martedì 31 gennaio 2012

simboli: la cucina













La cucina è una metafora della vita, perchè è il regno delle trasformazioni: in cucina il freddo si trasforma in caldo, il crudo in cotto, il duro in tenero, il secco in morbido, l'insipido in saporito.
Elementi che da soli sarebbero cattivi e immangiabili come il pepe, il peperoncino e le spezie acquistano senso se usati nella giusta misura, rendendo gustose zuppe e minestroni.
In cucina impariamo che ogni piatto risulta sempre diverso dagli altri, mentre i cibi prodotti industrialmente hanno sempre lo stesso sapore. Inoltre nessun piatto riesce sempre perfettamente e a ciò bisogna abituarsi, proprio come nella vita.
Chiunque ha avuto a che fare coi bambini piccoli sa che i giochi acquistati nei negozi sono per loro molto meno interessanti della possibilità di stare in cucina a paciugare con farina, acqua, latte e uova.
In cucina si impara a prendere le cose così come vengono e a cercare di fare meglio la prossima volta, imparando dai propri errori.
Attorno ai fornelli si possono osservare le diverse caratteristiche di personalità: il preciso, il meticoloso, il creativo, l'ansioso, il tranquillo, l'egocentrico, lo sbadato...

Il cibo ha un valore simbolico: noi ci nutriamo di cibi materiali, ma anche di affetti e di alimenti per lo spirito. Quasi tutte le religioni vietano alcuni cibi sempre o solo in certi giorni dell'anno e conferiscono valore di simbolo ad altri cibi assunti nell'ambito di cerimonie rituali.  
E' molto importante il modo con cui viene offerto un alimento, il sentimento e la cura con cui viene preparato. E' molto facile rendersi conto se un cibo è stato cucinato in modo sciatto e banale o, al contrario con cura e attenzione.
Cucinare bene, come vivere bene, è un'arte. E qualche volta bisognerebbe dedicarsi un po' di tempo per prepararsi con cura qualche buon piatto anche se nessuno li condividerà con noi.  
E in ogni caso, come diceva ironicamente Irene Frain:"Per quanto si sorvegli la vita come il latte sul fuoco, appena ti distrai un attimo, uscirà subito dallo stampo".

17 commenti:

alessandra ha detto...

Hai raffigurato la cucina dei miei sogni!
Mi hai fatto pensare ad una persona che sembrava avesse trovato la ricetta della felicità, mio suocero.Egli faceva lunghe chiaccherate con me parlandomi delle sue tre grandi passioni (oltre a Madonna e Capitol), fare il pane, coltivare l'orto e giardino e la sua cucina.
La cucina dove bollivano sempre squisiti pranzetti e dove amava riunire la sua famiglia.
La cucina dove leggo, dipingo, cucino, chiacchero molto con chi vi passa. In fondo non serve andare tanto lontano e quì cito con una piccola trasformazione l'ultima frase nel "Mago di Oz":-"non c'è posto più bello che sia della cucina di casa mia" ed anche quì ci colleghiamo all'argomento precedente, ad un nostro luogo dell'anima dove poter tornare, dove ritrovare noi stessi e riposarci dalle grandi aventure della nostra esistenza, dopo aver girato per monti e valli, una bella zuappa calda che ci riscaldi il cuore.

Loredana ha detto...

E ti assicuro che per una foodblogger non c'è davvero posto più bello della propria cucina e gesto migliore del cucinare per trasmettere dedizione e amore!
Questo bellissimo post lo terrò a mente!!
buona giornata
loredana

pierangela ha detto...

Ricordo da bambina il calore della cucina la famiglia riunita, l'angolo dei giocattoli che puntualmente ogni sera mia madre mi ripeteva di riordinare prima della cena, i profumi che si sprigionavano dalle pentole,si cucinava sulla stufa a legna ed io andavo matta per le mele al forno.
Oggi molti valori si sono persi, vuoi per la fretta vuoi per la mancanza di comunicazione tra persone.
Buon martedi .... da me ha ricomiciato a nevicare 65 cm di neve mi bastavano da spalare.
ciao

Vania ha detto...

...non è che non ci sono solo che non avevo voglia di scrivere....ti leggo con grande piacere :)

...molto interessanti/facili/belli questi ultimi post...mi trovi perfettamente d'accordo.

...quello sul giardino mi ha fatto ricordare una persona che non sapeva trasmettere amore alle persone ... ma i suoi fiori "parlavano" ...poi come sempre ogni persona ha i propri talenti...ma questo è un altro discorso.

...per quanto riguarda i sogni...io di solito quando sono serena li ricordo bene e adoro ricordare i sogni.:)
ciaooo Vania

Vania ha detto...

P.s....tutto se si cura da frutti...poi c'è sempre l'imprevisto che non possiamo conoscere...ma non si può farci nulla.:))

teoderica ha detto...

E qualche volta bisognerebbe dedicarsi un po' di tempo per prepararsi con cura qualche buon piatto anche se nessuno li condividerà con noi...io amo stare in cucina ma se non ho ospiti per me sola al massimo mi faccio un brodino, non so perchè ma mi sembra uno spreco cucinare per me sola, forse mi devo amare di più.
Salud.

ele ha detto...

ricordo da piccola, che mia madre mi metteva a sorvegliare il latte. accidenti usciva sempre !! dal bollitore, insozzando irrimediabilmente i fornelli... era un vero impiccio, una tragedia, chè mia madre detestava pulire anche se ne era completamente schiava... io il latte non lo bollo più. anzi nemmeno lo bevo più. ...ma accidenti, ancora non ho letto del giardino e già siamo in cucina !! belli questi post, ed interessante questo considerare la cucina come un vero laboratorio..di vita !!!

Rossland ha detto...

Quanto mi piace la storia del latte che appena ti distrai esce dallo stampo...
Ora dovrò per forza sapere chi è Irene Frain, troppo simpatica...

onda ha detto...

la cucina è forse l'unico ambito in cui riesco a mollare quel controllo che mi porta solitamente appresso... lì mi lascio andare, a volte dopo una preparazione mi guardo in giro non riconoscendo più il posto in cui sono, talmente alto è il livello di disordine che ho creato...
la cucina è il mio regno segreto, dove le mie parti più creative vengono fuori con naturalezza, dove mi permetto di non essere perfetta, di poter sperimentare e sbagliare, dove il latte quasi sempre mi frega finendo sul fornello...

c'è una metafora bellissima di Antonino Ferro sulla cucina, sul ristorante, che riguarda però più la terapia psicoanalitica... e il tuo post in un certo senso me l'ha ricordata...la conosci? (io adoro Ferro)
un abbraccio

giorgio giorgi ha detto...

No, non la conosco. Puoi scriverla?

isi ha detto...

ma l'egocentrico, come si comporta in cucina?

giorgio giorgi ha detto...

L'egocentrico vuole fare tutto lui.
Come esempi comuni mi vengono in mente certi maschi cuochi superbravi oppure certe mamme che non insegnano mai alle figlie a far da mangiare perchè devono mantenere il ruolo di regine della cucina.

lauramentre ha detto...

bello questo post. :)
amo la cucina. amo lo stare in cucina. amo condividere la tavola.
l'altro giorno sono stata a pranzo con un amico. mi ha portata a mangiare sushi. ho apprezzato molto. soprattutto la cura nel preparare il cibo. tutti questi involtini preparati con attenzione. belli. e buoni. e questa raffinatezza nel mangiarli. le bacchette di legno che carezzano il cibo. :)
niente da togliere comunque alla cucina italiana...io sono toscana e un piatto di minestra di pane è da fare invidia a tutto il mondo! :)

nellabrezza ha detto...

..e chi non cucina mai? chi rifiuta il cibo cucinato, l'atto stesso dell'atto di cucinare, persino come atto creativo o come dono per se solo ?

giorgio giorgi ha detto...

Come per tutte le cose, delle motivazioni ce ne sono sempre nella storia di ciascuno di noi, basta andarle a cercare...
Difficile generalizzare...
Certo il preparare per sè un buon cibo che si desidera o provare una ricetta nuova che ci ispira è un gesto di amore, una coccola creativa...

onda ha detto...

eccomi... premetto che si tratta di un discorso un po' complesso... cerco di delinearlo a grandi linee...
Antonino Ferro, che si rifà al pensiero di Bion, utilizza la metafora della cucina per spiegare la relazione analitica.
La mente dell'analista è una vera cucina di preparazione dei piatti, semplici o elaborati con gli stessi ingredienti che noi gli forniamo, attraverso le nostre nostre parole, frasi, pensieri, immagini che ci vengono sul lettino. Tutto ciò arriva nella mente-cucina del nostro anlista che da buon cuoco, ci cucina il piatto e ce lo serve al ristorante della stanza d'analisi, e noi lo digeriamo a seconda se lo abbiamo gradito oppure no.
Un buon analista è colui che è capace di entrare in sintonia con il suo paziente, "sognare insieme", ovvero cucinare nella sua mente un piatto per il suo paziente, usando tutti gli ingredienti che lo stesso gli ha portato. Un analista di buon livello è colui che non si limita solo a pensare cosa gli sta dicendo il paziente in quel momento, nel senso razionale del termine, ma è colui che si affida a sensazioni, intuizioni per realizzare il piatto che serve in quel momento lì a quel paziente lì, in quella seduta lì. Non significa pensare razionalemente, o almeno, non solo razionalemente ma , anche per l'analista ha senso lasciarsi andare ,chiudere gli occhi, sognare lì insieme a quel paziente, perchè ciò che arriva alla mente attraverso immagini, criptogrammi, elementi beta, sensazioni, è libero da ogni censura, è libero dal super-io che è sempre pronto a dire se quello che si è detto è giusto o sbagliato. l'analista cucina tutti gli ingredienti e restituisce il piatto al suo paziente che , se gradisce, è contento e torna a casa sereno e come se avesse mangiato il giusto e ciò di cui aveva bisogno, non gli resta sullo stomaco ma gli lascia le energie giuste per proseguire per tornare a songnare oppure se non ha gradito, protesta, o non dice nulla o fa un incubo o... o.... o....ognuno reagisce a modo proprio. Si presume che dopo un lavoro così lungo, paziente e intenso il paziente arrivi da solo a capire il significato di ciò che gli arriva, a cucinarsi i piatti da solo...

giorgio giorgi ha detto...

Perfetto. Condivido.
Sottolineerei che l'analista cucina insieme al paziente e continuamente entrambi assaggiano il piatto e si dicono cosa ne pensano.
Grazie del commento.