domenica 14 ottobre 2012

l'autenticità nelle relazioni

Cinquanta persone oggi erano presenti all'incontro pubblico sul narcisismo. Cinquanta persone attente e interessate, che hanno prima ascoltato e poi dialogato con noi facendo domande ricche di senso e pertinenti.
Dodici di loro hanno chiesto di partecipare al gruppo che inizierà a lavorare sull'autenticità nelle relazioni tra quindici giorni.
Siamo contenti.
Abbiamo avuto la sensazione che ci sia un grande bisogno diffuso di naturalezza, di semplicità, di autenticità, di rapportarsi con gli altri in modo sincero e rispettoso.
Siamo stati lì, a dialogare col pubblico per quasi tre ore e nessuno se ne è andato via prima.
Siamo soddisfatti perchè non abbiamo promesso ricette miracolose, tecniche straordinarie. Abbiamo cercato di far capire che ciascuno ha in sè tutto ciò che gli serve per stare sufficientemente bene e che si può creare uno spazio accogliente che permetta a tutti di ascoltarsi ed esprimere ciò che si pensa e si sente vero.
Marc Chagall - Gli amanti in blu (1914)
Siamo stanchi di pensare che qualcuno abbia le ricette per la felicità, vorremmo che ciascuno, nei limiti del possibile, si riappropriasse della capacità di cercare e vivere la propria verità. Con senso di responsabilità, non per contemplare il proprio ombelico. Con la voglia di stare bene per far stare bene anche gli altri e avere con loro delle relazioni autentiche. Perchè crediamo che sia normale avere delle relazioni autentiche.

E adesso vorrei chiedervi: voi, come ve lo immaginate un gruppo che lavora sull'autenticità delle relazioni? Cosa pensate che si faccia o che succeda?

5 commenti:

Cinzia ha detto...

Il lavoro che negli ultimi anni ho fatto su di me, mi ha portato a capire che per essere autentica ho bisogno innanzitutto di conoscere me stessa. Le mie emozioni, le mie parti, la mia storia evidentemente. Insomma per essere autentica verso gli altri, devo essere autentica con me stessa. Quindi, in un gruppo così, penso sia importante avere la possibilità di scoprirsi e imparare a conoscersi, per poi esprimere i propri bisogni e pensieri con maggiore consapevolezza. Se lo si desidera. Per me è stato importante lavorare con esperienze concrete e dirette. Non soltanto con le parole.

Mi farebbe davvero piacere, leggere altro su questo tema qui nel tuo blog.
Grazie e buona domenica
Cinzia

nellabrezza ha detto...

secondo me bisognerebbe accordarsi per prima cosa sulla lingua, sui significati che ciascuno dà alle parole. già se si parte con dei significati condivisi si è a metà dell'opera...

teoderica ha detto...

Penso che ognuno potrebbe parlare liberamente delle proprie emozioni, delle frustrazioni, della rabbia, ma anche dei momenti sereni, confrontandosi ed accettandosi senza pregiudizi, senza scagliare pietre, ma accogliendo.

Rossland ha detto...

Condivido il pensiero di Cinzia: essere autentici con se stessi.
Cosa non facilissima già questa ma base di partenza indispensabile, per accettare l'autenticità degli altri.
L'altra cosa, che quando l'ho scoperta tempo fa mi pareva banale e non lo è afatto, è "smettere di giudicare e di giudicarsi".
Non dare spazio a quella specie di abitudine di esprimere sempre un giudizio su cose e persone, é il nostro modo di separare noi stessi dagli altri (e da noi stessi).
Accettarsi è questo, alla fine.
Esprimere giudizi (spesso mascherati da opinioni "benevole"), serve a mantenere un'idea di sé (che è appunto un'idea, non sempre corrispondente a ciò che siamo davvero) e a rimanere aggrappati al proprio ego (è l'ego che giudica).
Premettere che è richiesta a tutti la sospsensione dei giudizi, anche di quelli "buoni", permette a tutti con maggiore tranquillità.

nellabrezza ha detto...

Non credo che "sospendere" il giudizio possa essere una soluzione. Forse temporanea certo, per evitare di schierarsi decisamente. Per ascoltare davvero si può sospendere il proprio giudizio. Ma con il procedere della conoscenza il proprio giudizio tornerà prepotente alla ribalta, perchè non si può abiurare a se stessi.