domenica 22 luglio 2012

convivere con l'abitudine

Ho sempre pensato che uno dei motivi che rendono tanto desiderabili le ciliegie sia il fatto che si possono mangiare solo per pochi giorni all'anno, mentre le mele, che praticamente si possono mangiare sempre, non hanno la medesima attrattiva.
Se fosse vero l'inverso, cioè che le mele si potessero gustare solo pochi giorni all'anno, mentre le ciliegie fossero sempre a disposizione, forse apprezzeremmo le mele molto di più.

Un pensiero analogo mi è passato per la testa un paio di giorni fa, mentre mangiavo un panino lungo un sentiero delle Dolomiti, incurante del magnifico massiccio del Sella libero da nubi che si mostrava completamente al mio sguardo. Vedere tutto il gruppo del Sella non è facile, perchè spesso è coperto almeno parzialmente dalle nubi: io ho avuto la inusuale fortuna di poterlo vedere libero da nubi per tre giorni di seguito e dopo tre giorni era già diventato ai miei occhi una cosa normale, una parte del paesaggio che potevo tralasciare di guardare, mentre solo due giorni prima, appena arrivato in montagna, non mi stancavo di guardarlo con incredulo stupore, come le prime ciliegie che si mangiano a giugno.
Non so a voi, ma a me questa capacità che abbiamo di abituarci anche rapidamente alle cose (cosa per altro naturale e normale) mi ha sempre colpito.
Come quando ci si dimentica della fortuna che abbiamo ad essere in buona salute, salvo dare a questo fatto un'enorme importanza quando usciamo da uno stato di malattia, magari grave.
Tanti anni fa mi era venuto da pensare che si sarebbe dovuto obbligare tutti per legge a passare qualche ora al mese nel pronto soccorso di un ospedale per ricordarci sempre di quale fortuna è non avere malattie.

Si rischia di abituarsi, di dare per scontate tante cose e di non valorizzarle più, per cercare sempre nuove fonti di soddisfazione. Cercare il nuovo è una bella cosa, però, forse, questa svalorizzazione delle cose a causa dell'abitudine bisognerebbe tenerla un po' più sotto controllo...

18 commenti:

L'apprendista ha detto...

Come avere un lavoro... in questi giorni sono tanti i compagni e amici che sono stati licenziati e che il prossimo corso scolastico non potrano lavorare... E quante volte non facciamo lamentele sul preside o sulle correzioni... Comunque a me le ciliegie piacciono tantissimo che ne mangerei tutto l'anno ;)

Costantino ha detto...

E' vero, l'abitudine appiattisce ciò che è bello( e rende sopportabile,forse,ciò che propriamente bello non è).

carlafamily ha detto...

Condivido completamente, infatti dico sempre che sarebbe molto educativo per molte persone giovani e non più giovani venire in un paese come il Nicaragua e vivere (basta anche solo una settimata) in mezzo alla gente, come vive la gente, non turista.
Il piattume, come noi consideriamo la normalità, diventerebbe quello che in realtà è: un privilegio.
A proposito qui le mele costano tantissimo e nei negozi di Managua sono esposte nelle bacheche, le ciliegie? solo in fotografia...
Però qui c'è altra frutta eccezionale!
A presto!

Antonella ha detto...

Non so, ho un mare di pensieri che si sovrappongono in mente perchè nella mia vita l'abitudine è fondamentale. Io adoro essere abitudinaria, mi piace alzarmi ogni mattina aprire le finestre, vedere le stesse cose: VEDERLE! Poi le piccole quotidiane abitudine, bagaglio di una persona che in passato è stata molto ansiosa e che quindi con l'abitudine si autorassicurava, E poi le cose a cui non voglio assolutamente abituarmi, non voglio abituarmi a non dire quello che penso,(anche se sarebbe più facile), non voglio abituarmi a mentire come parecchia gente fa per apparire diversa da quello che sono, non voglio abituarmi alla rassegnazione in cui un po' per volta si sta scivolando, non voglio abituarmi a non piangere per commozione, rabbia, dolore, non voglio abituarmi a far finta che le cose non succedano per vivere più tranquilla...ecco questo, forse fuori teme, ma questo mi + venuto. Ciao, buona settimana.
Antonella

nellabrezza ha detto...

Ci penso sempre quando sento persone lagnarsi per qualsiasi cosa, che noi possiamo mangiare tutti i giorni, per esempio. E lo diamo per scontato, poichè ci siamo abituati al benessere. Ma sulla terra non è un'abitudine consolidata per tutti. Io ci penso e lo faccio sempre presente. In questo senso perdere certezze è rigenerativo...

zefirina ha detto...

io abito nel centro storico di roma mi capita quindi spesso di passare davanti al colosseo, lavoravo vicino al pantheon, come dici tu a volte non ci facevo nemmeno caso alla loro bellezza, ma certe mattine presto quando in giro c'era poca gente o a volte quando qualche amico di un'altra città veniva a trovarmi e gli facevo di cicerone ho riscoperto uno stupore che sembrava perso

viola ha detto...

E' vero, l'abitudine appiattisce tutto. Ogni tanto mi piace fare un giro in una città che conosco bene e osservarla come se fosse la prima volta: si fanno un sacco di scoperte1 E la natura poi, il cielo, cos+ mutevole, le piante, i colori..
Spesso non ci facciamo più caso. Come non facciamo caso al fatto che viviamo in un paese in pace, abbiamo una casa confortevole, cibo, necessario e superfluo.
La cosa brutta è che in questi ultimi tempi ci stiamo abituando a reati, disonestà, comportamenti prepotenti a cattivi che dovrebbero indignarci, invece ci adattiamo a sentire che ci sono, a conviverci, come fossero normali, ma non lo sono. Questa è una brutta cosa.

Renata_ontanoverde ha detto...

Non so se hai notato : quando ti rendi conto che un'abitudine o le cose stanno procedendo su di un binario ben rotato ed in modo soddisfacente, come il Destino cambi le carte in tavola e ti ritrovi con il culo per terra? ;D

Mi son sempre sentita sotto i "fulmini" del Destino, pronta a scattare per scansarli. A seguire l'onda per non farmi sommergere, tanto che annaspo ancora anche se non ne ho la ragione per farlo.

Le abitudini sono deleterie, ma un po' di pace, Dio mio, quanto vorrei poterla gustare fino in fondo e non per qualche secondo solamente! Poi penso, almeno per qualche secondo ce l'hai fatta e mi ritrovo a sorridere senza rendermene conto ed a chiedermi "di che caspita 'sto sorridendo" .. di essere viva, camminare, vedere, gioire, piangiere, mangiare ecc...

giorgio giorgi ha detto...

@tutti: bellissimi commenti da tutti, davvero. Mi hanno commosso perchè mi sembrano molto sentiti, profondi e veri. Questo dell'abitudine forse è uno dei temi centrali del benessere-malessere della vita umana: il bisogno di conservare ma, nello stesso tempo, il desiderio di rinnovarsi; la paura/desiderio del nuovo, la rassicurazione/noia dell'esistente, ecc.ecc.
Grazie a tutti!

teoderica ha detto...

...io amo le abitudini perchè è un poco abituarsi alla morte, ma mi vergogno di ciò tutte le volte che incontro qualcuno che sta male fisicamente e realmente...

Tereza ha detto...

Propongo di iniziare riflettendo su quanto ci regalano ogni giorno i nostri cinque sensi e riconsiderare la ricchezza rappresentata da ciascuno di essi.

Miss Pansy ha detto...

Vado un po' controcorrente e forse pecco di presunzione nell'affermare che riesco spesso a godere delle cose di tutti i giorni.
Mi piace fermarmi a vedere come si muove il mio gatto pur vedendolo ogni giorno, pur arrabbiandomi con lui quando diventa insopportabile.
Amo camminare per andare a fare la spesa e pur facendo praticamente la stessa strada ogni giorno, cogliere ogni singola cosa: osservare. Proprio oggi passando sotto una casa mi è piaciuto l'odore di vongole che veniva dal primo piano e subito dopo quello del laboratorio della pasticceria. E gli scorci che mi si palesano avanti.
Per non parlare di quando, al paese dove ho abitato fino a poco fa, mi accorgevo di quanto fosse bella una rientranza del mare.
Godo di ogni piccola cosa arrivi ai miei occhi, al mio naso, alle mie orecchie.

Differente invece è la questione rapporti interpersonali: lì quando "ti abitui" ad una persona ti accorgi che basta un pensiero in più e quella stessa non è più oggetto di attenzioni buone, di cortesia. Bisogna non dare per scontato mai nessuno, particolarmente le persone che ci fanno stare bene (magari non assaporando più i momenti in cui ci fanno stare bene)

leggerevolare ha detto...

effettivamente... sai a volte penso quando torno a casa da una giornata di ufficio e faccio un mega bagno rilassante che noi diamo tutto per scontato quando è a portata di mano senza pensare nemmeno per un attimo che l'acqua a disposizione sempre e a domicilio è un lusso per pochi...
apprezzare le piccole cose... come dici giustamente tu

Onlypatty ha detto...

se abituarsi significa perdere l'opportunità e l'allenamento allo stupore allora è bene scuotersi, trovare spunti che riaccendano l'interesse.
Se l'abitudine è sentirsi in pace e rassicurati da un percorso conosciuto e amato allora è bello ritrovarlo ogni volta, purché non si restringano troppo i nostri orizzonti.

Lo straordinario che si cela nell'ordinario non va perso di vista, questo mai. Per apprezzare la vita, hai ragione, ogni tanto dovremmo privarci temporaneamente dei tanti suoi doni.

giorgio giorgi ha detto...

Sintesi perfetta che condivido.

Riyueren ha detto...

Temo che per molti l'abitudine sia qualcosa di rassicurante in rapporto alla vita che facciamo oggi.Personalmente io vivo il mutamento, per me tutto è nuovo, anche le cose che ho davanti agli occhi tutti i giorni.Può essere che io abbia conservato gli occhi e il cuore bambino...ma non me ne vergogno.
Bellissimo questo tuo blog.

giorgio giorgi ha detto...

@riyueren: conservare gli occhi e il cuore bambino è un pregio, non un difetto...
Grazie per il tuo apprezzamento.

Riyueren ha detto...

Ultimamente, qui da me, sembra che anche la gioia di vivere (la mia, in special modo) sia considerata una malattia...da cui mi dicono che prima o poi guarirò "vedrai che poi passerà anche a te, con il tempo..ti calmerai..." Ho quasi 55 anni...temo di essere ormai una malata cronica ;)