, come non era quella acquistata nella realtà. Così pure quando mio fratello era solo con i nonni ad accudirli, mi sentivo in colpa per essere distante con la mia famiglia e non poterlo aiutare ,tanto che ogni notte sognavo di abitare con lui assieme ai miei e di aiutarlo.

Recentemente ho fatto il "rito del Cisto ladanifero" : bisogna mettere una goccia di questo olio essenziale sul terzo occhio e tra naso e labbra superiore (ultimo punto del meridiano vaso governatore) per 40 giorni consecutivi. Il Cisto è un olio intenso, molto speziato considerato dagli antichi un olio magico. Ha un odore particolare che mi è subito piaciuto. Senza sperarci tanto, senza aspettative e per il gusto di provare per 40 fatidici giorni mi son messa l'olio prima di dormire. Fatto sta che verso lo scadere del periodo una notte ho sognato di incontrare un saggio, che mentre dialogavamo si fermò fissandomi intensamente e mi disse : "la smetta di guardarsi sempre indietro!"
Ed è stata questa la chiave del cambiamento che cercavo !

giorgio giorgi ha detto...

Pur non avendo una preparazione specifica nella materia, penso tutto il bene possibile dell'arteterapia.
La psiche ha molto a che fare con l'arte e con la poesia.

giorgio giorgi ha detto...

Grazie per la correzione.
Sul resto sono completamente d'accordo con te.

rom ha detto...

Non sono freudiano, né junghiano - infine, dopo tanti anni, non si è più altri che se stessi, no?
Ma, dopo aver aspramente criticato Freud, ne ho riconosciuto infine i meriti, su tante cose: spesso si ignora, semplicemente si ignora, ciò che ha detto, ciò che ha scritto.
Per esempio, questa cosa del pansessualismo. Infine, considerando le forze che ci guidano - verso gli altri e la realtà, via dagli altri e dalla realtà, contro gli altri e la realtà - la sessualità abbastanza spesso è una forza verso gli altri e la realtà - dico abbastanza spesso perché può essere mescolata, in modi diversi, con le altre tendenze fondamentali dell'essere umano.
Che poi la sessualità non sia lo scopo, ma un mezzo mentre lo scopo è il rapporto con l'altro essere umano, resta comunque una forza importante, certamente da non sottovalutare, soprattutto così intesa, appunto, come tendenza verso l'altro diverso da noi.

Un saluto, e grazie per questi spunti di riflessione-

teoderica ha detto...

Per i greci sunbolon era il nome di una tavoletta che veniva spezzata in due parti quando una persona doveva intraprendere un lungo viaggio ... non sapevo ciò e alla prima occasione lo realizzerò anch'io.
Archetipo o non archetipo se il sogno da piacere mi piace, se non mi piace non ci penso...tanto gli psicologi si limitano ad ascoltare...senza offesa ma con piacere di lettura...infatti vengo sempre e fra Freud e Jung preferisco Lacan.
Au revoir.

giorgio giorgi ha detto...

Freud fu il primo che prese in seria considerazione la storia, il vissuto personale dei suoi pazienti e questo è merito sufficiente per onorarlo. Chi lo denigra non sa davvero nulla della storia della psicoterapia. Chi è venuto dopo di lui ha potuto godere del varco enorme che Freud aveva aperto nella psichiatria dell'epoca. Io sono d'accordo con Jung nel dare valore all'energia psichica che si può esprimere in mille modi diversi, uno dei quali, molto importante, è la sessualità. Ciò che non sopporto più sono le guerre di religione tra psicologi di formazione diversa. Condivido il detto: "ogni psicoterapeuta ha i pazienti che si merita (e viceversa)", perchè l'importante è che il lavoro psicoterapeutico sia proficuo per il paziente, aldilà della scuola di appartenenza del terapeuta.

L'apprendista ha detto...

Mi affascina tutto quello di cui parli. Poche volte quando mi sveglio ricordo quello che ho sognato, penso anche che non abbia sognato niente (anche se so che si dice che sogniamo sempre). Però praticamente sempre mi rendo conto che quello che ho sognato ha a che vedere con qualcosa che ho visto, sentito o pensato durante il giorno precedente. E poi sogno cose che so perfettamente che sono desideri insoddisfatti. Boh, non so: e un vero e proprio mistero, appassionante.

giorgio giorgi ha detto...

"Gli psicologi si limitano ad ascoltare": non sono d'accordo (come con tutte le generalizzazioni). Forse qualcuno sì, ma non tutti.
Alcune volte mi è capitato in prima seduta che un paziente mi chiedesse: ma lei parlerà o starà sempre zitto? No, io parlo, eccome... l'unica cosa è che cerco di non parlare a sproposito...

teoderica ha detto...

Non volevo generalizzare, ma parlare della mia esperienza... di quelle con cui ho avuto a che fare io...e Lacan l'ho citato perchè mi ha aiutato anche solo leggendolo...poi mi piace sia Freud che Jung...io faccio un po' da me perchè sono così un po' naif...per ultimo amo lo sproposito perchè è rivelatore, ma mi scuso se in qualche modo l'ho urtata.
Saluti

giorgio giorgi ha detto...

Io non ho sentito nessun urto... solo un normalissimo dialogo...

rom ha detto...

Cerco di farmi capire meglio. Mi riferivo alla tua affermazione che Freud interpretò l'inconscio quasi esclusivamente in chiave sessuale. Vero, ma volevo dare corpo a quel quasi. Già nella sua prima visione delle due grandi forze istintive - per lui due diversamente che per Jung - insieme alla sessualità ipotizzò gli istinti di autoconservazione. Poi arrivò alla formulazione dell'istinto di morte: non più forze conservative bensì forze che, defuse, tenderebbero alla distruzione, alla morte. Il gioco tra i due tipi di pulsioni deciderebbe della qualità dell'assetto istintuale personale. Non solo sessualità, dunque, non solo andare verso l'altro essere umano, ma anche andare contro l'altro essere umano, o via da lui.
La defusione degli istinti sarebbe alla base di ogni patologia: una ipotesi certamente feconda, almeno dal punto di vista teorico.
Visto che ci siamo, continuando nel fuori tema, a proposito del varco di cui parli, di Freud apprezzo molto la proposta di trasformare l'analisi del racconto in analisi del transfert e cotransfert, cioè analisi del rapporto qui ed ora, e la proposta dell'attenzione fluttuante - due proposte per me molto importanti, troppo spesso dimenticate nella storia della psicoterapia - proposte che tendevano a cambiare la prassi tutta, anche l'interpretazione dei sogni, che diventava non più solo ciò che era stata fino ad allora, bensì primariamente analisi del significato del racconto di quel sogno in quel momento di rapporto - per esempio, visto nel qui ed ora del rapporto a volte il racconto di un sogno può essere la realizzazione di una resistenza involutiva. Con l'assetto di attensione al qui ed ora ed attenzione di tipo liberamente fluttuante, l'analista non è più una specie di macchina decodificatrice, bensì tende a rispondere al racconto del sogno con una specie di altro sogno, senza illudersi di essere un oracolo dispensatore di traduzioni e profezie.

Ti saluto e ti ringrazio nuovamente per l'opportunità di questo scambio.

cristina ha detto...

E' un argomento che mi interessa molto, grazie per tutte queste informazioni preziose che condividi! Ti seguo! :-)
Cristina.

giorgio giorgi ha detto...

Benvenuta!

rosso vermiglio ha detto...

Ho letto con interesse, da sempre il linguaggio dei sogni mi affascina

la stanza in fondo agli occhi ha detto...

Ho trovato il post molto interessante, eppure nutro qualche dubbio sulla possibilità di scoprire qualcosa di noi con i sogni.
Capisco che non dovrei riportare il discorso sul piano personale, ma i miei sogni (quelli che ricordo almeno), non hanno quasi mai (poche le eccezioni) a che fare con persone o luoghi che conosco. Quindi non saprei proprio che insegnamento trarne per la mia vita reale