mercoledì 12 settembre 2012

il pulcino Pio è morto

Quest'estate avevo sentito parlare del pulcino Pio, uno dei tormentoni dell'estate, una canzoncina di tipo infantile che tutti conoscevano. Io avevo saputo che il pulcino Pio era il protagonista e che alla fine della canzone veniva asfaltato dal trattore di un contadino.
Poi un giorno ho incontrato una bambina di circa 3 anni, visibilmente triste e dispiaciuta per la brutta fine del pulcino, che chiedeva al papà come mai il pulcino Pio morisse alla fine della storia.
L'espressione triste di quella bambina mi è rimasta dentro e ogni tanto mi è capitato di chiedermi: ma perchè il pulcino Pio deve morire senza un motivo preciso?
Poi ho visto il video della canzone, un cartone animato, in cui allegramente si presentano tutti gli animali della fattoria (come Nella vecchia fattoria,  cavallo di battaglia del Quartetto Cetra di tanti anni fa) e alla fine, senza motivo alcuno, il trattore del contadino schiaccia il pulcino in mezzo alla strada spegnendo il suo canto gioioso.
Le fiabe a volte sono truci, ma dietro alle morti, agli avvenimenti spaventosi, c'è quasi sempre un collegamento col senso più complessivo della vita (bene e male, vita e morte, ecc.) e quando questo collegamento apparentemente non c'è, fanno riflettere che esiste anche la morte, che le cose non vanno sempre a finire bene. Ma si tratta di una riflessione, che è adatta per i bambini un po' grandicelli, non per quelli di tre anni.
Qui, invece, il cartone animato è di quelli che guardano i bambini piccoli: presenta una situazione gioiosa, che poi termina improvvisamente in modo tragico senza spiegare niente.
Penso che un bambino di 3-4 anni possa rimanere turbato da questo non-senso della morte e, se avessi un figlio di quell'età, forse gli direi che il pulcino è andato sotto al trattore perchè non è stato attento ad attraversare la strada, in modo da dare un senso al finale della storia. Perchè le cose tragiche che non hanno un senso, creano dentro di noi delle ferite, anche profonde e durature.
Più in generale, mi chiedo perchè questa canzone ha avuto tanto successo. Non è che ci permette di guardare dall'esterno gli istinti sadici che covano dentro di noi senza sentirci colpevoli? Quegli istinti sadici che ci portano ad augurare con violenza tutto il male possibile a uno che ci attraversa la strada mentre corriamo in automobile, ad esempio? Non è che corrisponde a quel modo distaccato e poco compassionevole di guardare gli altri in generale (mors tua, vita mea) tanto comune al giorno d'oggi?
In fin dei conti, ad essere asfaltati in mezzo alla strada non siamo mica noi o i nostri familiari, è il pulcino Pio...

8 commenti:

Renata_ontanoverde ha detto...

Questo è una conseguenza di ciò che comunemente si vede nei videogiochi : la "morte" come il cessare di una vita "virtuale", che fuorvia il significato di violenza e di spezzare una vita.

Il limite del dolore e la "sacralità" della vita non viene più rispettato.

Mi hai fatto venire in mente il film Alvin Superstar, quando ai cipmunk viene data caffeina per drogarli e continuare a farli cantare, tanto che vanno in crisi e si spiaccicano sul vetro della cabina di registrazione: tutti in sala ridevano, ma la bambina di 8 anni della mia collega ha considerato la scena "crudele"!

Perché far soffrire anche per finta un essere vivente e sorriderne o giocarci. Come la morte nei giochi usata quale "traguardo" da superare! e far "risorgere con un tool il nostro avatar per riprendere la "vita": sono messaggi devianti, che nelle menti deboli di qualche ragazzino adolescente (perfortuna sporadici) modificano dei valori che bisognerebbe recuperare!!

teoderica ha detto...

Sono d'accordo, anzi pure se sono una bambina stagionata non mi piacciono le storie che finiscono male, mi piace invece scrivere favole che finiscano bene.
Se vuoi te ne invio una così mi dice se vanno bene per i bimbi.
Ciao.

stella dell 'est ha detto...

Concordo con te,i bambini piccoli o sensibili ne rimangono colpiti.Buon pomeriggio:qui fresco e piovoso.OLGA

Romina ha detto...

Non è che corrisponde a quel modo distaccato e poco compassionevole di guardare gli altri in generale (mors tua, vita mea) tanto comune al giorno d'oggi?

Secondo me, il modo distaccato di guardare gli altri non è un fatto di oggi ma di sempre. Comune a tutte le epoche, comunissimo. Egoismo e sadismo sono caratteristiche tipicamente umane e, come tali, sono sempre esistite ed esisteranno sempre.

Fatichiamo ad accettare il male che è dentro di noi, ma c'è, c'è sempre stato: l'intera storia dell'umanità è una storia di violenza e di sopraffazione, fisica psicologica e morale.

Solo l'educazione (capacità di riflessione unita all'educazione umanistica, ma quella vera, quella che permea l'intera personalità) può calmare i nostri istinti peggiori, senza ovviamente eliminarli.
Poi gli esseri umani manifestano le loro peggiori pulsioni in forme diverse nelle diverse epoche a causa del differente contesto sociale, culturale e ambientale i cui vivono, ma l'istinto di fondo è sempre quello.

edvige ha detto...

Ma, pur essendo d'accordo con lei e non sono una psicologa ma solo mamma e nonna, direi che questo PIo è ancora il meno rispetto a tutti i videogiochi e altro che ogni bambino può vedere su YouTube ovviamente se non controllato che parla di lotte di guerra ecc. La cosa peggiore è in questo caso che è anche per i più piccini che per assurdo ma non tanto ridono di più sul finale ed a questo punto che il genitore deve intervenire per spiegare ecc.ma....non ha tempo!!!
Buona giornata

edvige ha detto...

Grazie di essere passato da me anche se il mio blog è di una diversità unica con il suo ma La ringrazio e ne sono rimasta molto contenta.
Buona serata.

curlydevil ha detto...

Non sono né psicologa né educatrice (e qualcuno direbbe per fortuna) ma penso che i bambini debbano familiarizzare al più presto con le cose che non hanno senso o il cui senso è oscuro, perché tanto accadono in bene o in male per tutta la vita.
In fondo a volte si nasce per caso, ci si ammala per caso e si muore per caso. meglio trubarci per un cartone animato che per una prova che ci colpisca in prima persona.
Penso ad esempio alla povera bimba di Milano, che a due anni passeggiava tranquilla con i genitori, e all'improvviso sente la paura della sua mamma, non capisce, sente le grida e alla fine si ritrova senza punti di riferimento. ci metterà un bel po' a capire il perché, se mai lo capirà.

giorgio giorgi ha detto...

@curlydevil: una cosa è familiarizzare (verbo che mi fa pensare a un'ambiente che medi, che aiuti a digerire, che stia vicino affettivamente mentre ci si imbatte in qualcosa di apparentemente insensato, che dia cioè quel minimo di sicurezza che aiuta ad affrontare il terribile), e altra cosa è l'essere soli a cercare di razionalizzare, spiegarsi, metabolizzare qualcosa che va troppo aldilà delle capacità mentali e affettive di una certa età. Altrimenti potremmo giustificare i genitori che lasciano i figli soli a vedere scene agghiaccianti in tv. Le psicosi, le gravissime e a volte purtroppo incurabili malattie psichiche, nascono proprio dalla freddezza e dall'abbandono, dall'essere stati sopraffatti da esperienze negative terribili che non si è riusciti a relativizzare grazie a qualche rapporto affettivo caldo e rassicurante.