martedì 17 gennaio 2012

gli psicofarmaci

Edvard Munch: Melancholy
Col nome di psicofarmaci si intendono i farmaci creati per agire sulle psicopatologie.
Fondamentalmente sono di quattro tipi:
- ansiolitici: per sedare l'ansia e le crisi di panico;
- antidepressivi: per togliere i sintomi collegati agli stati depressivi;
- antipsicotici (o neurolettici): per attenuare o fare sparire sintomi deliranti nelle patologie psichiche più gravi:
- regolatori degli stati dell'umore: per alleviare gli sbalzi repentini ed eccessivi di umore (euforia-depressione).
Il Centro Studi Ricerche in Psichiatria di Torino ha calcolato che ogni anno circa 500.000 persone si rivolgono ai 707 Centri di Salute Mentale pubblici esistenti in Italia e di queste circa il 70% ha sintomi ansioso-depressivi; se a questa cifra aggiungiamo tutti quelli che si rivolgono semplicemente al proprio medico di base o a specialisti e strutture private, vediamo che il disagio psichico in Italia è notevole. D’altra parte, anche in questo campo, imitiamo gli Stati Uniti, dove già una decina di anni fa il medicinale più venduto era il Tavor, un ansiolitico, che superava nelle vendite anche l’Aspirina; più del 50% degli abitanti degli Stati Uniti assume abitualmente ansiolitici o antidepressivi.
L'atteggiamento verso gli psicofarmaci ha due poli opposti: chi non vuole assolutamente prenderli e chi li assume regolarmente da anni, trovando così il modo di tenere a bada i propri sintomi. Su questo argomento credo che non si debba né giudicare né, tanto meno, condannare nessuno, perché l'equilibrio psichico è materia troppo personale per poter essere correttamente valutata dall'esterno.
Ci sono persone che hanno energie per affrontare i propri problemi esistenziali, che sono capaci di cercarne le cause  e di accettare di modificare qualcosa della propria vita, mentre altri questa energia proprio non ce l'hanno, anche se non si deve certamente fargliene una colpa.
Ciascuno sa di sé, della propria storia, e molto spesso non immagina nemmeno lontanamente in quali condizioni si siano trovate a vivere certe persone che, nel momento in cui possono dire di aver raggiunto un equilibrio decente con l'aiuto degli psicofarmaci, possono definire il loro nuovo equilibrio come un grande successo esistenziale.
Ovviamente la cosa migliore sarebbe riuscire a non usare psicofarmaci, oppure assumerli se e fin quando sia realmente necessario, cercando contemporaneamente di migliorare la qualità della propria vita cambiando qualcosa nel rapporto con sé stessi e con gli altri.
Un discorso diverso riguarda gli antipsicotici, che sono stati veramente utili per aiutare i pazienti più gravi a sopravvivere e a rendersi indipendenti, attutendo l'impatto delle sintomatologie deliranti. Ricordiamo che fino agli anni '60 del secolo scorso i manicomi erano luoghi dove venivano rinchiuse e dimenticate persone che, molto spesso, erano semplicemente diverse dalla maggioranza; nessuno si curava di ascoltare le loro storie e le loro difficoltà nè di essere loro vicini umanamente e le terapie consistevano principalmente in elettroshock e tecniche affini.

In generale, comunque, credo che, soprattutto per gli psicofarmaci, così come per tutti gli altri farmaci, sia importante il contesto in cui vengono prescritti: intendo riferirmi al rapporto umano e all'attenzione del medico verso il paziente, al sentimento di complicità e di fiducia che si dovrebbe creare tra loro, senza demandare semplicemente ad un farmaco x la cura per il paziente y da parte del medico z, ricercando sempre quella necessaria personalizzazione della cura che  tenga conto dell'individualità e della storia di ciascun paziente.     

10 commenti:

alessandra ha detto...

Una mia amica d'infanzia un giorno si ammalò di depressione, aveva tre bimbi piccoli e all'improvviso iniziò quasi ad immobilizzarsi, piangeva con lo sguardo fisso. Fu ricoverata e ricordo che dormì giorni e giorni,la curarono in modo che potesse tornare a condurre una vita serena con la sua famiglia anche se costantemente sotto controllo.Guai se non ci fosse stata possibilità di cura, come dici , un tempo sarebbe stata chiusa in un manicomio ed i figli cresciuti senza la presenza della mamma.
Lessi un libro "e liberaci dal male oscuro" parlava della storia vera di una giornalista del corriere della sera, del suo disagio psichico e del suo disturbo, la cura non fu immediata, dovette provare diverse soluzioni farmacologiche, ma alla fine dopo tante battaglie vinse la sua guerra personale contro quel male oscuro che le spezzava il cuore.
L'importante è non abusare di questi farmaci anche se purtroppo molte persone lo fanno, sia per debolezza che per fragilità o per paura di affrontare la vita o se stessi.

Loredana ha detto...

E' vero molti necessitano di un aiuto esterno per affrontare quelle difficoltà oggettive o soggettive, sono concorde per un uso responsabile del farmaco, spesso però alcuni pazienti, diciamo così, hanno una fiducia illimitata nel farmaco e si aspettano che presa la pasticchetta la loro vita cambi radicalmente...sono quelli che provano e riprovano e cambiano medico o terapeuta, cerdando sempre il più bravo che possa prescrivere un farmaco nuovo e miracoloso.
Tutto il lavoro da fare sarebbe su di loro , ma spesso è difficile e faticoso.
ciao loredana

pierangela ha detto...

Sempre molto interessanti i tuoi argomenti. Buona serata.

Vitamina ha detto...

Io ho scritto dei post sul periodo della vita in cui stetti tanto male , avevo quelli che ora si chiamano attacchi di panico, ma non c'era ancora la parola, ora abusata , io le chiamavo crisi d'angoscia. Avevo 26 anni e dico sempre che per me fu un'occasione , l'opportunità di rispondere ad una precisa protesta del corpo che manifestava un disagio profondissimo interiore, così cominciai una psicoterapia. Oggi mia figlia che fa un training con una psicologa , dice che la sua dottoressa definisce quello che feci io una "psicoanalisi selvaggia". Mi servì comunque moltissimo, ricominciai a vivere , non presi farmaci, soprattutto per paura della dipendenza. Ora, dal mio modesto e non professionale punto d'osservazione, la penso come te , ci sono molte situazioni diverse, una per ogni persona , e di sicuro i farmaci possono aiutare , non tutti se la sentono inoltre di affrontare una psicoterapia , che ha aspetti felici, ma anche dolorosi. Con la mia suocera sarebbe difficile condurre un discorso ppsicoterapeutico, non ha strumenti e neanche il linguaggio , ma quando il marito stava male prima di morire ebbe un rifiuto, non lo rivoleva in casa, quando lo dimisero dall'ospedale, neanche con la nostra presenza e il nostro aiuto. Ma il senso di colpa colpì anche la sua anima semplice , era brutto vederla in preda a sentimenti contrastanti che la dilaniavano letteralmente . Il Citalopram l'ha aiutata e ha aiutato anche noi.

teoderica ha detto...

Discorso ben ponderato...io sono ammalata di depressione bipolare mista,odio le medicine, ho voluto farne a meno ed ho avuto una crisi tremenda, oggi le prendo con moderazione sempre ascoltando la psichiatra,poi ho i colloqui con la psicologa che mi aiutano a capire cosa è successo, a lei ho confessato segreti che riguardavano la mia infanzia e sempre taciuti.
Ogni caso è personale ma io cerco di aiutare con la massima sincerità che posso le due dottoresse che mi seguono, io credo che si possa guarire... se riesco a far girare come voglio io il mio cervello, perchè ho notato che se trova strade per evadere al dolore poi le ritrova...il maledetto, proprio come fa il computer.

Ciao Giorgio.

tittidiruolo ha detto...

CASI personalissimi e da ponderare sempre con discrezione e mai per principio preso.
grazie. :)

rom ha detto...

Ad essere precisi, e sarebbe il caso, non esistono psicofarmaci: sono neurofarmaci.

Carlo Volebele Vay ha detto...

Sono decisamente lontano dal livello di Carlo Verdone e Margherita Buy nel film "Maledetto il giorno che ti ho incontrato" anche perché il Serenil in farmacia non esiste, però, essendo abbastanza ansioso, mezza pastiglietta di Xanax, se devo parlare in pubblico o se mi attende qualcosa di particolarmente impegnativo, mi capita di prenderla ogni tanto e, anche se immagino che a quelle dosi dia più un effetto placebo che altro, in fondo aiuta come la coperta di Linus. Ciao

Anonimo ha detto...

Si riesce a guarire dagli attacchi di panico?

giorgio giorgi ha detto...

Sì. Bisogna cercare di capire i motivi che fanno nascere questi sintomi e che sono diversi da persona a persona. Si presentano quando nella nostra vita ci sono delle cose che si devono cambiare e noi abbiamo paura di farlo.
Se si riesce a trovare il coraggio di affrontare i problemi, gli attacchi di panico pian piano scompaiono.
Non sono altro che una forma di ansia molto forte che blocca, che paralizza: è paura di affrontare il nuovo, il diverso, lo sconosciuto.
In questi casi sono molto importanti la fiducia in se stessi e il dare poca importanza ai giudizi degli altri.